“Lo Spazio è di nuovo una grande frontiera”: von der Leyen avverte l’Europa

La presidente della Commissione al summit di Parigi: Spazio, sicurezza e industria diventano una sola strategia. Sullo sfondo, le tensioni con gli Usa, con le big del settore che hanno disertato l'appuntamento dopo le pressioni di Trump
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Ursula von der Leyen che parla
Ursula von der Leyen all'International Space Summit di Parigi (Ipa)

Lo Spazio è di nuovo una grande frontiera per la nostra prosperità, sicurezza e indipendenza“. Ursula von der Leyen è molto chiara nello spiegare perché le orbite celesti siano ormai diventate una questione strategica (anche) per l’Europa. Nel discorso pronunciato il 10 settembre all’International Space Summit di Parigi, la presidente della Commissione europea ha collegato direttamente satelliti, competitività, difesa e indipendenza dell’Unione.

La tedesca ha ricordato innanzitutto che, “quando Galileo fu proposto per la prima volta più di 25 anni fa, alcuni si chiedevano perché l’Europa avesse bisogno di un proprio sistema, visto che il GPS esisteva già”. Eppure, ha continuato, “i leader europei compresero che alcune capacità sono troppo importanti per dipendere da altre“. Di conseguenza, ha sottolineato, “scelsero di costruire insieme ciò che nessuno Stato membro avrebbe potuto costruire da solo, (…) di agire come un’unica Europa”. Oggi, ha affermato, “la stessa scelta si presenta di nuovo davanti a noi. Perché lo Spazio sta entrando in una nuova era”.

“Agire come un’unica Europa”

La premessa di von der Leyen è che l’Europa parte da una posizione di forza, costruita negli anni attraverso programmi come Copernicus e il già citato Galileo, e grazie a una filiera industriale e scientifica di primo piano. Tuttavia, ha avvertito, “la posizione di forza di oggi non garantisce una posizione di leadership di domani domani”. Per rimanere in scia, l’Unione deve ancora una volta “agire come un’unica Europa“, investire su scala maggiore e trasformare il proprio mercato in un vantaggio competitivo. In tutti gli ambiti, dal trasporto spaziale, con i lanciatori, agli investimenti su larga scala, dalla politica della concorrenza al Mercato Unico, fino al già proposto “Mercato Unico delle comunicazioni satellitari”.

Secondo le stime, ha ricordato la tedesca, “l’economia spaziale globale triplicherà entro il 2035, passando dagli attuali 630 miliardi di dollari a circa 1.800 miliardi di dollari”.

“La sicurezza sulla Terra dipende dalla sicurezza nello Spazio”

Von der Leyen ha insistito anche sul tema sicurezza, sottolineando che i segnali satellitari non sono più infrastrutture lontane dalla vita quotidiana: servono alla navigazione degli aerei, alle comunicazioni, alle infrastrutture critiche e ai sistemi di difesa. E sono sempre più esposti ad attacchi. “La nostra sicurezza sulla Terra dipende sempre più dalla nostra sicurezza nello Spazio“, ha chiarito.

Per Bruxelles il problema non riguarda soltanto il numero dei satelliti e la loro protezione, ma anche la capacità di raggiungere autonomamente l’orbita. L’Europa deve poter lanciare le proprie infrastrutture spaziali senza dipendere in modo strutturale da operatori esterni e deve sviluppare una filiera più competitiva, anche nel campo dei lanciatori riutilizzabili. Il tema si lega a IRIS², la costellazione europea destinata alle comunicazioni sicure, e al rafforzamento delle capacità europee di osservazione della Terra, navigazione e servizi in orbita.

Kubiulius: “Serve una capacità autonoma di lancio”

Su questo punto von der Leyen raccoglie e amplia quanto sostenuto il giorno precedente dal commissario europeo per la Difesa e lo Spazio Andrius Kubilius. Il 9 settembre, nella sessione dedicata all’accesso allo Spazio, Kubilius aveva insistito sulla necessità per l’Europa di disporre di una capacità autonoma di lancio. Per il commissario non si tratta più soltanto di politica industriale: senza un accesso indipendente alle orbite, l’Europa rischia di non poter controllare pienamente infrastrutture essenziali per sicurezza, economia e difesa. Da mesi Kubilius indica inoltre nei razzi riutilizzabili una delle tecnologie nelle quali l’Europa deve recuperare rapidamente terreno.

Il summit di Parigi, senza le Big americane

L’International Space Summit di Parigi, organizzato il 9 e 10 settembre al Grand Palais e co-presieduto da Francia e Germania, ha riunito circa 2mila partecipanti provenienti da quasi 120 delegazioni tra governi, agenzie spaziali, industria, scienziati e organizzazioni internazionali. Tra i temi centrali economia spaziale, esplorazione, sicurezza, regolazione delle orbite e accesso allo Spazio.

Il summit ha messo intorno allo stesso tavolo Stati e imprese in un momento in cui lo Spazio è diventato un terreno di competizione economica e strategica. A rendere ancora più politico il vertice è stata proprio la defezione di alcune delle principali aziende spaziali americane. SpaceX, Blue Origin e altre società statunitensi hanno rinunciato a partecipare dopo le pressioni provenienti dall’amministrazione Trump.

Secondo Reuters, funzionari dell’Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca avrebbero fatto capire alle aziende che la partecipazione avrebbe potuto essere interpretata come un sostegno a posizioni europee non condivise da Washington. Non sarebbe arrivato un divieto formale, ma indicazioni sufficientemente forti da provocare cancellazioni dell’ultimo minuto e anche il ritiro di alcuni annunci industriali previsti durante il summit.

Il risultato rende più chiaro il messaggio di von der Leyen: per l’Europa, la capacità di accedere allo Spazio, utilizzare le proprie infrastrutture e proteggerle non riguarda più soltanto il prestigio scientifico o la crescita della space economy. Riguarda sempre più direttamente la sua autonomia politica e la sua sicurezza.