Da oggi, 13 ottobre, fino al 23 ottobre l’Italia ospita Steadfast Noon, l’addestramento annuale con cui la Nato verifica le procedure che sostengono la propria deterrenza nucleare. Partecipano alle operazioni 17 Paesi dell’Alleanza, in una serie di attività che riguardano il coordinamento tra forze aeree, sicurezza, supporto logistico e capacità di risposta.
La Nato ribadisce che l’esercitazione era programmata da tempo e non è diretta contro un Paese specifico. Eppure l’appuntamento con il controllo della deterrenza arriva in un momento molto teso della guerra in Ucraina.
Che cos’è Steadfast Noon
Steadfast Noon è l’esercitazione annuale della Nato dedicata alla deterrenza nucleare. L’edizione 2026 prende il via il 13 ottobre in Italia e, secondo l’annuncio dell’Alleanza, durerà circa dieci giorni.
Lo scopo dichiarato è mantenere la prontezza militare e verificare procedure e coordinamento che contribuiscono alla deterrenza e alla difesa dell’Alleanza. L’Italia ha già ospitato Steadfast Noon nel 2010, 2013, 2014, 2018, 2021 e 2023. L’edizione di quest’anno è quindi la settima ospitata sul territorio italiano.
Cosa si addestra senza armi nucleari
Definire l’esercitazione “nucleare” non significa che vengano maneggiate o trasportate testate reali. L’Aeronautica militare ha chiarito che non è previsto l’impiego di alcun armamento reale: le attività servono a verificare procedure, standard di sicurezza e interoperabilità tra le forze alleate.
Nelle precedenti descrizioni ufficiali di Steadfast Noon, la Nato ha spiegato che l’addestramento riguarda anche il dispiegamento di dual-capable aircraft: velivoli in grado di svolgere missioni convenzionali e, se necessario e autorizzato, missioni collegate alla deterrenza nucleare. Accanto a questi aerei operano assetti convenzionali di supporto.
L’obiettivo concreto di questi dieci giorni è accertare che, in una crisi, i diversi contingenti nazionali possano comunicare, coordinarsi e agire secondo le stesse procedure. Il punto non è simulare pubblicamente un attacco atomico contro un bersaglio preciso. Nato e autorità italiane non hanno indicato scenari, obiettivi o Paesi avversari simulati.
Le basi italiane coinvolte
Le informazioni diffuse dall’Aeronautica militare indicano il coinvolgimento di Aviano, in Friuli-Venezia Giulia, e di Ghedi, in Lombardia. L’esercitazione interessa anche altre aree operative e porzioni di spazio aereo italiano, con attività segnalate tra il Tirreno e la Sardegna. Aviano e Ghedi sono da anni al centro del dibattito sulla nuclear sharing, il sistema con cui gli Stati Uniti mantengono parte del proprio dispositivo nucleare in Europa e alcuni Paesi alleati partecipano alle relative missioni di deterrenza. Organizzazioni indipendenti indicano le due basi italiane tra i siti collegati a questo sistema, ma il governo italiano non conferma pubblicamente l’eventuale presenza o il numero di ordigni nucleari statunitensi sul territorio nazionale.

Perché l’Italia ospita l’esercitazione
L’Italia partecipa dal 1949 alla difesa collettiva della Nato e alla sua architettura di deterrenza strategica. La scelta di ospitare per la settima volta Steadfast Noon conferma il ruolo del Paese nel dispositivo alleato, soprattutto sul fianco meridionale dell’Europa e nel Mediterraneo.
Per Roma, la partecipazione significa contribuire alla capacità dell’Alleanza di rendere credibile la propria risposta a minacce esterne, mantenendo al tempo stesso il controllo politico e militare sulle procedure più sensibili. La deterrenza, infatti, non dipende solo dal possesso di armi, ma dalla capacità dimostrabile di coordinare forze, comunicazioni e decisioni in condizioni di crisi.
Il contesto della guerra in Russia
L’esercitazione italiana si svolge mentre la guerra in Ucraina continua a definire il quadro di sicurezza europeo. Il Cremlino ha recentemente accusato la Nato di condurre attività provocatorie nella regione di Kaliningrad e ha affermato di essere pronta a utilizzare “tutto il proprio arsenale” se il territorio russo fosse minacciato.
La Nato ha respinto quella retorica, definendola irresponsabile. Nassima Barrows, responsabile della politica nucleare dell’Alleanza, ha precisato che non sono stati osservati grandi cambiamenti nella postura nucleare russa tali da destare allarme immediato.

