Una birra in meno all’anno per ogni europeo per sostenere l’Ucraina. “Noi possiamo permettercelo, l’Ucraina ne ha bisogno adesso”. Il premier lettone Andris Kulbergs, arrivando ieri 15 ottobre al Consiglio europeo a Bruxelles, ha usato una delle bevande più amate dagli europei come metro di paragone per sottolineare la necessità di continuare a finanziare Kiev nella guerra contro la Russia.
“Sostenere l’Ucraina è comunque una questione di soldi”, ha sottolineato Kulbergs. “Si tratta solo di una birra all’anno per ogni europeo. Quella birra è solo una spesa. Lì, invece, è una questione di vita o di morte. Noi beviamo meno e lì si salvano delle vite“, ha aggiunto il premier, invitando gli europei a considerare il sostegno all’Ucraina una priorità e i governi a pensare meno ai propri interessi nazionali e di più alla sicurezza comune del Continente.
“Questo è un inverno cruciale per l’Ucraina. Se l’Ucraina rimarrà forte, anche l’Europa rimarrà forte. In caso contrario, avremo enormi problemi”, ha avvisato Kulbergs.
Stamattina entrando alla seconda giornata del vertice ha rincarato: “Se vogliamo vivere in Europa in tranquillità, mangiare croissant e bere caffè al mattino senza pensare alle minacce, allora dobbiamo sostenere l’Ucraina”. In caso contrario, ha proseguito, “la responsabilità è nostra”.
Quanto ha speso l’Unione europea per l’Ucraina?
Il paragone con una birra ha un valore simbolico, ma ovviamente la realtà è più complessa.
Secondo i dati del Consiglio europeo, aggiornati al 5 ottobre, l’Ue e i suoi 27 Stati membri hanno mobilitato complessivamente 227,4 miliardi di euro per sostenere l’Ucraina dall’inizio dell’invasione russa, nel febbraio 2022.
Di questi, 113,2 miliardi provengono dal bilancio comunitario e 15,5 miliardi dagli aiuti finanziari, economici e umanitari dei singoli Stati. Il totale comprende anche l’assistenza militare, il sostegno ai rifugiati ucraini e i proventi dei beni russi immobilizzati. Non si tratta però di un costo effettivamente sostenuto dai contribuente: nel totale rientrano prestiti, garanzie e risorse di diversa natura.
Insomma, il paragone con una birra non indica il costo concreto del sostegno europeo al Kiev, ma è il modo utilizzato da Kulbergers per sottolineare che lo sforzo per aiutare il Paese aggredito è sostenibile.
I nuovi finanziamenti europei
Il supporto economico proseguirà anche nei prossimi anni. Lo scorso aprile il Consiglio Ue ha concordato un prestito da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027: di questi, indicativamente 30 miliardi vanno a coprire le esigenze finanziarie e 60 miliardi a quelle militari. Il prestito sarà raccolto sui mercati attraverso emissioni di debito garantite dal bilancio europeo.
Sta inoltre tornando nel dibattito la questione di se e come utilizzare a favore di Kiev gli asset russi congelati nell’Ue dopo l’invasione dell’Ucraina. La contrarietà soprattutto del Belgio, che detiene la grandissima maggior parte di tali beni nella società finanziaria Euroclear, ha bloccato finora l’ipotesi, ma Svezia, Finlandia e Germania vogliono riprendere il discorso.
Nei giorni scorsi sono tornati a parlarne anche gli Stati Uniti, chiedendo che gli asset in questione vengano smobilizzati e passati sotto controllo di Washington. L’obiettivo è utilizzarli per favorire una negoziazione con Mosca. Ma si tratta di una richiesta che gli europei non gradiscono, che apre un’altra frizione tra le due sponde dell’Atlantico e che getta ulteriore disordine sulla difficile strada verso la fine del conflitto.

