Caro energia, Meloni vuole più flessibilità dall’Ue: quali margini cerca l’Italia

La premier prepara la richiesta a Bruxelles mentre l’inflazione accelera. L’Italia punta a più spazio sui conti e apre anche il dossier Ets
2 ore fa
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La premier italiana Giorgia Meloni incontra a Roma la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nell'ambito del vertice "Il piano Mattei per l'Africa e la porta globale" a Villa Doria Pamphilj
Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni (Barbara Amendola/Ipa)

Il caro energia torna al centro del confronto tra Roma e Bruxelles. Giorgia Meloni ha annunciato, in un’intervista a ‘Il Gazzettino’, una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere “una flessibilità aggiuntiva” nelle regole europee, così da lasciare agli Stati più margine per sostenere famiglie e imprese alle prese con l’aumento dei prezzi energetici.

La richiesta nasce dall’accelerazione dell’inflazione legata soprattutto all’energia. A settembre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo in Italia è salito del 4,1% su base annua, contro il 3,2% di agosto, raggiungendo il livello più alto degli ultimi tre anni. Anche l’indice nazionale Nic ha registrato un aumento del 4,2%.

“Noi crediamo che, a fronte di una crescita inflazionistica dovuta al caro energia a livello globale, sia necessario riconoscere agli Stati membri una flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese”, ha spiegato Meloni, anticipando il contenuto della lettera a von der Leyen.

La premier ha collegato la richiesta ai prossimi appuntamenti europei. L’Ecofin si riunirà il 9 ottobre, mentre il Consiglio europeo è in programma il 15 e 16 ottobre a Bruxelles. Meloni sostiene che alcune delle richieste avanzate inizialmente dall’Italia siano oggi condivise anche da altri governi europei.

La questione è più complessa di una generica richiesta di poter fare più deficit. Bruxelles ha già aperto nel 2026 uno spazio di flessibilità per alcune spese legate alla sicurezza energetica. L’Italia vuole ora capire quanto quel margine possa essere esteso o utilizzato per affrontare direttamente gli effetti del caro energia su famiglie e imprese.

Cosa significa la flessibilità chiesta dall’Italia

Le nuove regole di bilancio europee permettono a uno Stato, in presenza di circostanze eccezionali fuori dal controllo del governo e con conseguenze rilevanti sulla finanza pubblica, di deviare temporaneamente dal percorso di spesa concordato con Bruxelles.

Lo strumento è la clausola di salvaguardia nazionale, o National Escape Clause. L’attivazione non cancella i vincoli europei e non mette a disposizione fondi Ue: permette invece di sostenere alcune spese aggiuntive senza che lo scostamento dal percorso concordato venga automaticamente considerato una violazione delle regole fiscali.

L’Italia ha già deciso di chiedere il massimo spazio previsto per la sicurezza energetica: fino allo 0,3% del Pil in un singolo anno e allo 0,6% complessivo nel periodo 2026-2028. Il margine viene ricavato all’interno della clausola nata originariamente per consentire un aumento delle spese per la difesa. Lo 0,6% non corrisponde a fondi europei: indica il margine di spesa aggiuntiva che l’Italia può utilizzare, con effetti comunque su deficit e debito.

La flessibilità già definita dalla Commissione, inoltre, riguarda soprattutto interventi capaci di migliorare in modo strutturale la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati. Non è stata pensata per finanziare indiscriminatamente tagli alle bollette o riduzioni generalizzate delle accise.

Nel Semestre europeo, Bruxelles ha indicato che gli aiuti contro il caro energia dovrebbero essere temporanei, mirati alle famiglie vulnerabili e alle imprese energivore e compatibili con gli impegni di bilancio. La Commissione chiede inoltre che gli interventi non riducano gli incentivi al risparmio energetico né aumentino strutturalmente la domanda di combustibili fossili.

La richiesta annunciata da Meloni sembra avere un perimetro più ampio. La presidente del Consiglio parla infatti di una maggiore flessibilità collegata direttamente all’aumento dell’inflazione, per consentire ai governi di intervenire a sostegno di famiglie e imprese. L’Italia punta a utilizzare la clausola di salvaguardia per giustificare un maggiore deficit pari complessivamente all’1,5% del Pil, di cui lo 0,6% destinato all’energia, e sta preparando circa 14 miliardi di euro in due anni di interventi per ridurre i costi energetici delle imprese.

Il caro energia riapre il dossier europeo sui conti

L’Italia non è l’unico Paese alle prese con una nuova accelerazione dei prezzi. A settembre l’inflazione armonizzata è salita al 5% in Spagna, al 4,1% in Italia, al 3,4% in Francia e al 3,3% in Germania. L’inflazione di fondo dell’area euro, che esclude le componenti più volatili come energia e alimentari, è rimasta invece intorno al 2,4%.

La differenza mostra quanto il nuovo aumento dei prezzi sia legato allo shock energetico. L’Unione europea continua a dipendere fortemente dalle importazioni: circa l’80% del gas consumato nell’Ue arriva dall’estero. A fine settembre la Commissione ha avvertito gli Stati membri del rischio di una nuova crisi dei prezzi dell’energia, invitandoli anche a valutare misure per ridurre i consumi di gas ed elettricità.

Per l’Italia il margine di manovra resta condizionato dal livello del debito pubblico e dalla necessità di riportare stabilmente il deficit sotto il 3% del Pil. La clausola di salvaguardia non sospende infatti la soglia prevista dai Trattati. Un Paese può ottenere flessibilità sul percorso della spesa netta e, nello stesso tempo, avere problemi se il deficit supera i limiti europei.

Anche la Commissione riconosce che lo shock energetico richiede margini di intervento, ma avverte sui rischi di una politica fiscale troppo espansiva. Una propria analisi pubblicata a luglio stima per il 2026 un orientamento di bilancio moderatamente espansivo nell’area euro, destinato a tornare sostanzialmente neutrale nel 2027. Gli interventi contro il caro energia, secondo l’analisi, devono evitare di alimentare ulteriormente l’inflazione e contemporaneamente rafforzare la resilienza dell’economia.

È il principale equilibrio che Bruxelles dovrà valutare anche di fronte alla nuova richiesta italiana: alleggerire l’impatto dello shock senza trasformare gli aiuti temporanei in nuova spesa permanente.

Italia e Repubblica Ceca aprono anche il fronte delle regole energetiche

La lettera a von der Leyen è solo uno dei dossier che l’Italia sta portando a Bruxelles. Roma e Praga hanno messo a punto un pacchetto comune per intervenire sui prezzi dell’energia e della CO₂, che intendono presentare in vista del Consiglio europeo del 15-16 ottobre. Le proposte riguardano il mercato europeo delle emissioni, le norme sulle importazioni di gas e metano e l’Ets2, il nuovo sistema che estenderà il prezzo della CO₂ ai combustibili utilizzati negli edifici e nel trasporto stradale.

Italia e Repubblica Ceca chiedono, tra le altre cose, di utilizzare con maggiore flessibilità la Market Stability Reserve, il meccanismo che regola la quantità di quote di CO₂ sul mercato, e di rafforzare gli strumenti contro oscillazioni eccessive dei prezzi.

Il pacchetto propone anche maggiore flessibilità nell’assegnazione delle quote gratuite alle industrie più esposte alla concorrenza internazionale e il rinvio dell’entrata in funzione dell’ETS2, oggi prevista per il 2028.

Un altro punto riguarda le nuove regole europee sulle emissioni di metano associate alle importazioni di combustibili fossili. Italia e Repubblica Ceca chiedono di alleggerire temporaneamente alcuni obblighi per evitare, secondo i due governi, che in una fase di offerta energetica tesa le nuove prescrizioni riducano la disponibilità di forniture alternative.

Il pacchetto italo-ceco apre quindi un secondo fronte rispetto alla richiesta di flessibilità sui conti: non riguarda il margine di spesa dei governi, ma le regole che incidono sul costo dell’energia e della CO₂. È anche da qui che passa il confronto su cosa può fare davvero l’Europa di fronte a un nuovo caro energia.

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