Dal Consiglio Affari Esteri a Bruxelles arriva la svolta sulla sicurezza comune. Tra droni caccia-spia sui cieli dell’Europa orientale e depositi in fiamme, l’Unione europea prepara così un protocollo d’emergenza collettivo. E il commissario alla Difesa Andrius Kubilius lancia un messaggio chiaro: “A minaccia ibrida risponderemo con la stessa moneta”.
Kallas: “Reagire prima che gli attacchi avvengano”
Non servono carri armati al confine per destabilizzare una democrazia: la guerra ibrida condotta dalla Russia contro l’Europa passa attraverso attacchi informatici, incendi dolosi, droni armati e sabotaggi alle infrastrutture vitali. Al consiglio Affari Esteri con i ministri della Difesa a Bruxelles, l’Alta rappresentante dell’Ue Kaja Kallas ha lanciato un allarme sulla base delle informazioni d’intelligence, secondo cui Mosca starebbe pianificando un’ulteriore escalation di atti ostili per intimidire la società civile e spingere i partner europei a ridurre il sostegno a Kiev.
Kallas ha sottolineato che, allo stato attuale, i Paesi membri spendono mediamente il 2,2% del Pil per la difesa, ma occorre un cambio di passo decisivo: l’Europa deve essere in grado di reagire preventivamente sulla base dei dati di intelligence prima ancora che gli attacchi abbiano luogo. La mappa delle azioni attribuite a Mosca include già episodi gravissimi: dal tentato attacco con droni armati all’aeroporto tedesco di Lipsia/Halle all’esplosione di un binario ferroviario in Polonia, fino ai roghi dolosi in magazzini e al taglio dei cavi sottomarini nel Mar Baltico. Un quadro confermato anche dalle valutazioni dell’intelligence danese, che evidenziano un aumento della propensione al rischio da parte del Cremlino.
Kubilius: “A minaccia ibrida risponderemo con la stessa forza”
A definire la nuova linea politica dell’Unione è stato il commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius. Parlando al quotidiano britannico Financial Times, Kubilius ha chiarito che di fronte a una minaccia fluida l’Unione non può limitarsi a risposte burocratiche o passive: “Se affrontiamo una guerra ibrida, dobbiamo avere una difesa ibrida”, ha affermato Kubilius al Ft, indicando la necessità di definire con precisione i mezzi da mettere in campo.
Il commissario ha poi rimarcato al quotidiano finanziario che la risposta europea dovrà essere diretta e commisurata all’impatto subito: “Molto semplicemente, se dobbiamo affrontare minacce o azioni ibride dolorose, la nostra risposta deve essere dolorosa allo stesso livello“. Un avvertimento esplicito diretto a Mosca, affinché sappia che le sue operazioni di destabilizzazione non rimarranno più prive di conseguenze concrete.
Un nuovo ‘Protocollo di Emergenza per la Sicurezza’
È in questo contesto che arriva la risposta istituzionale di Bruxelles con il nuovo Protocollo di Emergenza per la Sicurezza (ribattezzato counter-hybrid playbook), promosso dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. La presidente ha evidenziato come la dottrina, le istituzioni e i meccanismi decisionali dell’Ue non abbiano tenuto il passo con l’evoluzione delle minacce quotidiane, rendendo indispensabile un aggiornamento degli strumenti di difesa.
Questo dispositivo è stato ideato esplicitamente per affiancare e ricalcare il funzionamento dell’Articolo 5 della Nato. Se l’Articolo 5 della Nato scatta di fronte a un attacco armato diretto, il nuovo protocollo europeo si attiva per atti di aggressione che rimangono al di sotto di tale soglia ma che minacciano la sicurezza nazionale. Quando uno Stato membro viene colpito da sabotaggi, scatta immediatamente una procedura coordinata tra la Commissione europea, i governi nazionali e il Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) per concordare una risposta collettiva rapida, che spazia dalle sanzioni mirate alle contromisure informatiche e diplomatiche.
Il dibattito tra le capitali e l’intesa con la Nato
L’iniziativa europea ha riacceso il dibattito diplomatico tra i Ventisette. Se la maggioranza dei governi sostiene la necessità di superare la frammentazione delle risposte nazionali, alcuni diplomatici hanno espresso cautela, sottolineando il rischio che la creazione di nuovi canali decisionali possa generare confusione o sovrapposizioni burocratiche con la Nato.
I Paesi del blocco nordico e baltico spingono per l’adozione delle misure più severe. L’Estonia chiede che il primo passo sia l’attribuzione pubblica delle responsabilità seguita da sanzioni e dall’impiego dei beni russi congelati per sostenere l’Ucraina. La Svezia sollecita una stretta sui visti per i cittadini russi e un inasprimento del contrasto alla “flotta ombra”. La Lituania esorta gli alleati a destinare almeno lo 0,25% del Pil agli aiuti militari bilaterali a Kiev e a concentrare gli sforzi sulla protezione dello spazio aereo e dei confini orientali.
Sul fronte della Nato, il segretario generale Mark Rutte ha accolto favorevolmente il rafforzamento delle capacità difensive dell’Ue, ribadendo che la cooperazione tra le due organizzazioni è oggi fondamentale. Rutte ha ricordato che l’Alleanza Atlantica dispone già di opzioni di risposta pronte e operative, citando missioni come la Baltic Sentry e la Eastern Sentry e precisando che tali risposte non sono sempre pubbliche né necessariamente simmetriche, ma ben note a Mosca.
I 5 progetti industriali europei: lo scudo tecnologico sul campo
Oltre ai protocolli politici, l’Unione europea ha identificato i primi cinque progetti di difesa di comune interesse (Edpci) nell’ambito del programma Edip, stanziando finanziamenti industriali dedicati per colmare le lacune strategiche del continente insieme a partner come Norvegia e Ucraina:
- Decoder: sviluppo e produzione su scala di droni tattici e sistemi di contrasto anti-drone.
- Imsd: sistema integrato per la difesa della sicurezza marittima e la protezione delle infrastrutture sui fondali marini, come i cavi di comunicazione.
- Space: potenziamento delle infrastrutture satellitari per l’allerta rapida sui lanci missilistici, le telecomunicazioni sicure e la navigazione.
- Eu-Fiamd: scudo di difesa aerea e missilistica integrata con sistemi di comando coordinati.
- Eastern Flank Watch: piano di sorveglianza e protezione globale (terrestre, aerea, navale e cibernetica) del fianco orientale dell’Unione.
Grazie a questa duplice strategia, l’Europa punta a trasformare la propria vulnerabilità di fronte alla guerra ibrida in un deterrente solido e compatto.

