“Non ho la possibilità”: Andersson rinuncia a formare un governo, Svezia in stallo

La socialdemocratica rinuncia al primo tentativo di formare l’esecutivo nonostante la (risicatissima) vittoria elettorale. Ora probabilmente toccherà al leader del centrodestra Ulf Kristersson provarci, ma sarà dura anche per lui
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Magdalena Andersson
Magdalena Andersson (Ipa)

“Posso concludere che al momento non ho la possibilità di formare un governo“. Con queste parole Magdalena Andersson, leader dei Socialdemocratici svedesi, ieri in conferenza stampa ha annunciato che rinunciava al tentativo di formare il nuovo governo.

Il problema per Andersson è stato il sostegno offerto dal partito della Sinistra svedese (di estrema sinistra) – con cui avrebbe dovuto dare vita a una coalizione – al candidato dei Moderati per la presidenza del Parlamento. Ieri infatti l’aula ha ri-nominato presidente Andreas Norlén, che inizia il suo terzo mandato, proprio con i voti dalla Sinistra e dal centrodestra. Norlén tra l’altro ha promesso di includere i Democratici Svedesi, un partito di estrema destra che ha appoggiato il governo uscente e che, contrariamente all’andamento generale delle formazioni populiste in Europa, al voto del 13 settembre ha perso voti.

Mandato forse a Kristersson

A vincere è stata Andersson, che però ha ottenuto un vantaggio davvero risicato: solo 3 seggi (176 a 173) sulla coalizione di centrodestra del premier uscente Ulf Kristersson, leader dei Moderati. Sarà proprio quest’ultimo, con ogni probabilità, a ricevere da Norlén l’incarico di mettere in piedi il nuovo esecutivo. Tuttavia, non avendo una maggioranza, nemmeno risicata, il suo compito si preannuncia altrettanto arduo che per Andersson.

Se non ce la farà, il mandato potrebbe tornare alla socialdemocratica, che secondo gli osservatori sarebbe disposta a fare un secondo tentativo. Il presidente del parlamento può proporre fino a quattro candidati premier, e se nessuno riesce nell’impresa il Paese andrà di nuovo alle urne.

Insomma, il Paese potrebbe andare incontro a un periodo di stallo, come peraltro già successo nel 2018, quando al socialdemocratico Stefan Löfven ci vollero 134 giorni per formare il governo. Norlen consulterà i leader dei partiti domani.

Svezia a metà

La polarizzazione emersa alle ultime elezioni svedesi non è un unicum. In Europa molti sistemi politici sono diventati più frammentati, e formare maggioranze stabili è diventato più difficile. Si tratta di un fenomeno che diversi esperti e think tank descrivono ormai come strutturale, e non come somma di crisi nazionali isolate.

Lo European Council on Foreign Relations nel 2026 ha avviato un progetto specifico sulla trasformazione della politica europea, osservando che i vecchi sistemi dominati da grandi partiti ‘catch-all’ sono stati sostituiti da paesaggi politici più frammentati, più volatili e con una presenza crescente di forze populiste.

Il risultato è che costruire coalizioni e mantenere linee politiche coerenti diventa più complesso, a causa dell’erosione dei grandi partiti tradizionali, del numero crescente di forze necessarie per costruire una maggioranza e della maggiore capacità dei piccoli partiti di condizionare o far cadere gli esecutivi.