La sessione plenaria di Strasburgo, in programma dal 14 al 17 settembre, si apre sotto una forte pressione politica per la Commissione europea. Nel tradizionale briefing pre-plenaria organizzato a Roma dall’Ufficio del Parlamento Europeo in Italia con i media nazionali aperto dal ricordo commosso per la scomparsa di Emma Bonino, i rappresentanti delle principali delegazioni italiane hanno tracciato le proprie linee rosse in vista del discorso sullo Stato dell’Unione (Soteu) di Ursula von der Leyen.
L’agenda dei lavori all’Eurocamera riflette queste tensioni: dal dibattito sulle ingerenze straniere e sulla gestione delle frontiere a Ceuta, passando per il sostegno militare a Kiev e il nodo giuridico dei beni russi congelati, fino all’atteso discorso in emiciclo del Primo Ministro canadese Mark Carney e alle emergenze su sanità e giovani.
Il discorso sullo Stato dell’Unione e il malcontento verso Bruxelles
Il discorso annuale sullo Stato dell’Unione, fissato per mercoledi alle ore 09, giunge al giro di boa della legislatura comunitaria in un contesto di marcata frammentazione politica.
Atteso un cambio di passo da parte di von der Leyen
Dal fronte delle opposizioni di destra, Paolo Borchia (Patrioti per l’Europa – Lega) non nasconde lo scetticismo per l’appuntamento istituzionale: “Attendiamo dalle parole della presidente von der Leyen di capire se si riuscirà finalmente ad avere un cambio di passo in vista della metà legislatura”. L’eurodeputato leghista richiama il bilancio negativo dell’intervento pronunciato dodici mesi fa, sottolineando che “abbiamo fatto fatica ad intravedere delle soluzioni concrete per quelle che sono le problematiche che maggiormente stanno affliggendo l’Unione europea“.
Un richiamo alla concretezza giunge anche da Ruggero Razza (Ecr – Fratelli d’Italia), che evidenzia la forte “attesa di risposta in termini di concretezza da parte della Commissione europea”, necessaria per misurare se gli annunci e gli impegni assunti negli ultimi due anni trovino finalmente traduzione in “risultati operativi e tangibili”.
Anche i partiti di centrosinistra criticano l’operato della seconda Commissione ver der Leyen. Ignazio Marino (Verdi/Ale – Alleanza Verdi e Sinistra) giudica l’operato dell’Unione europea “totalmente irrilevante” dinanzi agli scenari di crisi internazionale, rimarcando come von der Leyen appaia “assente dal tavolo delle trattative che si svolgono tra Stati Uniti e Russia“. Pur manifestando profonda insoddisfazione per la guida dell’Esecutivo comunitario, Marino esprime una riflessione pragmatica sulla tenuta istituzionale: per l’ex sindaco di Roma, sarebbe opportuno pensare a un cambio di presidenza, ma “il rischio è che von der Leyen venga sostituita da qualcuno di peggiore”.
La bocciatura è invece categorica nelle parole di Valentina Palmisano (The Left – Movimento 5 Stelle): “Questa Commissione va interamente bocciata, poiché si è focalizzata principalmente sul riarmo e sulla difesa e non ha fatto nulla sui salari, sul rilancio dell’economia o per difendere i posti di lavoro nei settori in crisi economica, come ad esempio quello relativo all’automotive“.
I riflessi del voto in Germania e la richiesta di autocritica
Le recenti dinamiche elettorali nei singoli Stati membri pesano come un macigno sul futuro assetto di Bruxelles. Razza rimarca come l’esigenza di una svolta pragmatica da parte della Commissione si sia fatta ancora più stringente “anche alla luce del voto che c’è stato in Germania” con il netto trionfo di AfD in Sassonia-Anhalt.
Dal canto suo, Palmisano collega direttamente le scelte di bilancio dell’Unione all’ascesa delle forze radicali, sostenendo che le politiche incentrate sull’espansione della spesa per la difesa stiano “gonfiando le vele dell’estrema destra anche in Germania”. L’eurodeputata si auspica che von der Leyen “faccia autocritica mercoledì durante il suo intervento”.
Guerra in Ucraina, tra riarmo e diplomazia
Il Pe affronterà anche la discussione e il voto sulle nuove misure di assistenza a Kiev, dove l’emiciclo è diviso tra chi considera prioritario il canale degli armamenti e chi reclama un’iniziativa negoziale guidata dall’Europa.
Sostegno militare all’Ucraina e il doppio standard su Gaza
Brando Benifei (S&D – Partito Democratico) ribadisce la centralità del supporto alla resistenza ucraina attraverso una formula perentoria: “Se la Russia si ferma, la guerra finisce. Se l’Ucraina non si difende, viene distrutta“. Benifei non risparmia una dura critica alla postura internazionale dell’Unione, denunciando il “doppio standard dell’Europa che si gira dall’altra parte su Gaza“, ma rimarca che tale incoerenza non può in alcun modo giustificare il disimpegno verso il Paese aggredito dalla Russia.
Una linea di fermezza condivisa da Razza, per il quale garantire sostegno materiale a Kiev resta una scelta obbligata: “L’alternativa è l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, è la conquista da parte della Russia di un territorio che non le appartiene”.
Sulle trattative trilaterali Ucraina-Russia-Usa, Valentina Palmisano ha criticato l’atteggiamento dell’Alta rappresentante Kaja Kallas, che si è detta scettica sulla missione degli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, impegnati in colloqui a Mosca e Kiev per verificare la possibilità di riaprire un negoziato.
Il modello di finanziamento del comparto bellico divide gli eurodeputati italiani. Marino rileva con rammarico che “ancora una volta non si parla di esercito comune europeo“, preferendo disperdere ingenti risorse in trasferimenti a pioggia ai singoli bilanci nazionali. Palmisano contesta alla radice le priorità contabili dell’Unione, rifiutando l’ipotesi di quintuplicare gli stanziamenti militari nel bilancio pluriennale e denunciando l’impiego delle risorse destinate al Fondo di coesione per finanziare il riarmo.
Il ruolo della diplomazia europea nei processi di pace
L’assenza di un’autonoma capacità negoziale dell’Europa è un elemento di convergenza trasversale tra le delegazioni italiane. Benifei punta l’indice contro la rinuncia dell’Ue a esercitare un vero “ruolo di negoziazione politica”, definendola “una miopia grave dei nostri governi, che avrebbero potuto presentare proposte per la pace prima di dover inseguire Donald Trump“.
Per Borchia, che inquadra la guerra come un “conflitto ormai di logoramento”, “l’approccio che privilegia le armi alla diplomazia ha portato a pochi risultati”. L’europarlamentare dei Patrioti per l’Europa ricorda che “la diplomazia costa meno dell’intervento bellico“. Marino insiste sulla necessità per Bruxelles “di chiamare un tavolo per la diplomazia”, ma ritiene l’attuale vertice della Commissione “incapace di poter convocare un tavolo per gli incontri diplomatici” e Palmisano ribadisce che su questo terreno l’Unione è rimasta “assolutamente silente”.
L’utilizzo dei beni russi congelati
Tra i dossier più complessi figura l’eventuale confisca o utilizzo degli asset sovrani russi congelati nelle istituzioni finanziarie occidentali. Benifei considera “giusto riaprire questa discussione” per impiegare le risorse bloccate a copertura dei sistemi di difesa aerea e antimissile per Kiev, criticando le resistenze e l’atteggiamento rinunciatario emerso in Italia.
Molto più prudenti gli altri gruppi. Borchia segnala che “le problematiche legate alla base giuridica non sono ancora state superate” e Razza richiama la complessità di intervenire su “asset che appartengono a soggetti privati”, avvertendo del rischio di pesanti contenziosi internazionali al termine delle ostilità.
La denuncia su Paesi Ue che comprano gas russo
Durante il briefing presso l’Ufficio del Parlamento Europeo in Italia si è affrontato anche il paradosso della sicurezza energetica europea, tra i tentativi di indipendenza da Mosca e i flussi commerciali effettivi.
Di fronte a queste incongruenze, Razza chiede all’Esecutivo europeo verifiche puntuali e tempestive sui volumi effettivi acquistati dagli Stati membri, sollecitando Bruxelles a sfruttare i suoi poteri e “adottare le condizionalità verso quei Paesi che abbiano condotto dei comportamenti probabilmente lesivi delle regole dell’Unione”. La linea proposta è quella di subordinare l’accesso ai fondi comunitari al rispetto rigoroso della linea di contenimento economico di Mosca.
Emergenza climatica, incendi estivi e strategie di adattamento
L’impatto degli eventi climatici estremi verificatisi nel corso dell’estate non è rimasto fuori dal dibattito.
Marino ricorda le vittime e le anomalie termiche registrate nel continente: “Abbiamo registrato 45.000 morti in Europa durante i mesi estivi, incendi devastanti e il mare che ha superato di 4 gradi la temperatura della normalità”. L’europarlamentare di Avs contesta apertamente la reazione formale delle istituzioni europee, giudicando del tutto inadeguato liquidare una simile tragedia con un semplice minuto di silenzio in assemblea.
Una dura censura all’operato della Commissione arriva anche da Razza, secondo cui Bruxelles ha “fallito miseramente” nella predisposizione di strumenti operativi contro i roghi boschivi, denunciando che l’acquisto della flotta comune di Canadair “viene rinviato di anno in anno”. Razza propone di superare l’impasse attraverso partenariati industriali mirati e l’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale per il monitoraggio predittivo del territorio. Secondo Palmisano “occorre rafforzare nel bilancio pluriennale i fondi destinati alla strategia europea di adattamento”, per mettere in sicurezza infrastrutture e territori vulnerabili.
L’intervento del Premier canadese Mark Carney
L’intervento in plenaria del Primo Ministro canadese Mark Carney, previsto per giovedì alle 11:30, è la grande novità della prossima plenaria.
Benifei sottolinea la rilevanza delle convergenze all’interno del G7 ed evidenzia il ruolo prezioso di Ottawa per la stabilità delle rotte nell’Artico e per le filiere industriali della sicurezza. Anche Marino definisce l’interlocuzione con il Canada essenziale per preservare gli equilibri multilaterali in una fase di forte frammentazione geopolitica.
Politiche economiche, competitività e riforme istituzionali
Sul fronte del tessuto produttivo continentale, Benifei ripropone l’esigenza di “investimenti comuni” attraverso l’emissione di debito condiviso, prefigurando “un nuovo Next Generation Eu” interamente dedicato a calmierare i costi dell’energia e a sostenere la transizione. Sulla necessità di tutelare il sistema produttivo converge anche Razza, che sollecita per il bilancio 2027 stanziamenti proporzionati a salvaguardare la competitività industriale contro l’impennata dei costi energetici.
Processi decisionali e diritto di veto
In questo contesto geopolitico incerto e sempre più polarizzato, tiene banco l’architettura istituzionale dell’Ue. Benifei sollecita la Commissione e il Consiglio a compiere passi decisi per “ridiscutere la questione del diritto di veto, almeno a partire dalle questioni di politica estera”, presupposto ritenuto indispensabile per conferire all’Unione una capacità d’azione tempestiva sullo scacchiere globale. Sul punto, 11 Paesi (tra cui non c’è l’Italia) hanno inviato una lettera a Kaja Kallas, sostenendo la necessità di superare il requisito della unanimità in materia di politica estera.
Immigrazione: da Ceuta agli accordi di partenariato
La gestione delle rotte migratorie verso l’Europa torna in aula con un dibattito mirato sulle criticità che investono le frontiere meridionali. Razza evidenzia come il gruppo dei Conservatori e Riformisti (Ecr) abbia promosso e ottenuto l’inserimento all’ordine del giorno del dibattito sugli incidenti avvenuti nell’enclave spagnola di Ceuta, con l’obiettivo di riaffermare l’inderogabilità della difesa delle frontiere esterne dell’Unione contro i tentativi di ingresso illegale di massa.
Per il deputato di Fratelli d’Italia, la gestione strutturale dei flussi presuppone un salto di qualità nelle relazioni con i Paesi rivieraschi del Nord Africa, che devono evolvere verso una reale “condivisione di responsabilità e progetti comuni”, superando la logica degli accordi emergenziali.
Sanità pubblica e tutela delle nuove generazioni
Anche i temi sociali e sanitari troveranno ampio spazio nei lavori di giovedì, con un focus sulla tenuta degli organici ospedalieri e sulle fragilità psichiche dei minori. Razza richiama i contenuti della relazione parlamentare predisposta insieme all’omologo portoghese del Ppe, accendendo i riflettori su una “crisi enorme, di oltre un milione di professionisti sanitari che mancano” all’interno dei sistemi ospedalieri e di assistenza degli Stati membri, fenomeno che mette a repentaglio la tenuta universale delle cure.
Impatto dei social media e salute mentale dei giovani
Marino riferisce le risultanze di una ricognizione condotta in seno alla Commissione Sanità (svolta congiuntamente con i colleghi Razza e Palmisano) estesa a tutti i 27 Paesi dell’Unione: il suicidio è drammaticamente diventato la “prima causa di morte tra le adolescenti”. L’ex sindaco di Roma sollecita l’approvazione immediata di normative stringenti per regolamentare l’uso delle piattaforme social da parte dei minori.
Tutela della democrazia ed ingerenze straniere
È stato toccato anche l’aspetto relativo ai rischi di interferenze esterne nei processi democratici nazionali e comunitari. Paolo Borchia, mette in guardia contro il rischio di derive illiberali all’interno della stessa dialettica comunitaria. Il capodelegazione leghista stigmatizza la consuetudine per cui, dinanzi all’affermazione elettorale di formazioni politiche euroscettiche nei Paesi membri, si finisca per invocare ombre di ingerenza straniera o paventare il congelamento dei fondi comunitari. Per l’eurodeputato questo atteggiamento configura una vera e propria “mortificazione di quella che è l’espressione del volere popolare”.

