Diesel, dopo l’aut aut di Trump l’Europa apre le scorte: “Il processo inizierà immediatamente”

Prezzi record e tensioni sulle forniture spingono il G7 a liberare 100 milioni di barili, comprese riserve di greggio. Trump aveva minacciato "gli alleati" di vietare le esportazioni di gasolio americano
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Donald trump deluso ipa ftg
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump (Ipa/Ftg)

100 milioni di barili di diesel e altre riserve petrolifere, rilasciati da subito e nell’arco di quattro mesi. I leader del G7 hanno concordato oggi, 2 ottobre, un rilascio coordinato, attraverso l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) di parte delle riserve strategiche per tentare di contrastare la crescita dei prezzi dei carburanti. Una quota consistente di gasolio dovrà essere immessa sul mercato già nei primi venti giorni. Una decisione non proprio spontanea, ma presa dopo di giorni di forte tensione tra Washington e le capitali europee, durante i quali l’amministrazione Trump aveva praticamente lanciato un nuovo aut aut agli alleati affinché utilizzassero le proprie scorte di emergenza per frenare l’aumento dei prezzi. “L’Europa ha appena accettato di rilasciare un’enorme quantità delle sue ingenti scorte di gasolio. Il processo inizierà immediatamente”, ha scritto Trump in un post su Truth Social.

L’aut aut degli Stati Uniti

Il presidente americano aveva chiesto in particolare a Francia e Germania di attingere alle proprie riserve di diesel, prospettando in caso contrario il blocco delle esportazioni statunitensi del carburante. Una delle richieste avanzate dagli Stati Uniti prevedeva il rilascio da parte europea di 120 milioni di barili nell’arco di sei mesi.

Ieri il segretario al Tesoro Scott Bessent in un post sui social aveva affermato che gli Stati Uniti avevano già fatto la propria parte nell’ambito dell’azione concordata a marzo tra i membri dell’Iea, ricordando il rilascio di 172 milioni di barili dalle riserve americane. “L’America sta facendo la sua parte”, aveva scritto, chiedendo ai “partner europei” di “accelerare l’adempimento dei loro impegni esistenti e rendere immediatamente disponibili ulteriori forniture per far fronte alle interruzioni in corso”.

Sempre ieri, il segretario all’Energia statunitense Chris Wright, peraltro contrario all’ipotesi di un ban statunitense sulle esportazioni di diesel, aveva dichiarato a Fox News che “è il momento di un rilascio coordinato delle scorte di gasolio, in vista della stagione del raccolto e dell’inizio della stagione invernale del riscaldamento a gasolio”.

La mossa di Trump deriva dal tentativo di far scendere i prezzi del diesel, che negli Usa la scorsa settimana hanno raggiunto il record di 6,53 dollari al gallone (laddove 4 dollari è considerata la soglia psicologica oltre la quale iniziano i problemi), in vista delle elezioni di midterm di novembre, che vedono il capo della Casa Bianca ai minimi termini nei sondaggi. Per la cronaca, anche l’Europa ha segnato il suo massimo storico, con 2,24 euro al litro (dati Commissione).

Dalla Task Force europea al G7

Stamattina, nel corso della Energy Union Task Force – Security, che riunisce rappresentanti di alto livello della Commissione europea e dei Paesi membri, i governi dell’Unione avevano discusso una proposta francese per mettere sul mercato 50 milioni di barili di gasolio, accompagnata da altri 50 milioni di barili di greggio da parte dei membri dell’Iea. Durante le discussioni, è emersa anche l’ipotesi di subordinare il rilascio delle riserve a un impegno degli Stati Uniti a non procedere unilateralmente con un divieto alle esportazioni di diesel.

Il possibile blocco delle esportazioni americane di diesel rappresenterebbe infatti un grosso problema per l’Europa, che dopo aver abbandonato l’energia proveniente dalla Russia e dopo la riduzione delle forniture provenienti dal Medio Oriente, è diventata sempre più dipendente dai prodotti raffinati provenienti dagli Stati Uniti.

Il passaggio al G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti), presieduto quest’anno da Parigi, ha poi inserito il confronto in un quadro più ampio, con il presidente francese Emmanuel Macron che ha convocato una videoconferenza con gli altri leader del gruppo, dalla quale è uscita la decisione sui 100 milioni di barili. Macron ha poi sottolineato che che Trump era stato “molto chiaro” sul fatto che non ci sarebbe stato alcun divieto di esportazione.

Il rischio per l’Europa

Dietro allo scontro tra Washington ed Europa c’è una situazione di mercato diventata progressivamente più difficile. Le forniture globali di diesel sono state colpite dalle conseguenze della guerra con l’Iran, mentre la Russia ha prolungato il proprio divieto alle esportazioni dopo i danni subiti da diverse raffinerie per mano dell’Ucraina. A questo, si è aggiunta la decisione delle raffinerie cinesi di sospendere le esportazioni di carburanti in ottobre per rafforzare le scorte interne.

Per quanto riguarda l’Unione, la scelta di utilizzare le riserve rintuzza il pericolo attuale di un ban statunitense del diesel, ma non è priva di rischi. Ridurre gli stock può contribuire a calmierare i prezzi nel breve periodo, ma significa anche diminuire il cuscinetto disponibile nel caso in cui le interruzioni delle forniture dovessero aggravarsi (ovvero, se la situazione in Iran non dovesse sbrogliarsi presto).

Quante scorte hanno l’Unione e gli Usa

Secondo i dati Eurostat di giugno 2026, i Paesi del blocco europeo, insieme al Regno Unito, dispongono di circa 52 milioni di tonnellate di riserve di gasolio e diesel, con quasi 38 milioni di tonnellate di riserve di emergenza. E’ la Germania a detenere le maggiori scorte di emergenza – 5,6 milioni di tonnellate -, seguita dalla Francia con 8,2 milioni di tonnellate. Sempre in base ai dati Eurostat, 50 milioni di barili di diesel costituiscono circa il 17% delle scorte di emergenza europee di diesel e gasolio e a circa il 3% dei consumi annuali del blocco.

Viceversa, le scorte negli Stati Uniti sono al loro minimo storico di 107,9 milioni di barili (dato all’11 settembre).