“Prevediamo prezzi molto alti”: cosa vuole fare l’Ue su bollette, benzina e diesel

I ministri Ue fanno il punto sulla crisi energetica, che è già costata agli europei 100 miliardi in più: occorre spezzare le dipendenze, mentre la Commissione riconosce che sono "necessarie misure di sostegno" per le fasce più deboli
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Dan Jørgensen
Dan Jørgensen, commissario europeo per l'Energia e l'Edilizia (© European Union 2024 - Fonte: EP)

Oltre 100 miliardi di euro in più spesi quest’anno per l’energia senza ricevere “una molecola in più di gas o petrolio”. È il conto della crisi energetica ricordato dal commissario all’Energia Dan Jørgensen a Dublino, dove ieri, 29 settembre, si sono riuniti informalmente i ministri competenti dell’Unione europea per preparare i prossimi Consigli Energia formali di ottobre e dicembre.

Per Jørgensen, il dato dimostra da solo “quanto sia insostenibile per l’Europa dipendere dalle fonti energetiche provenienti dal resto del mondo“. Il blocco, dopo avere progressivamente ridotto la dipendenza dalla Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina, resta esposto ancor di più agli aumenti dei prezzi sui mercati internazionali. E quando le quotazioni salgono, ha sottolineato, a pagarne le conseguenze sono cittadini e imprese. “questo livello dei prezzi non può diventare la nuova normalità“, ha sottolineato il commissario affermando in maniera netta che “dobbiamo liberarci di questa dipendenza”.

“Prevediamo prezzi molto alti”

Quello che preoccupa maggiormente Bruxelles al momento sembrano essere proprio i prezzi, che “prevediamo saranno molto alti”, ha avvertito Jørgensen, piuttosto che una vera crisi di approvvigionamento. Ma anche senza un problema di disponibilità fisica delle forniture, ha spiegato il commissario, per chi non può permettersi di acquistare carburante la situazione può diventare altrettanto difficile.

“Si tratta di una preoccupazione importante per molti cittadini, che ha ripercussioni su ampi settori della nostra economia”, ha ammesso il danese.

La risposta strutturale indicata dalla Commissione resta l’accelerazione dell’elettrificazione e della produzione interna di energia pulita. Jørgensen ha contrapposto le “inquinanti e costose molecole fossili importate” all'”energia prodotta localmente, elettroni verdi“.

Una linea condivisa dalla presidenza irlandese. Il ministro dell’Energia Darragh O’Brien ha indicato tra le priorità il completamento del ‘Grids Package (il pacchetto europeo sulle reti elettriche)’, una maggiore flessibilità nell’uso delle reti e soprattutto uno sviluppo più rapido delle rinnovabili.

Verso un’azione “flessibile e pragmatica”

Jørgensen ha annunciato che la Commissione esaminerà che cosa possa essere fatto per abbassare i prezzi dei carburanti per i trasporti, e ha sottolineato la necessità per Palazzo Berlaymont e Stati membri di agire in maniera “flessibile e pragmatica” e con “apertura mentale”. In pratica, il commissario prende atto del fatto che “nel breve periodo sono necessarie anche misure di sostegno, in particolare per le fasce della nostra società e della nostra economia più colpite”, e che i governi – come l’Italia e la Spagna – si sono mossi in questa direzione, nonostante la richiesta di Bruxelles in questi mesi di limitare gli interventi fiscali nazionali.

Tuttavia, ha precisato, “le risorse finanziarie sono limitate e non dobbiamo sprecare denaro pubblico in misure controproducenti“. Secondo Agence Europe, Jørgensen ha inoltre escluso, almeno in questa fase, una tassa europea straordinaria sulle compagnie petrolifere come risposta comune alla crisi dei prezzi.

Il rischio diesel e l’ipotesi di un ban americano

La situazione è resa ancora più complicata dal ventilato divieto alle esportazioni del diesel americano che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta valutando – nonostante la contrarietà di industrie e compagnie petrolifere, per le quali farebbe salire i prezzi e interromperebbe le forniture. A Dublino se ne è parlato, giocoforza, considerando che l’Europa è particolarmente esposta in quanto “importa un’enorme quantità di gasolio“, il 50% del quale direttamente dagli Usa, come ha avvertito il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’Energia, Fatih Birol. Birol ha anche ricordato che “stiamo entrando nella stagione più rigida, quella invernale”.

Da parte sua Jørgensen ha spiegato di aver inviato “un segnale molto chiaro” alla controparte americana: ostacolare la libera circolazione dell’energia in una fase già così difficile non sarebbe, a suo giudizio, nell’interesse né degli Stati Uniti né dell’Europa. Lo stesso segretario all’Energia statunitense Chris Wright si è espresso pubblicamente contro un simile divieto, ha sottolineato il commissario.

O’Brien ha detto di non vedere, al momento, una spinta concreta dell’amministrazione verso un embargo, perché danneggerebbe le economie su entrambe le sponde dell’Atlantico, ma ha sottolineato che l’Ue “non può permettersi di essere compiacente” e deve prepararsi anche agli scenari peggiori.

Flessibilità sulle regole del metano

Jørgensen ieri ha poi confermato che la Commissione sta valutando di rinviare di un anno l’applicazione di una parte del regolamento europeo sul metano relativa alle importazioni, dopo le richieste espresse da numerosi Stati membri. “Stiamo riscontrando difficoltà nell’attuazione, soprattutto nella parte relativa alle importazioni, ecco perché ho dato istruzioni ai miei servizi” nel senso della proroga.

Il commissario ha precisato che un eventuale rinvio non dovrebbe tradursi in un arretramento degli obiettivi climatici e che comunque saranno Consiglio ed Europarlamento a decidere. Ha però posto una condizione: che tutti gli Stati membri utilizzino l’anno in più per “assicurarsi che dopo siano in grado di implementare” il Regolamento.

Tre Paesi chiedono un target rinnovabili al 2040

Per spezzare la dipendenza da Paesi terzi e i rischi dovuti ai rivolgimenti geopolitici, oltre che per abbassare i prezzi, Spagna, Portogallo e Lussemburgo in un ‘non paper’ inviato ieri alla Commissione hanno chiesto di fissare un nuovo obiettivo Ue per le rinnovabili al 2040, definito dalla ministra spagnola Sara Aagesen “ambizioso e realistico”.

Oggi l’Ue ha un target vincolante al 2030 del 42,5% di energia da fonti rinnovabili, ma non ancora un obiettivo specifico per il 2040.

Benzina e gasolio, Bruxelles guarda anche all’Italia

Sul fronte italiano, intanto, la Commissione europea sta seguendo gli interventi decisi dalle compagnie energetiche per contenere il costo dei carburanti. Eni ha fissato un tetto di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il diesel, iniziativa seguita da Socar attraverso la rete IP e da Q8, che ha annunciato un price cap per trenta giorni da domani, primo ottobre.

Interpellata il 29 settembre proprio sugli sviluppi italiani, la Commissione non è entrata nel merito delle singole iniziative, ma ha ricordato che Bruxelles e le autorità nazionali della concorrenza “monitorano costantemente i mercati, compreso quello del petrolio e della vendita di benzina e di gasolio, per verificare se vi siano potenziali comportamenti anticoncorrenziali che dovrebbero essere perseguiti dai nostri servizi”. L’obiettivo, ha precisato il portavoce Ricardo Cardoso, è garantire ai consumatori una scelta libera e a condizioni concorrenziali.

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