“Il terrore di Putin bussa alle porte dell’Ue”: drone russo colpisce il treno per Varsavia

Le ferrovie ucraine ipotizzano che il vero obiettivo fosse il 'treno diplomatico' partito poco prima. La Polonia parla di escalation, Kiev di "barbari russi" e chiede "passi decisi e potenti"
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Droni Guerra
Drone in volo (Canva)

Il terrore di Putin bussa direttamente alle porte dell’Ue e della Nato“. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha commentato così su X l’attacco di un drone russo ieri mattina contro un treno passeggeri sulla linea Kiev-Varsavia, a 2 km dal confine con la Polonia, Paese membro dell’Unione europeo e dell’Alleanza Atlantica. E per essere ancora più chiaro, ha aggiunto: “I barbari russi sono alle vostre porte, cari partner“.

Il ‘treno diplomatico’ era il vero bersaglio?

Poco prima, su quei binari era transitato un ‘treno diplomatico’, una linea usata abitualmente dalle delegazioni straniere e che traportava l’ex premier britannico Boris Johnson, , l’ex primo ministro svedese Carl Bildt e l’ex direttore della Cia David Petraeus, di ritorno da una conferenza a Kiev. Il convoglio potrebbe essere il vero bersaglio – mancato – dell’attacco.

Le ferrovie ucraine, che gestiscono la linea – usata abitualmente anche dai giornalisti e sul quale erano presenti consiglieri di sicurezza di diversi Paesi, tra cui l’Italia -, hanno affermato: “È molto probabile che l’obiettivo di questo drone russo fosse anche il treno diplomatico, partito dalla stazione prima del previsto nell’ambito della revisione in tempo reale degli orari dei treni a causa della costante minaccia di attacchi russi”.

Boris Johnson: “Attacco casuale e insensato”

Johnson ha commentato su X: “Non so quale logica contorta abbia spinto Putin a far saltare in aria una locomotiva ucraina ferma al confine polacco stamattina. Quello che possiamo dire con certezza è che questo è il tipo di attacco casuale e insensato che gli ucraini subiscono ogni giorno, persino sulle ferrovie civili”.

“Non era il nostro treno, ma quello che ci seguiva pochi minuti dopo, vicino al valico di frontiera. È stato evacuato all’avvicinarsi del drone e nessuno è rimasto ferito”, ha avvisato Bildt sempre su X. L’equipaggio del treno, infatti, era stato avvertito del pericolo dalle autorità ucraine e aveva proceduto ad evacuare il mezzo.

Confine polacco più vicino: “Un’escalation”

Nella notte tra il 12 e il 13 settembre 2026, un altro drone russo ha colpito un camion a circa 800 metri dal valico Yahodyn-Dorohusk tra Polonia e Ucraina. La notizia è stata confermata dal portavoce della Guardia di frontiera polacca Dariusz Sienicki. Il mezzo è stato distrutto e l’attacco ha provocato un incendio nell’area della stazione di servizio vicina, coinvolgendo anche altri camion. Per ragioni di sicurezza le operazioni al valico sono state temporaneamente sospese, per poi riprendere.

Inoltre, una serie di attacchi notturni da parte russa in Ucraina occidentale (oltre 450 droni e missili russi, hanno causato almeno sei morti e più di 40 feriti) ha destato ulteriore allarme in Polonia, che condivide con il Paese aggredito da Mosca parte dei propri confini.

Il ministro degli esteri di Varsavia Radoslaw Sikorski ha definito l’aumento degli attacchi della Russia alle porte della Nato “un’escalation”.

Nelle ultime settimane il conflitto tra Kiev e Mosca, lungi dal mostrare barlumi di soluzione, si è invece intensificato, complice lo stallo sul campo che porta i due Paesi a cercare nuove vie per smuovere la situazione a proprio favore. Una di queste vie, da parte russa, è cercare di colpire le infrastrutture che permettono il transito di carichi militari dall’Europa nell’Ucraina occidentale.

Kiev: “Fate sentire a Mosca le conseguenze del suo terrore”

Sybiha ha esortato gli europei: “Fate sentire a Mosca le conseguenze del suo terrore. Non solo mezze decisioni, ma passi decisi e potenti. Embargo commerciale totale. Divieti di ingresso totali. Sanzioni totali sul complesso militare-industriale”.

Ma intanto la scorsa settimana gli ambasciatori del blocco non sono riusciti a mettersi d’accordo sul rinnovo delle sanzioni contro circa 2.600 persone ed entità legate alla Russia per la contrarietà espresse da Francia e Slovacchia che hanno chiesto di rimuovere alcuni nomi dalla blacklist, in particolare l’oligarca russo Alisher Usmanov, bloccando per ora l’unanimità necessaria.

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