“La democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia”. Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa dell’Ucraina, ieri sera in un videomessaggio ha chiesto che il Paese vada al voto, “anche nel mezzo di una lunga guerra”, perché “non dobbiamo permettere a Putin di decidere quando gli ucraini potranno scegliere il proprio governo”.
L’Ucraina non vota dal 2019, quando l’attuale presidente Volodymyr Zelenskyy ottenne una schiacciante vittoria. Il suo mandato è scaduto nel 2024, ma è stato rinnovato perché dall’invasione russa del febbraio 2022 non sono state più tenute elezioni. Al di là degli aspetti logistici, la stessa Costituzione ucraina vieta esplicitamente tenere votazioni se vige la legge marziale, come è il caso da oltre quattro anni.
Ambizione politica
Perché allora Fedorov ha chiesto pubblicamente di andare alle urne? Per molti, dietro c’è ambizione politica. E lo scontro con il presidente. Il 35enne, prima ministro per la Trasformazione digitale e da gennaio al dicastero della Difesa, a metà luglio è stato infatti licenziato da Zelenskyy per i suoi dissidi con il generale Oleksandr Syrsky, allora comandante delle forze armate, su come condurre la guerra.
Per il presidente la mossa è stata un boomerang: Fedorov è diventato molto popolare per le innovazioni introdotte nelle forze armate: avendo spinto e puntato sui droni e sugli attacchi a lungo raggio, secondo molti è merito suo se l’Ucraina sta resistendo ai russi e sta riuscendo anche a cogliere successi rilevanti, con un minor dispendio di vite umane. Di conseguenza, migliaia di persone sono scese in piazza chiedendo le dimissioni del generale e la revoca del licenziamento. Zelenskyy, pressato, ha acconsentito alla prima richiesta e ha tentato un compromesso offrendo a Fedorov un altro posto nel governo, ma questi ha rifiutato affermando che sarebbe tornato solo alla Difesa.
Ipotesi tramontata ieri, quando il presidente ha confermato al dicastero in questione Yevhenii Khmara, ex capo dei servizi di sicurezza ucraini (Sbu) che lo aveva assunto ad interim. Poche ore dopo, in serata, Fedorov ha pubblicato su YouTube il suo videomessaggio, che viene dunque interpretato come una sfida diretta a Zelenskyy.
Per Zelenskyy popolarità in calo
D’altronde, nell’ultimo anno la popolarità dell’attuale presidente è in calo, a causa delle lamentele sulla trasparenza del suo governo e degli scandali legati alla corruzione che hanno portato all’arresto del suo braccio destro, il capo di gabinetto Andriy Yermak (che nega ogni addebito). Proprio in queste ore, riporta il Kyiv Independent, l’Ufficio nazionale anticorruzione (Nabu) sta conducendo “un’operazione per smascherare un’organizzazione criminale presumibilmente guidata da un attuale e da un ex parlamentare ucraino e che coinvolge alti funzionari dell’ufficio del presidente”.
Fedorov ha toccato il tema nel suo videomessaggio: “I cittadini non pretendono che lo Stato non commetta mai errori, ma hanno diritto alla verità”.
Secondo un sondaggio effettuato a fine luglio dal centro studi ucraino Socis, se si andasse al voto Zelenskyy vincerebbe al primo turno (22,3%), l’ex capo delle forze armate Valerii Zaluzhnyi arriverebbe secondo (21,4%) e l’ex titolare della Difesa terzo (13,1%). Ma al ballottaggio l’attuale presidente perderebbe con entrambi.
Elezioni in tempo di guerra
In ogni caso, anche se si trovasse una scappatoia legale, le votazioni si terrebbero mentre la guerra è in corso, con parte del territorio occupato, con bombardamenti praticamente quotidiani da parte russa su Kiev e altre regioni, con oltre un milione di ucraini nelle forze armate e altri milioni all’estero, sfollati, o nelle aree di prima linea. E l’inverno è alle porte.
Lo stesso Fedorov ha ammesso che l’organizzazione sarebbe complessa ma nel suo videomessaggio ha aggiunto che “complessità non significa impossibilità”. Per l’ex ministro, “è necessario trovare un meccanismo legale, sicuro e realistico che permetta all’Ucraina di ripristinare un processo democratico a tutti gli effetti anche in caso di guerra prolungata”.
“Dobbiamo rispondere a una domanda fondamentale: come dovrebbe funzionare uno Stato se la guerra durasse per anni? Cosa succederebbe se la guerra durasse un altro anno? Due? Tre? La Russia potrebbe davvero ottenere il diritto di decidere quando gli ucraini potranno eleggere nuovamente il proprio governo? Sono convinto di no”, ha proseguito.
Assist per Putin?
Le parole di Fedorov raccontano una crisi interna e pressioni in crescita su Zelenskyy, ma rischiano di essere un assist per il presidente russo Vladimir Putin, che da tempo si scaglia contro il presidente ucraino definendolo illegittimo, puntando a sostituirlo con qualcuno più malleabile. Un eventuale voto rischierebbe dunque di essere influenzato dal Cremlino, che potrebbe utilizzarlo come mezzo per spianarsi quella vittoria sul campo che l‘Operazione Speciale’ non ha prodotto in oltre 4 anni.
Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump negli scorsi mesi ha provato a criticare Zelenskyy e a fare pressione su di lui per arrivare a nuove elezioni, ritenendo Kiev e il suo presidente l’elemento più debole su cui agire per sbloccare una soluzione al conflitto. In seguito, il tycoon ha ondeggiato tra diverse posizioni, arrivando ad accusare Putin di essere lui il collo di bottiglia per la pace, per poi perdere interesse nella questione, che pure aveva promesso di risolvere “in 24 ore”.
Zelensky ha sempre rifiutato di tenere votazioni in tempo di guerra, ma a febbraio ha proposto di indire le elezioni in cambio di un cessate il fuoco, ricevendo il rifiuto di Putin, che di fatto ha continuato e continua a portare avanti la sua offensiva. Anche oggi, Mosca ha escluso ogni ipotesi di congelamento del conflitto lungo l’attuale linea del fronte, come ha precisato Yuri Ushakov, consigliere del leader del Cremlino.
Fedorov però non ha dubbi: “La democrazia non è un lusso da tempo di pace. La democrazia fa parte di ciò per cui stiamo combattendo oggi”.

