Prodotti illegali extra-Ue (cinesi), Bruxelles prepara una nuova stretta su controlli e responsabilità

Secondo una bozza trapelata sulla stampa, Bruxelles vuole imporre un responsabile nell’Unione per ogni prodotto venduto online, aumentare gli obblighi dei marketplace e dare più poteri alla Commissione. L'obiettivo è tutelare l'industria e la salute dei consumatori
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Dogana europea
Dogana europea (Immagine generata con l'aiuto dell'Ai)

Responsabilità per le piattaforme online, una tassa di vigilanza e maggiori poteri alla Commissione (in certi casi). Il braccio esecutivo dell’Unione europea prova a colpire le importazioni non conformi, ovvero, in pratica, l’ingresso di prodotti (cinesi) illegali nel mercato Ue. Secondo una bozza visionata da Euronews, l’esecutivo europeo sta preparando una nuova proposta di legge per eliminare i vuoti normativi che vengono sfruttati dai Paesi terzi per inondare l’Europa di prodotti illegali venduti online.

Il blocco combatte da tempo contro le importazioni di merce a basso o bassissimo costo. La nuova proposta, chiamata ‘European Product Act, non menziona esplicitamente Pechino ma è palese che i destinatari abbiano dei nomi precisi, a partire dai giganti dell’e-commerce Shein e Temu. La bozza dovrebbe essere pubblicata il 6 ottobre.

Cosa prevede

Secondo i dettagli riportati da Euronews, il testo sposta una parte consistente della responsabilità dai singoli venditori extra-Ue verso soggetti che Bruxelles possa effettivamente perseguire: importatori, rappresentanti nell’UE e, in ultima istanza, marketplace.

Deve esserci sempre un responsabile

Prevede infatti che nell’Ue debba sempre esserci un responsabile. Oggi uno dei problemi di Temu, Shein, AliExpress e venditori terzi è che il produttore può trovarsi in Cina o altrove, e dunque essere molto difficile da raggiungere per un’autorità europea. La proposta vuole eliminare questa “zona grigia”: per ogni prodotto venduto nel mercato europeo deve esserci un operatore economico stabilito fisicamente e giuridicamente nell’Unione che risponda della conformità di ciò che vende. Può essere un importatore europeo oppure un rappresentante autorizzato formalmente dal produttore.

Inoltre, la Commissione vuole poter intervenire anche contro chi sparisce o cambia identità, prevedendo che le autorità di vigilanza sul mercato siano nelle condizioni di “poter porre fine alla non conformità in modo rapido ed efficace” anche in questi casi. La misura riguarda soprattutto il fenomeno dei venditori online usa-e-getta: un’autorità può individuare un prodotto pericoloso, farlo rimuovere e scoprire poco dopo che lo stesso soggetto è ricomparso sotto un altro nome o da un altro Paese.

Il marketplace deve controllare il prodotto

Un’altra disposizione molto rilevante è che il marketplace dovrebbe controllare il prodotto prima che venga venduto, verificando l’esistenza della documentazione richiesta, come il Digital Product Passport, già previsto dal regolamento europeo sull’Ecodesign. Si tratta di un’identità digitale del prodotto collegata a informazioni come identificativo, produttore e altri dati di conformità e tracciabilità.

Si introduce poi il principio ‘Notice and stay down’: non basta più cancellare un’inserzione. Se un’autorità segnala, per esempio, un caricabatterie pericoloso, la piattaforma dovrebbe non soltanto rimuovere quell’annuncio, ma impedire che lo stesso prodotto venga rimesso online poco dopo da un altro account. È un salto rispetto al semplice meccanismo ‘notice and take down’ ed è particolarmente importante nei marketplace giganteschi, nei quali milioni di nuovi annunci possono comparire continuamente.

Tassa per la vigilanza

Arriverebbe poi una nuova ‘tassa di vigilanza‘, pagata dagli importatori e destinata a finanziare controlli, verifiche, analisi di laboratorio e attività delle autorità di sorveglianza sui prodotti provenienti da Paesi extra-Ue. Il principio è: se l’enorme crescita delle importazioni e-commerce genera costi aggiuntivi per controllare milioni di prodotti, quei costi non devono ricadere integralmente sui contribuenti europei. I pacchi singoli pagherebbero relativamente più dei grandi lotti, perciò la tariffa sarebbe inferiore per chi importa, ad esempio, 50mila articoli insieme rispetto a chi introduce gli stessi prodotti attraverso 50mila pacchetti inviati singolarmente. La la misura punta a disincentivare proprio il modello di vendita diretta Paese terzo-consumatore europeo che ha favorito la crescita di Temu e Shein.

Più poteri alla Commissione

La bozza prevede anche che la Commissione possa intervenire direttamente, senza aspettare i singoli Stati. Attualmente la vigilanza sui prodotti è soprattutto nazionale; la proposta introduce invece una sorta di potere di intervento europeo quando il problema assume dimensione sistemica.

Se un prodotto non conforme è probabilmente presente in almeno due terzi degli Stati Ue e, nonostante la segnalazione, nessuna autorità nazionale ha avviato un’indagine, allora potrebbe intervenire direttamente la Commissione.

L’ondata cinese

Il problema per l’Ue è duplice. Da un lato industriale, con l’ondata di beni che si riversa in Europa: nel 2025 sono entrati nell’Ue circa 5,9 miliardi di articoli e-commerce di basso valore, +26% sul 2024. Il deficit commerciale è arrivato all’impressionante cifra di 1 mld di euro ogni giorno.

Dall’altro di salute. I Paesi terzi possono vendere beni a basso o bassissimo costo perché non rispettano gli standard ambientali, di tutela dei lavoratori e di sicurezza che le imprese europee devono seguire.

Per fare un paio di esempi, a maggio la Commissione ha multato Temu per 200 milioni di euro proprio per aver venduto prodotti pericolosi, tra cui, en passant, giocattoli per neonati. E a luglio è stata la volta dei 550 milioni di euro inflitti ad AliExpress per carenze nella valutazione e mitigazione dei rischi relativi a prodotti illegali, non sicuri o contraffatti. Su Shein, infine, sono in corso procedimenti e attività di vigilanza.

La nuova proposta di legge è dunque un ulteriore tentativo per arginare il fenomeno. Il 1° luglio sono entrati in vigore i dazi Ue di 3 euro sui “mini-pacchi, quelli inferiori ai 150 euro, provenienti da Paesi extra-Ue (COME FUNZIONA). Anche se è presto per dire se la misura sta funzionando, il Ministero dell’Economia francese a fine agosto ha citato dati doganali per cui il numero di piccoli pacchi importati nel mercato comunitario è diminuito del 30-40% dall’introduzione della tassa. Nello specifico, i volumi di vendita sono crollati su Temu (-50%) e AliExpress (-37%), mentre Shein ha retto meglio (-15%) probabilmente grazie al suo nuovo magazzino in Polonia. Un dato che fa riflettere su come sia complesso affrontare la questione dato che “fatta la legge, trovato l’inganno”.