Caro-energia, Meloni scrive a von der Leyen: “Utilizziamo una parte dell’extragettito Iva”

Presentata la "terza via" italiana in vista del Consiglio europeo di 15 e 16 ottobre
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Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni insieme
Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni (VANNICELLI/GRILLOTTI/Ipa/ Fotogramma)

Giorgia Meloni tenta la terza via per contrastare l’inflazione indotta dal caro-energia. Dopo aver proposto, insieme ad altri Paesi, una tassa europea sugli extraprofitti delle compagnie energetiche e una maggiore flessibilità fiscale, la presidente del Consiglio chiede a Bruxelles di utilizzare l’extragettito Iva per sostenere famiglie e imprese. Nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, Meloni ha accolto con favore il rinvio del regolamento Ue sul metano, ma ha ribadito lo scetticismo dell’esecutivo nei confronti del sistema Ets.

La lettera di Meloni a von der Leyen

“Ho scritto alla presidente von der Leyen per chiedere due cose. La prima: che lo shock energetico e inflazionistico venga adeguatamente considerato nel calcolo della spesa consentita dalle regole europee. La seconda: che gli Stati possano utilizzare almeno una parte dell’extragettito Iva generato dall’aumento dei prezzi per finanziare misure temporanee e mirate a sostegno di famiglie e imprese”, ha informato la presidente del Consiglio, secondo la quale “sarebbe oggettivamente difficile spiegare ai cittadini che per rispondere allo shock non possiamo neanche utilizzare le maggiori entrate che quello shock ha generato”.

Pur definendo “di buon senso” le proposte messe nero su bianco nella lettera, Meloni ha riconosciuto che “non sarà facile trovare una convergenza”, nonostante l’Italia non sia sola nelle sue richieste.

Cosa è l’extra-gettito fiscale

L’extragettito fiscale è l’insieme delle entrate tributarie superiori a un termine di confronto (per esempio, le previsioni di bilancio) spesso generato da un aumento dei prezzi al consumo. Nel caso evocato da Giorgia Meloni, il principale incasso maggiorato riguarda l’Iva: se energia e carburanti rincarano, lo Stato può incassare più imposta sul valore aggiunto da ogni acquisto. La presidente del Consiglio chiede di poter utilizzare almeno una parte di queste entrate per aiuti temporanei e mirati, senza che le regole europee sulla spesa ne impediscano l’impiego.

Non è facile quantificare l’extragettito generato dal caro-energia di questi mesi, innescato in gran parte dalla guerra in Iran e dalla conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz (nonostante Trump dica che il costo del carburante è aumentato a causa degli attacchi ucraini agli impianti petroliferi russi). Alcune stime su dati Mimit parlano di 250 milioni di euro al mese che, moltiplicati per dodici mesi, significano quasi 3 miliardi di euro di entrate aggiuntive nelle casse dello Stato. La stima deriva da una proiezione a condizioni invariate dei costi di benzina e diesel, non un incasso annuale già accertato. Il conteggio, inoltre, considera anche il ripristino delle accise.

Le conseguenze su spese e consumi (anche pubblici)

Un aumento del gettito per litro non quantifica da solo l’extragettito incassato dallo Stato. Se famiglie e imprese acquistano meno carburante, infatti, i minori volumi possono compensare parzialmente il maggiore incasso. Se spendono di più per energia e tagliano altri acquisti, può risentirne il gettito su altri consumi.

Inoltre, l’inflazione fa aumentare anche costi sostenuti dalla pubblica amministrazione: forniture, servizi e altre voci soggette a meccanismi di rivalutazione, che vengono finanziate dalle risorse pubbliche. Questo meccanismo è parte dello shock richiamato da Meloni. Nella lettera, la presidente del Consiglio indica che la spesa direttamente esposta a un’inflazione superiore alle ipotesi del piano equivale al 20,4% del Pil, con ulteriori componenti pari al 12% del Pil destinate a risentirne già nel 2027.

Perché serve un confronto con Bruxelles se le entrate ci sono?

Per la regolamentazione europea, l’aumento delle entrate non autorizza automaticamente l’aumento della spesa pubblica perché non è garantisce un miglioramento netto dei conti.

Il nuovo quadro di bilancio utilizza una traiettoria della spesa netta, che tiene conto delle misure discrezionali sulle entrate, cioè delle decisioni del governo che modificano la tassazione. In questo senso, un incasso maggiore dovuto all’inflazione non equivale a una nuova misura fiscale strutturale che apre automaticamente spazio per spendere.

Come spiega la stessa presidente del Consiglio italiano nella lettera, il gettito aggiuntivo a breve termine delle imposte indirette non può finanziare liberamente aiuti compensativi se lo Stato non dispone di margine nella traiettoria concordata. La richiesta politica è quindi consentire di utilizzare una parte dell’aumento delle entrate per un sostegno temporaneo, anziché destinarlo soltanto al miglioramento dei saldi o assorbirlo nei costi del bilancio.

Materie prime critiche, l’Italia candida il Porto di Marghera

Nel discorso a Palazzo Madama, Giorgia Meloni ha richiamato anche il tema delle materie prime critiche, fondamentali per transizione energetica, digitale e difesa, sottolineando la dipendenza europea dalle importazioni. “L’Europa deve tornare a mettere la capacità di produrre al centro delle proprie scelte”, ha detto la presidente del Consiglio, secondo la quale “Se non affrontiamo questo nodo, rischiamo di uscire da una dipendenza solo per entrare in un’altra. E questa è anche la ragione per cui l’Italia si è candidata a ospitare a Porto Marghera uno dei primi siti europei di stoccaggio strategico di queste materie, iniziativa che potrebbe diventare un progetto pilota europeo”, ha aggiunto.

Meloni su regolamento metano e sistema Ets

La presidente del Consiglio ha informato i senatori anche in merito al rinvio di un anno del regolamento sul metano da parte di Bruxelles, come richiesto dall’Italia. Secondo la presidente del Consiglio si tratta di “un’ottima notizia” perché gli obblighi previsti dal regolamento potrebbero restringere ulteriormente l’offerta di carburante disponibile con inevitabili ripercussioni sui prezzi al dettaglio.

L’attuale contesto di incertezza economica genera enormi occasioni di speculazione sui mercati finanziari. Sul punto, Meloni ha ribadito che il prezzo dei permessi di emissione del sistema Ets dovrebbe riflettere l’economia reale e non le logiche della finanza. “In Europa un’impresa che inquina deve comprare un permesso per ogni tonnellata di CO2 che emette, ma questi permessi si comprano sul mercato e quindi il prezzo lo fa il mercato stesso, con dinamiche che, mi permetterete, non hanno molto a che fare con la tutela dell’ambiente”, ha detto la presidente del Consiglio ai senatori. Quando il prezzo della quota Ets aumenta, “sale anche il costo di produzione per l’acciaieria, per la cartiera, per il cementificio, per la ceramica e quel costo alla fine finisce nel prezzo di ciò che compriamo”. Per questo, ha spiegato Meloni, l’Italia ha messo “nero su bianco alcune proposte puntuali per correggere il sistema”, chiedendo di rinviare ancora l’Ets2, che dal 2028 “scaricherebbe nuovi costi su famiglie e imprese”.

Il confronto del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre dovrà chiarire quanto spazio i governi siano disposti a riconoscere a una risposta comune al caro energia. Per l’Italia, la richiesta è poter destinare almeno una parte delle maggiori entrate generate dai rincari al sostegno di famiglie e imprese. La partita si gioca sull’equilibrio tra questi aiuti e il rispetto dei percorsi di spesa concordati con Bruxelles.

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