“100 miliardi spesi senza nemmeno una molecola di energia in più”: la stoccata di von der Leyen sulla crisi energetica

Per sbloccare la riserva energetica, la Commissione sollecita l'approvazione urgente del pacchetto sulle reti entro la fine dell'anno
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Von der leyen pe afp
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (Afp)

Una nuova emergenza energetica ed economica minaccia di travolgere famiglie e imprese. A lanciare l’allarme è la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nell’ambito del suo discorso a Strasburgo, pronunciato durante la seduta plenaria del Parlamento europeo il 6 ottobre 2026 in vista del summit del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Con toni accorati ed estremamente diretti, la presidente ha illustrato il conto salatissimo pagato dal Continente a causa dell’instabilità geopolitica internazionale: “Dalla fine di febbraio, i prezzi del gas sono aumentati del 140%. I prezzi del diesel sono raddoppiati. Complessivamente, dall’inizio del conflitto in Iran, i combustibili fossili importati sono costati all’Europa 100 miliardi di euro in più. Senza che ciò abbia comportato nemmeno una molecola di energia in più”.

La capa dell’esecutivo di Bruxelles ha quindi lanciato un vero e proprio allarme alle istituzioni comunitarie e ai governi nazionali, avvertendo che “la situazione potrebbe aggravarsi con l’avvicinarsi dell’inverno” e che l’Unione deve agire subito per proteggere i cittadini e risolvere i nodi strutturali del settore.

Bollette e caro vita

Il primo fronte caldo riguarda l’impatto sociale ed economico della crisi, con aziende schiacciate dai costi operativi e nuclei familiari in difficoltà nel saldare le bollette. Nel corso del suo intervento, von der Leyen ha messo in luce le marcate disparità energetiche tra i vari Paesi comunitari: in uno Stato membro un megawattora di elettricità arriva a costare circa 145 euro perché agganciato al prezzo del gas, mentre in un altro si attesta sui 70 euro grazie al peso del nucleare e delle rinnovabili. Proprio a causa di queste differenze, la Commissione rifiuta ricette uniche e uniformi, ribadendo la necessità di sostegni finanziari temporanei ma rigorosamente circoscritti: “Il sostegno deve essere mirato, questo è molto importante: niente elargizioni a pioggia, poiché ciò farebbe aumentare la domanda, avvantaggerebbe i redditi più alti e comporterebbe costi enormi. Serve invece un sostegno su misura”.

A fare da modello operativo sono gli strumenti previsti dal piano straordinario AccelerateEu, presentato lo scorso aprile in risposta alla chiusura dello Stretto di Hormuz, come i voucher energetici per le famiglie a basso reddito già introdotti con successo in Francia e Romania. Sul piano internazionale, per calmierare i prezzi e mettere al sicuro gli approvvigionamenti, l’Unione sta muovendo importanti leve industriali e diplomatiche: dall’intesa in sede G7 per immettere sul mercato 100 milioni di barili di greggio e diesel, alla proroga di un anno della flessibilità sulle emissioni di metano per i Paesi esportatori. Inoltre, verrà avviato un dialogo strategico sulle raffinerie europee affidato ai commissari Jørgensen (energia e politiche abitative) e Kubilius (difesa e spazio), insieme a una nuova task force per gli acquisti comunitari: “Vogliamo passare dalla semplice attività di intermediazione all’aggregazione della domanda, incaricando un operatore di mercato di gestire l’approvvigionamento congiunto”.

Rinnovabili e reti elettriche: il piano europeo per l’indipendenza energetica

Nel medio e lungo periodo, la vera svolta per affrancare l’Europa dalla volatilità dei mercati esteri risiede nel passaggio definitivo all’elettricità pulita prodotta all’interno dei confini europei. Come ha ricordato la presidente, le scelte strategiche compiute negli ultimi anni hanno già ridotto drasticamente la vulnerabilità dell’Unione: le importazioni di gas russo sono crollate dal 45% al 12% e si azzereranno del tutto entro la fine del prossimo anno, mentre oltre il 70% dell’energia elettrica proviene ormai da fonti pulite e dal nucleare. Tuttavia, lo sviluppo delle rinnovabili si trova oggi ad affrontare un pesante ostacolo infrastrutturale.

Nell’ultimo anno è stata installata una capacità record di oltre 80 gigawatt da fonti eoliche e solari, ma la rete di distribuzione continentale non riesce ad assorbire i nuovi impianti: “L’anno scorso abbiamo installato oltre 80 gigawatt di capacità da fonti rinnovabili, ma una quantità sei volte superiore è ancora in attesa di essere connessa alla rete”. Per sbloccare questa enorme riserva energetica, la Commissione sollecita l’approvazione urgente del pacchetto sulle reti entro la fine dell’anno. L’obiettivo tracciato dal Piano d’azione per l’elettrificazione è infatti quello di raddoppiare la quota di energia elettrica nei consumi finali entro il 2040, un passaggio che consentirà di abbattere la fattura delle importazioni fossili di circa 260 miliardi di euro all’anno: “Ogni elettrone di energia pulita che produciamo e usiamo qui in Europa è energia che non dobbiamo importare da mercati mondiali instabili”.

Bilancio Ue 2028-2034: lo scontro sui fondi comunitari e le nuove risorse

La gestione dell’emergenza si intreccia infine con le complesse trattative per il prossimo Quadro finanziario pluriennale (Qfp) dell’Unione europea per il periodo 2028-2034. In un clima politico segnato dal confronto serrato tra Paesi rigoristi favorevoli ai tagli e Paesi che chiedono di proteggere i fondi storici, von der Leyen ha difeso la necessità di un bilancio comunitario solido e ambizioso, capace di sostenere la difesa, l’intelligenza artificiale, la competitività, le infrastrutture e la coesione territoriale.

Nel mettere in guardia le capitali da miopi politiche di austerity, la presidente ha ricordato che l’intero budget dell’Unione equivale ad appena l’1,26% del reddito nazionale lordo comunitario, rivolgendo un accorato appello al Parlamento e agli Stati membri: “A volte sentiamo dire che un accordo non è possibile… Ma vorrei mettere in guardia da tagli consistenti. Rischierebbero di intaccare profondamente priorità fondamentali che abbiamo concordato tutti insieme”. Per rispondere alle nuove esigenze senza sovraccaricare le casse nazionali, l’esecutivo di Bruxelles propone dunque un significativo pacchetto di nuove risorse proprie, considerato lo strumento indispensabile per garantire l’autonomia strategica e il futuro dell’Unione.