Dal 13 agosto l’Unione europea cambia il modo in cui guarda alle automobili. Non più soltanto mezzi da produrre, vendere e utilizzare, ma oggetti industriali da progettare fin dall’inizio pensando anche a come verranno smontati, riutilizzati e riciclati alla fine della loro vita.
Entra infatti in vigore il nuovo regolamento europeo sulla circolarità dei veicoli, che interviene sull’intero ciclo di vita dell’auto: materiali utilizzati, progettazione dei componenti, riparazione, recupero dei pezzi, rottamazione ed esportazione dei veicoli usati. Gli obblighi saranno introdotti progressivamente nei prossimi anni.
Tra le novità più rilevanti c’è l’introduzione, per la prima volta, di quote obbligatorie di plastica riciclata nelle nuove automobili. Sei anni dopo l’entrata in vigore del regolamento almeno il 15% della plastica utilizzata dovrà provenire da materiale riciclato; dopo dieci anni la quota salirà al 25%. Una parte dovrà inoltre derivare dal riciclo di veicoli giunti a fine vita. Tradotto nelle date, significa un primo obiettivo nel 2032 e il raggiungimento del 25% nel 2036.
Auto progettate per essere smontate
Il nuovo regolamento impone ai costruttori di rendere più semplice la rimozione e la sostituzione dei componenti, sia durante la vita del veicolo sia quando arriva il momento della demolizione. I produttori dovranno inoltre fornire informazioni più chiare su come intervenire sui pezzi che possono essere recuperati, riutilizzati, rigenerati o riciclati.
“Il nuovo regolamento sui veicoli a fine vita stabilisce un nuovo standard europeo per il modo in cui i veicoli devono essere progettati, prodotti e recuperati”, ha dichiarato la commissaria all’Ambiente Jessika Roswall. “Si tratta di andare oltre il riciclo: si tratta di garantire l’accesso a materiali critici e di rendere il nostro settore automobilistico veramente circolare”.
L’obiettivo è aumentare la quantità e soprattutto la qualità dei componenti e dei materiali recuperati. Un pezzo ancora utilizzabile potrà essere reimpiegato o ricondizionato prima di essere avviato al riciclo, mentre una progettazione più favorevole allo smontaggio dovrebbe rendere meno complesso separare materiali diversi quando il veicolo arriva a fine vita.
Il regolamento rafforza anche la responsabilità estesa del produttore. I costruttori dovranno contribuire ai costi di raccolta e trattamento dei veicoli dismessi. In questo modo, chi decide oggi come assemblare un’auto avrà anche un interesse economico a renderne meno costoso il recupero domani.
La misura punta anche a migliorare il rapporto tra industria automobilistica e settore del riciclo. Più informazioni sui componenti e procedure di smontaggio più chiare dovrebbero consentire agli operatori di recuperare parti e materiali di qualità superiore, riducendo la quota che finisce in processi di riciclo meno efficienti.
Le vecchie auto diventano una fonte di materie prime
Il regolamento ha però anche una forte dimensione industriale. Acciaio, alluminio, rame, plastica e terre rare presenti nei veicoli a fine vita sono materiali che Bruxelles vuole recuperare in quantità maggiori e mantenere più a lungo nell’economia europea.
Secondo la Commissione europea, ogni anno tra 10 e 12 milioni di veicoli arrivano al termine del proprio ciclo di vita. Significa milioni di tonnellate di materiali che possono essere recuperati invece di essere sostituiti con nuove materie prime estratte o importate.
Per questo la riforma non si fermerà alla plastica. La Commissione dovrà stabilire anche obiettivi per il contenuto riciclato di acciaio e alluminio, destinati ad applicarsi dal 2033. Sono inoltre previste misure specifiche per aumentare il recupero di alluminio, rame ed elementi delle terre rare dai veicoli dismessi.
“Il regolamento non riguarda solo i rifiuti, ma anche la resilienza e il futuro industriale dell’Europa”, ha dichiarato Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commissione per la prosperità e la strategia industriale. Secondo Séjourné, le nuove regole serviranno a ridurre la dipendenza dai fornitori esterni, rafforzare la sicurezza economica europea e trattenere all’interno dell’Unione una quota maggiore delle risorse strategiche.
Il nodo è particolarmente sensibile per un’industria automobilistica che utilizza grandi quantità di metalli, materiali leggeri ed elementi critici. In questo quadro, una vecchia automobile non viene più considerata soltanto un rifiuto da smaltire, ma anche una riserva di materie prime secondarie da riportare nel ciclo produttivo.
È questo il collegamento tra politica ambientale e politica industriale: aumentare il recupero dei materiali significa ridurre il ricorso a risorse vergini, ma anche limitare una parte della vulnerabilità europea rispetto alle importazioni.
Dal 2031 cambia anche l’export delle auto usate
Un altro capitolo riguarda i veicoli che lasciano l’Unione europea. Da metà 2031 potranno essere esportati verso Paesi terzi soltanto quelli considerati idonei alla circolazione su strada.
La misura serve a evitare che automobili ormai arrivate a fine vita vengano dichiarate semplicemente come veicoli usati e spedite fuori dall’Ue, trasferendo altrove il problema del loro smaltimento.
Per questo verranno rafforzati i requisiti di tracciabilità, i controlli e i criteri utilizzati per distinguere un veicolo usato da uno che deve essere classificato come rifiuto. L’obiettivo è rendere più uniforme l’applicazione delle norme negli Stati membri e ridurre le possibilità di aggirarle.
Il nuovo quadro estende inoltre progressivamente gli obblighi ad altre categorie di veicoli, tra cui autocarri, autobus e motocicli, aggiornando norme europee che risalivano ai primi anni Duemila.
Da allora l’automobile è cambiata profondamente. È aumentata la quantità di elettronica, sono cresciuti l’impiego di materiali compositi e la presenza di componenti strategici, mentre la transizione verso l’elettrico ha reso ancora più importante il tema dell’accesso alle materie prime.
Per questo il nuovo regolamento prova a intervenire molto prima della rottamazione. La percentuale di plastica riciclata è il dato più immediato, ma la trasformazione riguarda l’intero modello produttivo.

