ETS e caro energia, al Consiglio Ue nessuna svolta: tutto rinviato alla Commissione

Niente intesa sul rinvio dell'ETS2 né su interventi immediati per ridurre i prezzi dell'energia. I Ventisette trovano un compromesso politico sulla necessità di contenere i costi, ma il concreto resta da definire
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Emissioni Ue
(Canva)

Nessuna sospensione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), nessun nuovo rinvio dell’ETS2 e nessuna misura comune concreta contro il caro energia. Il Consiglio europeo del 15-16 ottobre si è chiuso con un compromesso che riconosce l’urgenza di intervenire sui prezzi energetici, ma lascia aperte le questioni più controverse, sulle quali le capitali non sono riuscite a trovare una quadra: come ridurre rapidamente le bollette di famiglie e imprese senza indebolire gli strumenti europei di decarbonizzazione.

I leader hanno dunque chiesto alla Commissione europea di valutare ulteriori interventi temporanei contro i rincari e di riesaminare gli impatti dell’ETS2, senza modificarne il calendario. Sul sistema ETS esistente, invece, hanno ribadito la necessità di ridurre la volatilità del prezzo della CO₂, preservandone il ruolo nella transizione energetica.

Lo scontro sul sistema ETS

Al centro delle divisioni c’è il meccanismo che impone alle imprese di acquistare quote per le proprie emissioni di anidride carbonica, pensato per rendere progressivamente più costoso inquinare e per questa via incentivare gli investimenti nelle tecnologie pulite. Ma con i prezzi dell’energia in aumento, diversi governi ritengono che il sistema contribuisca a indebolire la competitività dell’industria europea perché impone un ulteriore onere.

Di conseguenza, alcuni Stati membri hanno chiesto di allentare le regole sulle emissioni per contenere i costi energetici, incontrando la resistenza dei Paesi nordici, favorevoli al mantenimento del sistema.

Stesso discorso per l’ETS2, il nuovo mercato delle emissioni destinato a estendere il prezzo della CO₂ ai combustibili utilizzati negli edifici e nel trasporto stradale. Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Cipro e Grecia hanno sostenuto la necessità di posticiparne ulteriormente l’applicazione, fino al 2030, temendo nuovi aumenti dei prezzi dei carburanti e del riscaldamento. Finlandia, Svezia e Danimarca invece hanno messo in guardia contro un indebolimento delle politiche climatiche europee.

Dopo discussioni che si sono protratte a lungo, nelle conclusioni finali non compare alcun nuovo rinvio. La Commissione è stata incaricata soltanto di aggiornare la valutazione degli impatti dell’ETS2, con particolare attenzione alla struttura del meccanismo e alle misure di salvaguardia.

Prezzi dell’energia, nessuna soluzione immediata

Anche sul caro energia i leader europei hanno evitato di fissare nuovi interventi vincolanti. Il Consiglio ha riconosciuto la necessità di una risposta europea coordinata, ma limitata a misure mirate e temporanee, tenendo conto delle differenze tra i mercati energetici nazionali.

I Ventisette hanno accolto favorevolmente l’intenzione della Commissione di prorogare il quadro temporaneo degli aiuti di Stato per i settori industriali più esposti, di rinviare una parte delle norme su metano, di migliorare l’efficienza delle raffinerie di favorire l’aggregazione volontaria della domanda energetica. È stata inoltre chiesta un’accelerazione della revisione della riserva stabilizzatrice del mercato ETS, per attenuare le oscillazioni eccessive del prezzo delle quote.