Appalti pubblici, un’unica piattaforma e stop al criterio del prezzo più basso: cosa cambia

La Commissione ha presentato il piano per il nuovo Regolamento sugli appalti pubblici e l'Innovation European Act
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Sejurne ipa
Immagine di repertorio del vicepresidente esecutivo per la prosperità e la strategia industriale della Commissione europea Stéphane Séjourné (Ipa)

Meno burocrazia per chi fa impresa, stop alle gare d’appalto assegnate unicamente al prezzo più basso e una corsia preferenziale per le tecnologie e i prodotti fabbricati all’interno dei confini comunitari. La Commissione europea ha presentato un doppio piano strategico basato su un nuovo Regolamento sugli appalti pubblici e sull’European Innovation Act.

L’obiettivo dell’esecutivo comunitario è duplice: da un lato rendere più semplice e digitale la spesa pubblica, dall’altro proteggere le aziende europee dalla concorrenza sleale dei colossi esteri e trattenere i talenti e i capitali nel Continente. Ma cosa prevede la riforma e cosa cambierà concretamente?

Taglio della burocrazia

Ogni anno gli enti pubblici dei 27 Paesi dell’Unione (comuni, ospedali, regioni, ministeri) spendono circa il 15% dell’intero Pil europeo, per acquistare beni, servizi e infrastrutture. Finora le imprese dovevano orientarsi tra centinaia di regole nazionali e decine di portali diversi. La riforma riunisce le tre vecchie direttive precedenti in un unico regolamento applicabile ovunque, riducendo il volume complessivo delle norme dalle 900 pagine a 200 e semplificando i passaggi burocratici, con le procedure operative che scendono da cinque a tre.

Verrà inoltre creato un mercato digitale unico degli appalti: grazie al principio once-only, un’azienda, specialmente se piccola o media, dovrà inserire i propri documenti una sola volta sulla piattaforma e potrà partecipare ai bandi di qualsiasi Paese Ue. La semplificazione genererà un risparmio burocratico stimato in 650 milioni di euro all’anno, di cui 570 milioni andranno direttamente a beneficio delle imprese.

“È una soluzione molto semplice per imprese e Pmi: un’unica registrazione su questa piattaforma, anziché doversi registrare tante volte quante sono le gare d’appalto a cui si intende rispondere”, ha spiegato Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Prosperità e la Strategia industriale.

Qualità batte prezzo

Fino ad oggi, inoltre, molte amministrazioni sceglievano i fornitori basandosi quasi solo sul costo minimo, un sistema che spesso finiva per avvantaggiare prodotti esteri di bassa qualità o fabbricati grazie a pesanti sussidi statali.

Con le nuove norme, il criterio ordinario diventa il miglior rapporto qualità-prezzo: gli aspetti qualitativi dovranno contare per almeno il 30% del punteggio totale della gara e nei contratti a forte intensità di manodopera, il peso della qualità sale ad almeno il 50%.

Chi gestisce la gara dovrà valutare obbligatoriamente parametri come l’impatto ambientale, la sicurezza informatica, il rispetto dei diritti sociali e la tenuta delle catene di approvvigionamento.

“Buy European”: una tutela per le aziende

Il regolamento introduce per la prima volta un quadro chiaro di preferenza europea, rispondendo agli allarmi lanciati dai recenti rapporti sulla competitività firmati da Mario Draghi ed Enrico Letta. Cosa cambia? Gli enti pubblici avranno la facoltà di scartare le offerte in cui le componenti o i materiali prodotti nell’Ue siano inferiori al 50% del valore totale.

Nei settori chiave per la sicurezza e le infrastrutture critiche, le gare potranno essere riservate alle sole aziende europee per evitare dipendenze da potenze straniere. Le limitazioni, si legge nella nota della Commissione europea, non si applicheranno alle imprese dei Paesi terzi con cui l’Ue ha siglato accordi commerciali di reciprocità.

Come ha sottolineato il vicepresidente Séjourné, si tratta di una scelta politica chiara: “Il denaro pubblico europeo deve, laddove possibile, creare posti di lavoro, investimenti e opportunità in Europa, piuttosto che riempire i portafogli dei nostri concorrenti”.

L’European Innovation Act: fare crescere le startup in casa

Alla riforma degli appalti, la commissaria Ue delle Startup e della Ricerca, Ekaterina Zaharieva, ha affiancato l’European Innovation Act. Il provvedimento affronta un problema storico dell’Europa: la grande capacità di fare ricerca scientifica a cui però non segue un’adeguata capacità di trasformare le scoperte in imprese leader a livello globale, spingendo spesso le giovani aziende a fuggire oltreoceano in cerca di capitali.

Per invertire la rotta, il piano introduce un sistema unico per dare un valore economico certo alla proprietà intellettuale. Questo consentirà alle startup tecnologiche di accedere più facilmente a prestiti e fondi d’investimento, sbloccando circa 10,2 miliardi di euro all’anno in nuovi finanziamenti e risparmiando 35 milioni di euro di burocrazia.

Inoltre, saranno previsti appalti pubblici alla ricerca, con procedure semplificate per fare in modo che la pubblica amministrazione diventi il primo cliente delle tecnologie innovative (in ambiti come sanità, energia e mobilità), con risparmi stimati di 1 miliardo per gli enti pubblici e 25,92 miliardi di euro all’anno di maggiori profitti per le imprese.

Infine, sono previste regole comuni per creare spazi di sperimentazione protetti, dove aziende e centri di ricerca possano testare nuove tecnologie sul campo prima ancora che vi siano leggi dedicate, garantendo certezza legale.

Quali sono i prossimi passaggi?

Tali provvedimenti rispondono alle carenze di lunga data individuate dalla Corte dei conti europea, tra le quali configurano il calo della concorrenza, la limitata partecipazione delle Pmi e delle imprese transfrontaliere, e la diffusione delle procedure a offerta unica. Inoltre rispondono agli appelli del Consiglio dell’Ue e del Parlamento europeo per un quadro strategico, semplificato e competitivo. Il testo del Regolamento e l’Innovation Act passano ora al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea per la discussione e l’approvazione definitiva.