L’Europa non può affrontare le sfide attuali con un bilancio “del XX secolo”. Lo ha detto chiaramente il cancelliere tedesco Friedrich Merz ieri sera dopo l’incontro con il presidente del Consiglio europeo António Costa, impegnato da giorni in un vero e proprio ‘Tour des Capitales’ per cercare un compromesso tra i Ventisette sul prossimo bilancio pluriennale dell’Ue, quello relativo al periodo 2028-2034. Il punto, però, è capire cosa significhi davvero “modernizzare” il budget europeo. Perché se sulle nuove priorità – difesa, sicurezza, competitività, innovazione – le capitali mostrano una convergenza crescente, sulla sulla quantità di risorse da mettere a disposizione e su dove reperirle le posizioni al momento sembrano di difficile conciliazione.
Per Merz un bilancio più ampio “non è sostenibile”
Il punto di partenza è la proposta della Commissione europea di aumentare il budget a quasi 2.000 miliardi di euro a prezzi correnti, circa l’1,26% del reddito nazionale lordo dell’Unione. Un’ipotesi ambiziosa che l’Europarlamento vorrebbe addirittura alzare di un altro 10%. Ma tra le capitali il disaccordo è profondo e ieri Merz ha ribadito la posizione della Germania, condivisa con gli altri Paesi cosiddetti “frugali”: il bilancio deve essere ridotto “di diverse centinaia di miliardi di euro”, sforbiciando “tutte le voci di spesa”.
“In tempi di tagli ai bilanci nazionali, un aumento del 60% non è né giustificabile né finanziariamente sostenibile”, ha sostenuto ieri il cancelliere invitando al “realismo”. Per Merz l’aumento proposto sarebbe “semplicemente proibitivo”, perché “alla fine è il contribuente europeo a doverne pagare il conto”.
I frugali chiedono di concentrare maggiormente le risorse su difesa, competitività, migrazione e sovranità europea e sono contrari a finanziare il nuovo bilancio ricorrendo a nuovo debito comune.
Costa: nuove priorità senza sacrificare Pac e coesione
Anche Costa considera necessario cambiare profondamente il bilancio del blocco. Il presidente del Consiglio europeo parla di “un nuovo approccio, con una nuova struttura e un nuovo modo di allocare le nostre risorse”, che dovrà essere “più efficiente” e maggiormente orientato ai risultati.
Anche per il portoghese “difesa e sicurezza collettiva”, insieme a “competitività, innovazione e resilienza”, sono priorità, ma non a scapito delle politiche agricole e di coesione, che, ha detto ieri, “restano essenziali per lo sviluppo regionale e la sicurezza alimentare in tutto il continente”.
Costa riconosce comunque il problema posto dai contributori netti. “I contributi nazionali devono essere mantenuti a un livello ragionevole”, ha detto accanto a Merz. “Non possiamo chiedere di più agli Stati membri. Tutti i bilanci nazionali devono essere rispettati”, ha aggiunto.
Le ‘nuove risorse proprie’
Una soluzione potrebbe essere nuove ‘risorse proprie’, ovvero, come nuove fonti di entrata – cioè tasse -, che per Costa saranno “una parte essenziale di un accordo complessivo“. Il portoghese punta a restringere la lista delle possibili ‘nuove entrate’ su cui può esistere un consenso politico in vista del vertice dei leader del 15 ottobre. Il negoziato, portanto avanti durante il ‘Tour des Capitales’, resta però complesso, dato che i governi hanno già mostrato forti riserve su diverse delle proposte avanzate dalla Commissione e dal Parlamento europeo.
E il tempo stringe. L’obiettivo un po’ di tutti è arrivare a un accordo entro la fine dell’anno, come ha ribadito ieri lo stesso Merz. Nel 2027 infatti si terranno diversi importanti appuntamenti elettorali in vari Paesi europei, e il rischio che vadano al governo forze euroscettiche, che puntano a ostacolare l’Ue e a “cambiarla” da dentro è concreto. Costa ha detto esplicitamente che l’Unione “non può permettersi ritardi”.
Ma sulla posizione di Merz, capofila dei frugali, pesa anche il quadro interno. Il cancelliere è fresco di batosta elettorale domenica scorsa in Sassonia-Anhalt, dove, con la vittoria schiacciante di Alternative für Deutschland, per la prima volta dalla caduta del Terzo Reich un partito di estrema destra potrebbe andare al potere. Merz ha detto che non intende dimettersi, ma se il prossimo turno elettorale del 20 settembre a Berlino e in Magdeburgo Pomerania Anteriore dovesse dare un segnale simile, potrebbe essere costretto a farlo. Si aprirebbe così un serio problema non solo in Germania ma anche in Europa, a partire dall’approvazione del bilancio entro l’anno.
Il successo degli euroscettici, in ogni caso, rischia di spingere Merz verso una posizione negoziale ancora più dura, anche se l’eurodeputato tedesco dei Verdi Rasmus Andresen ha sottolineato a Politico che il cancelliere dovrebbe invece capire che “ulteriori tagli al bilancio alimenteranno solo l’ulteriore ascesa dell’estremismo di destra”.
Tusk: un bilancio europeo più grande
Ieri, prima di recarsi a Berlino e incontrare Merz, Costa è stato a Varsavia, dove è stato ricevuto dal primo ministro polacco Donald Tusk, peraltro ex presidente del Consiglio europeo, al quale il portoghese aveva ribadito la stessa impostazione: difesa e sicurezza sono ormai settori chiave, così come competitività, innovazione e resilienza strategica, ma il bilancio deve continuare a sostenere anche agricoltura e coesione.
Tusk, ha assunto una posizione nettamente diversa da quella di Merz. Per lui, “un bilancio europeo più grande è nell’interesse di ogni Stato membro, certamente della Polonia”. L’Europa infatti si trova, secondo il premier polacco, in un “momento critico”, segnato da guerre, instabilità dei mercati energetici e tensioni politiche, e deve essere pronta ad affrontare scenari differenti. Una preparazione che richiede inevitabilmente anche maggiori risorse finanziarie.
Tusk è comunque favorevole a modificare la “filosofia” del bilancio europeo, aumentando sì la spesa ma destinando maggiori risorse alla sicurezza, alla difesa delle frontiere e alla capacità europea di risposta alle minacce. Allo stesso tempo, non vuole che questa redistribuzione delle priorità avvenga a scapito delle due grandi politiche tradizionali particolarmente importanti per la Polonia: coesione e agricoltura. Mantenere una capacità produttiva agricola autonoma, nella sua visione, significa aumentare l’indipendenza e la sovranità dell’Unione.
Ora tocca agli “amici della coesione”
Il ‘Tour des Capitales’ di Costa prosegue verso il fronte opposto rispetto ai frugali. Oggi sono in programma incontri con il premier spagnolo Pedro Sánchez, il portoghese Luís Montenegro e il maltese Robert Abela. Spagna, Portogallo e Malta fanno parte del campo degli “amici della coesione” e la loro tesi è che l’Europa non possa contemporaneamente preservare le politiche tradizionali, aumentare la spesa per difesa e competitività e ridurre sensibilmente le risorse disponibili.
“Non possiamo fare di più con meno”, ha sintetizzato nei giorni scorsi il segretario di Stato spagnolo per l’Ue Fernando Sampedro. I Paesi dell’Europa meridionale e orientale, favorevoli a un bilancio più ampio, temono in particolare che la presidenza irlandese del Consiglio, chiamata a guidare i negoziati, possa introdurre tagli consistenti nel prossimo documento negoziale, il cosiddetto “negobox”, previsto a ottobre.
“Ho molte tappe, ma un’unica destinazione: la nostra unità”, ha detto Costa descrivendo il suo Tour delle Capitali. Una destinazione non ancora a portata di mano.

