Costa: “La sicurezza dell’Artico è la sicurezza europea”. Dodici Paesi chiedono all’Ue più azione

All'Arctic Summit di Rovaniemi l’Ue cambia passo sul Grande Nord: Russia, Nato, nuove rotte e materie prime entrano al centro della strategia europea
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Arctic summit conferenza stampa video commissione europea
Un momento della conferenza stampa (Fermo immagine del live streaming - European Commission)

La sicurezza dell’Artico è la sicurezza europea”. Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha sintetizzato così il cambio di prospettiva dell’Unione sul Grande Nord al termine del primo European Arctic Summit, oggi (14 settembre) a Rovaniemi, in Finlandia. Un’area fino a pochi anni fa associata soprattutto a cambiamento climatico, cooperazione internazionale e tutela ambientale sta assumendo sempre più i contorni di una nuova frontiera geopolitica europea.

Ciò che accade qui non è una questione regionale, ma europea”, ha detto Costa ricordando che tre Stati membri dell’Ue, ovvero Danimarca, Finlandia e Svezia, sono Paesi artici. “Le priorità definite dalla strategia europea del 2021, dalla protezione del clima allo sviluppo sostenibile, fino alla cooperazione pacifica, restano valide”, ha sottolineato, ma a questi si aggiunge il piano della sicurezza: l’Europa deve ora “adattarsi alla nuova realtà geopolitica”.

Dodici Paesi chiedono più Europa nell’Artico

E per farlo, dodici Stati membri – Finlandia, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania e Svezia – hanno chiesto all’Unione di assumere un ruolo più strategico e proattivo nell’Artico europeo.

Nella dichiarazione congiunta rilasciata oggi le capitali chiedono risorse adeguate e una politica capace di adattarsi alle nuove condizioni geopolitiche, mantenendo contemporaneamente gli obiettivi di stabilità, sviluppo sostenibile e prosperità della regione e proteggendo gli interessi dell’Unione.

Perché l’Artico è diventato un problema di sicurezza

Il cambiamento principale riguarda la percezione della regione. Per decenni l’Artico è stato uno dei luoghi nei quali, nonostante le tensioni internazionali, era rimasto possibile mantenere forme di cooperazione tra Russia e Paesi occidentali. La guerra in Ucraina e il progressivo deterioramento dei rapporti con Mosca hanno cambiato tutto.

Costa lo ha detto molto chiaramente: “L’Artico è un’altra vittima dell’indebolimento del sistema multilaterale. La sovranità e il rispetto dell’integrità territoriale non possono più essere dati per scontati e concetti fondamentali del diritto internazionale, come la libertà di navigazione, sono messi in discussione. E la Russia, la più grande nazione artica, è uno dei principali artefici di questa tendenza“.

La questione è anche militare. Mosca dispone da tempo di una vasta infrastruttura militare lungo la propria costa artica e il rafforzamento russo nell’area viene considerato con crescente preoccupazione dai Paesi europei. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, intervenuto al vertice pur rappresentando un Paese che non appartiene geograficamente all’Artico, ha sottolineato proprio questo cambio di scenario: “La Russia sta potenziando le sue capacità militari in quest’area e sfrutta quotidianamente la sua presenza per attività ibride”.

L’Alta rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas ha a sua volta sottolineato che “la Russia sta riaprendo le ex basi militari sovietiche” e sta “conducendo esercitazioni missilistiche qui nell’estremo nord”. “Notiamo anche un crescente interesse della Cina per la regione, quindi dobbiamo rimanere vigili”, ha avvisato.

Anche il premier finlandese Petteri Orpo, organizzatore del summit, ha parlato della necessità di passare a “azioni concrete dell’Ue nell’Artico”, in un momento in cui la regione sta emergendo sempre più “come arena centrale della competizione tra le grandi potenze”. L’Ue, ha affermato, “deve considerare l’Artico come una frontiera strategica“.

Dal Baltico al Nord Atlantico

Bruxelles vuole rafforzare il contributo dell’Unione alla sicurezza della regione lavorando insieme agli alleati europei e nordamericani. Merz ha ricordato che l’Alleanza atlantica “ha rafforzato la propria presenza e la consapevolezza della situazione in questa regione artica”.

L’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato ha già modificato profondamente l’equilibrio strategico dell’area. Per l’Ue, però, sicurezza artica significa anche infrastrutture, porti, collegamenti, telecomunicazioni, resilienza delle reti energetiche e capacità di muovere uomini e mezzi attraverso territori caratterizzati da distanze enormi e condizioni climatiche estreme.

Non a caso Costa ha anticipato che la nuova realtà geopolitica dell’Artico dovrà trovare spazio anche nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea, attraverso maggiori investimenti nella sicurezza e nella difesa della regione.

Il ghiaccio si ritira, la competizione aumenta

Dietro la trasformazione dell’Artico c’è anche un paradosso. Il cambiamento climatico rappresenta una delle maggiori minacce, ma lo scioglimento dei ghiacci apre anche a opportunità economiche. Ad esempio, nuove rotte marittime possono acquisire maggiore rilevanza commerciale, mentre diventano più accessibili risorse energetiche e grandi giacimenti di minerali.

Le tensioni lungo altri snodi fondamentali del commercio mondiale, come lo stretto di Hormuz o Bab el-Mandeb, stanno aumentando l’attenzione verso eventuali corridoi settentrionali alternativi. L’Artico non è ancora destinato a sostituire le grandi rotte marittime tradizionali, ma il suo peso strategico aumenta man mano che cresce l’incertezza sugli altri passaggi globali.

E in parallelo cresce la competizione per le rotte e per le risorse artiche, insieme alla presenza militare russa e all’interesse di altre potenze, a partire dalla Cina. Ma anche per un’Unione che cerca di ridurre la dipendenza esterna per minerali indispensabili a batterie, tecnologie avanzate, transizione energetica e industria della difesa, l’accesso alle risorse del Nord assume un’importanza chiave.

Per questo, Commissione e Servizio europeo per l’azione esterna stanno aggiornando la politica dell’Ue per l’Artico. Il documento dovrà tenere insieme elementi che fino a pochi anni fa venivano affrontati soprattutto separatamente: clima, sviluppo economico, materie prime, infrastrutture, sicurezza e difesa. La nuova strategia per quello che la presidente del braccio esecutivo, Ursula von der Leyen. ha definito “vicinato settentrionale“, è prevista per ottobre.