Trump (in crisi) torna ad occuparsi di Ucraina, e chi ci guadagna è Putin

La Casa Bianca vuole fermare gli attacchi alle raffinerie russe per contenere il prezzo dei carburanti, e annuncia un accordo con Mosca sul diesel. Ma l'intesa può finanziare ulteriormente la guerra contro Kiev
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Da sinistra, Vladimir Putin, Volodymyr Zelensky, Donald Trump in un'immagine di repertorio (Ipa/Afp)

“Gli ho detto di non colpire le raffinerie. Farebbe dannatamente bene a smetterla“. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel tentativo di risollevare le sorti proprie e dei repubblicani alle elezioni di midterm ormai vicine, torna ad attaccare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e ad occuparsi di Ucraina, finendo per favorire la Russia di Vladimir Putin e allargando la frattura con gli alleati europei. I quali quest’oggi hanno approvato un grosso pacchetto di sanzioni, mostrando così l’ampiezza delle divergenze tra le due sponde dell’Atlantico.

Dunque il tycoon se la prende con Zelensky, chiedendo la sua sostituzione e attribuendogli una serie di colpe: in primis, aver iniziato a colpire le raffinerie russe. In secondo luogo, non aver accettato accordi con la Russia. Tutto questo per arrivare ad incolparlo dell’impennata dei prezzi dell’energia degli ultimi mesi.

La mossa di Trump è semplice: di fronte al costo record dei combustibili, all’inflazione in forte salita e al conseguente diffuso malcontento degli elettori americani – anche repubblicani -, il capo della Casa Bianca sta cercando di attribuire ad altri la responsabilità della situazione causata dall’attacco israelo-americano contro l’Iran il 28 febbraio scorso.

Se la logica – per una volta – è comprensibile, lo sono anche gli esiti: avvantaggiare Putin, allontanare una pur vaga prospettiva di un cessate il fuoco, e deteriorare ulteriormente il rapporto con gli europei.

L’accordo Usa-Russia sul diesel

Il 9 ottobre Trump ha annunciato l’immediata revoca delle sanzioni sul petrolio russo fino ad aprile 2027, contestualmente a un accordo Usa-Russia per la fornitura di diesel, con le quali il tycoon spera di abbassare il prezzo del carburante in patria, o almeno di rivendicare che sta agendo in tal senso. Zelensky ha definito la decisione “un regalo di compleanno” per lo zar, che proprio in questi giorni ha compiuto gli anni. L’accordo “significa più soldi per questa guerra, più soldi per infliggerci sofferenze”, ha aggiunto.

Trump è stato criticato da tutta Europa, compreso da chi era un suo amico, come Boris Johnson, ex premier britannico, che ha affermato che è “evidentemente ridicolo incolpare l’Ucraina per l’aumento dei prezzi che ovviamente è iniziato con la chiusura dello Stretto di Hormuz”. L’accordo ha provocato critiche anche negli Stati Uniti, comprese quelle di alcuni parlamentari repubblicani.

E mentre è tutto da vedere se il diesel fornito da Mosca (300mila tonnellate seguite da altre 500mila a novembre e da un ulteriore milione successivamente) riuscirà ad abbassare per tempo e in modo apprezzabile i prezzi negli Usa, quello che è certo è che l’accordo fornisce linfa vitale per l’economica di Mosca per continuare la guerra, alimentando i piani di Putin.

Il ‘cessate il fuoco energetico’ tra Ucraina e Russia

Trump ha poi annunciato un cessate il fuoco energetico tra ucraina e Russia per non colpire le rispettive infrastrutture, accordo non confermato da nessuna delle due parti: Zelensky ha fatto sapere che lo ha appreso dai media, che attende dettagli (compreso da quando dovrebbe iniziare) e che comunque è favorevole purché lo sia anche Mosca e questa smettere di colpire il sistema energetico ucraino. Mosca ha ribadito che sono ancora in corso discussioni e che ulteriori informazioni saranno rese note a tempo debito.

Il presidente ucraino oggi durante una conferenza a Varsavia in collegamento video ha anche aggiunto che Mosca continua i bombardamenti: “Ci sono state violazioni russe del cessate il fuoco energetico annunciato dal presidente Trump”.

Trump: “Sostituite Zelensky”

Come anticipato, Trump ha attaccato pesantemente il leader ucraino. Sabato, dopo che l’interessato lo aveva criticato per l’accordo sul disel russo, il tycoon ha asserito: “Zelensky avrebbe potuto risolvere questa guerra molte volte. Molte, molte volte. E ha scelto di non farlo”. Poi è tornato su un argomento già cavalcato, anche dalla Russia, criticando il presidente ucraino perché non indice le elezioni (vietate dalla Costituzione ucraina se vige la legge marziale) e suggerendo agli ucraini di “trovare un nuovo leader capace di concludere un accordo”.

Sul tema, l’interessato ha affermato di essere disponibile a convocare il voto, purché sia in atto un cessate il fuoco di 60 giorni. La Russia respinge però ogni ipotesi di sospendere le ostilità, perché, come ha spiegato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, “non vogliamo un cessate il fuoco, vogliamo una pace duratura e siamo pronti a fare tutto il possibile per raggiungerla”.

L’Europa ha rinnovato il proprio sostegno a Kiev. Tra questi, la Germania, il Regno Unito e la Polonia. il primo ministro polacco Donald Tusk ha affermato su X che il presidente ucraino può contare sulla “piena solidarietà dell’Europa”.

Quanto all’energia, Trump ha tuonato contro Zelensky: “Gli ho detto: “Potete fare quello che volete alla Russia. Ci sono tanti altri obiettivi, non colpite le raffinerie, perché quello è un problema mondiale”. E cosa fa? Va a prendere il gasolio. Farebbe meglio a smetterla, dannazione”.

E ancora, ha sostenuto che Zelensky voglia “creare problemi al mondo. Vuole creare problemi ai nostri agricoltori, ai nostri allevatori che dipendono dal gasolio, perché la Russia fornisce una grande parte del gasolio a livello globale”.

“Niente armi se non collaborate”

Non è finita qua. Secondo il Financial Times, l’amministrazione americana avrebbe minacciato di interrompere la condivisione dell’intelligence e di bloccare il programma Purl, attraverso il quale gli alleati europei acquistano armamenti statunitensi destinati all’Ucraina, se Kiev non fermerà gli attacchi alle infrastrutture energetiche russe. Minacce riportate da fonti diplomatiche, ma non accompagnate finora dall’annuncio di una sospensione effettiva delle forniture.

L’Ue sanziona 1600 individui ed entità russe

Quanto all’Unione europea, “andiamo avanti per la nostra strada“, ha sintetizzato l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Kaja Kallas, arrivando questa mattina al Consiglio Affari esteri a Lussemburgo. I ministri hanno approvato il più ampio insieme di nuovi inserimenti nelle liste delle sanzioni dall’inizio dell’invasione: 1.569 soggetti collegati al complesso militare-industriale russo, tra cui 826 aziende e 743 dirigenti. Nel mirino sono finiti soprattutto fornitori di componenti per missili balistici, droni e altri sistemi d’arma, dall’elettronica ai radar, dai semiconduttori agli apparati di navigazione.

Le misure prevedono il congelamento dei beni, il divieto di mettere fondi o risorse economiche a disposizione dei soggetti sanzionati e, per le persone fisiche, il divieto di ingresso nell’Unione. Separatamente sono state sanzionate 77 persone coinvolte nelle elezioni russe organizzate nei territori ucraini occupati.

“Non è il momento di allentare la pressione su Mosca, ma di aumentarla”, ha dichiarato Kallas, contestando anche l’utilità di una tregua energetica che non impedisca di uccidere civili. La leader estone ha infatti chiesto agli Stati Uniti di mantenere la pressione sanzionatoria sulla Russia in modo da “poter effettivamente concludere questa guerra”, anche perché “tutti questi effetti degli attacchi alle raffinerie non ci sarebbero, non sarebbero necessari se la guerra fosse finita”.

Quanto alla possibile tregua energetica, l’ha accolta favorevolmente ma ha espresso dubbi sul rispetto dell’accordo da parte di Mosca, e ha sottolineato anche l’asimmetria tra i due paesi: la Russia possiede numerose raffinerie, mentre l’Ucraina ne ha una sola, non pienamente operativa. Quindi, ancora una volta, una tale intesa avvantaggerebbe soprattutto Mosca.