Ci eravamo tanto amati: dopo le divisioni sul Patto di Stabilità, l’asse Roma-Berlino si incrina, pericolosamente, sulla questione migranti.
Nelle ultime ore, il governo italiano ha fatto sapere al governo tedesco che non accoglierà i primi tre “dublinanti” che Berlino voleva mandare in Italia il 19 agosto. Per Roma, la richiesta può essere respinta perché i tre migranti sono arrivati in Germania prima del 12 giugno, data dell’entrata in vigore ufficiale del Nuovo Patto Ue sulla Migrazione e l’Asilo.
Il Ministero dell’Interno italiano sostiene che con l’attivazione del Patto il 12 giugno, tutto il “pregresso” sia stato giuridicamente azzerato. Secondo il Viminale, i tre richiedenti asilo devono rimanere nello Stato in cui si trovano e non devono tornare in quello di primo approdo.
Tra loro, il caso più noto è quello della 22enne somala A. W. che ha raggiunto la sua famiglia in Assia (in Germania occidentale) lo scorso 31 marzo dopo essere entrata sul territorio comunitario da Lampedusa.
La posizione di Berlino e la “compensazione” di Piantedosi
Il governo tedesco ritiene invece che il sistema di Dublino debba rimanere pienamente operativo anche per i casi precedenti al 12 giugno. Berlino fa leva su precedenti accordi bilaterali per procedere con i trasferimenti forzati indipendentemente dalla data di arrivo.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto che alla Germania sarà applicata una “compensazione con le migliaia di migranti che ci vengono portati da Ong di bandiera tedesca: da inizio anno sono 2.200, dal 12 giugno più di 500″.
Lo scontro tra Roma e Berlino va letto alla luce della crisi di Ceuta. Ieri, davanti al Comitato parlamentare Schengen, il capo del Viminale, Matteo Piantedosi, ha difeso la scelta dell’esecutivo di ripristinare i controlli con la Spagna finché “non saranno completamente esclusi rischi di sicurezza per l’Italia”.
La “condizionalità”
Dal dossier elaborato dal Viminale e dalla relativa relazione scritta, emerge un altro punto fondamentale: la “condizionalità“. Secondo il ministro Piantedosi, “L’Europa dovrebbe legare in modo più stringente gli aiuti e la cooperazione” con i Paesi extra Ue “alla concreta collaborazione nel contrasto ai trafficanti di esseri umani. È doveroso pretendere dai Paesi terzi un impegno effettivo” E l’Ue “deve essere più rigorosa nei confronti dei membri che, per scelte politiche o ideologiche, adottano decisioni suscettibili di produrre effetti su tutto il territorio dell’Unione”.
Per alcuni osservatori, il riferimento implicito è al governo spagnolo che, ad aprile, ha approvato un decreto per la regolarizzazione di circa mezzo milione di immigrati irregolari, a patto che non abbiano precedenti penali, siano arrivati in Spagna entro il 31 dicembre 2025 e possano dimostrare di aver vissuto stabilmente nel Paese negli ultimi 5 mesi. Il permesso durerà un anno e sarà rinnovabile.
Sul punto, il ministro Piantedosi, ha respinto qualsiasi paragone tra la regolarizzazione dei migranti decisa dalla Spagna e il decreto flussi italiano: “È come paragonare pere e mele. I flussi concordati con le associazioni datoriali portano peraltro a meno della metà dei permessi di soggiorno possibili. Perché poi nelle domande di ingresso noi ci andiamo a guardare”, ha spiegato il ministro.
L’epilogo dei “dublinanti” aggiungerà un nuovo tassello alla politica migratoria dell’Ue, mentre la solidarietà tra i Paesi europei, inclusi quelli strategicamente più vicini, si incrina all’aumentare delle difficoltà.

