“Dovrete accettare sacrifici per la guerra”: l’avvertimento del generale Uk

Il generale Sir Roly Walker, capo di Stato maggiore dell'esercito britannico non annuncia conflitti imminenti ma avverte: "Il mondo è in un momento pericoloso"
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Il generale Sir Roly Walker, capo di Stato maggiore dell'esercito britannico, con altri membri delle forze armate
Secondo da destra. il generale Sir Roly Walker, capo di Stato maggiore dell'esercito britannico (Ipa)

“I cittadini dovranno accettare sacrifici per dare priorità alla difesa e alla sicurezza. Al momento il mondo si trova in una situazione di estremo pericolo”. È l’avvertimento del generale Sir Roly Walker, capo di Stato maggiore dell’esercito britannico, che il 15 ottobre, davanti a circa 700 militari della 1ª Divisione britannica alla base di Catterick Garrison (North Yorkshire), ha invitato il Regno Unito a prepararsi alla possibilità di un conflitto armato. “C’è stato un tempo in cui la nostra nazione non voleva nemmeno immaginare un momento in cui i suoi soldati avrebbero dovuto combattere in guerra”, ha osservato Walker nel suo discorso, ripreso dalle telecamere del British Forces Broadcasting Service (Bfbs), aggiungendo che l’evoluzione dello scenario geopolitico impone oggi di considerare concretamente questa eventualità.

I politici spiegheranno ai cittadini che dovranno fare sacrifici

Pertanto, secondo l’alto ufficiale, i leader politici dovranno presto affrontare una “conversazione franca” con la popolazione “su ciò che sta accadendo, sui rischi e su ciò che la Nazione deve essere pronta a fare” per rafforzare le capacità di difesa del Paese.

I britannici, ha proseguito il generale, dovranno comprendere meglio il ruolo delle forze armate e contribuire direttamente alla sicurezza nazionale. “Dovranno capire quello che facciamo per loro e accettare di permetterci di farlo. Questo significa sacrifici da parte loro”, ha spiegato.

Rivolgendosi direttamente ai militari, il capo dell’esercito britannico ha ricordato che, in caso di conflitto, il peso dei combattimenti terrestri ricadrebbe “sulle spalle dei nostri soldati più inesperti e di grado inferiore, come nelle nostre forze di terra. E mi rivolgo a voi perché è su di voi che si baserà la difesa di questa nazione, se, in ultima analisi, sarete chiamati a combattere”.

Venti di guerra

Va precisato che Walker si è riferito esplicitamente ai cittadini britannici e non indistintamente a tutti gli europei. Inoltre, ha parlato della necessità di prepararsi alla possibilità di un conflitto, senza annunciare un conflitto imminente o una mobilitazione generale. Ma il suo discorso si inserisce pienamente nei venti di guerra che animano il dibattito pubblico anche nell’Unione europea e nei conseguenti piani di riarmo, nazionali (come la Germania) o comunitari (ReArmEu).

Le popolazioni sono meno convinte del generale Walker. La settimana scorsa un nuovo sondaggio di Ipsos ha confermato che i britannici non intendono combattere (cosa che rende urgente, secondo i vertici militari, una maggiore consapevolezza collettiva): metà della popolazione non andrebbe in guerra per la Gran Bretagna in nessun caso. Allo stesso tempo, più della metà dei cittadini è favorevole a un incremento della spesa per la difesa. Tra questi, il 36% sostiene un aumento delle tasse a tale scopo, mentre il 37% vorrebbe che i fondi venissero da altre voci.

Il ministro: “Non si rende il Paese più forte impoverendo il popolo”

Il tema è particolarmente caldo, viste le pressioni statunitensi, e non solo, a destinare maggiori risorse alla difesa – secondo i conservatori fino al 3% del Pil entro il 2030 -, e visti i continui allarmi relativi alle minacce russe verso l’Europa. Ad oggi, il cancelliere dello Scacchiere John Healey deve trovare il modo per colmare un deficit di 5 miliardi di sterline nella spesa per la difesa. Il 28 ottobre illustrerà il suo primo budget nell’ambito della presentazione del bilancio governativo.

Lo scorso settembre, Wes Streeting, ministro della Difesa, ha dichiarato ai delegati della conferenza del Partito Laburista a Liverpool che l’incremento per la difesa implica “scelte e compromessi, ma i nostri critici di destra devono capire che non si rende il Paese più forte impoverendo il popolo“.

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