Emissioni Ue, respinto il ricorso contro le quote nazionali 2023-2030

Respinto il ricorso delle organizzazioni ambientaliste: per i giudici la Commissione ha applicato correttamente gli obiettivi fissati dal legislatore europeo
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Emissioni Ue
(Canva)

Il Tribunale dell’Unione europea ha respinto il ricorso con cui due organizzazioni ambientaliste chiedevano di rimettere in discussione le quote annuali di emissioni assegnate agli Stati membri per il periodo 2023-2030. Con la sentenza del 2 settembre 2026, i giudici di Lussemburgo hanno confermato il rifiuto della Commissione europea di riesaminare la decisione che distribuisce tra i Paesi Ue gli obiettivi annuali di riduzione delle emissioni nei settori interessati dall’Effort Sharing Regulation. In sostanza, il Tribunale ha stabilito che la Commissione si è limitata ad applicare obiettivi già fissati dal legislatore europeo e non aveva il potere di innalzarli autonomamente.

Il ricorso delle ong ambientaliste

A presentare il ricorso erano state Global Legal Action Network e Climate Action Network Europe, secondo cui il livello complessivo di riduzione delle emissioni previsto dall’Unione non sarebbe sufficientemente ambizioso rispetto agli impegni climatici e agli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Il nodo della causa, però, era proprio questo: per il Tribunale le contestazioni delle organizzazioni non riguardavano tanto il modo in cui la Commissione aveva calcolato e assegnato le quote ai singoli Stati, quanto la scelta politica a monte sul livello di riduzione delle emissioni richiesto all’Unione. Una scelta che deriva dai regolamenti approvati da Parlamento e Consiglio e che non può essere modificata dalla Commissione attraverso un semplice atto di esecuzione.

Secondo il Tribunale, infatti, “ammettere che una richiesta di riesame interno possa condurre la Commissione a mettere in discussione tali obiettivi equivarrebbe a consentirle di rivedere indirettamente scelte legislative adottate dal Parlamento europeo e dal Consiglio”. Il che “sarebbe incompatibile con i limiti connessi alle competenze di esecuzione della Commissione, con l’equilibrio istituzionale previsto dai Trattati e con il principio della certezza del diritto”.

Il confronto è col legislatore

La pronuncia riguarda in particolare la Decisione di esecuzione Ue 2023/1319, adottata dopo l’aggiornamento dell’Effort Sharing Regulation nell’ambito del pacchetto climatico europeo. Il sistema stabilisce per ogni Stato membro un percorso annuale di riduzione delle emissioni nei comparti non coperti pienamente dall’Emission Trading System, tra cui trasporti stradali, edifici, agricoltura, rifiuti e piccola industria. La sentenza non interviene quindi direttamente sulle quantità assegnate ai singoli Paesi e non modifica gli obiettivi già in vigore. Chiarisce però un punto rilevante sul piano giuridico: se si vuole contestare o aumentare l’ambizione complessiva degli obiettivi climatici europei, il terreno di confronto è quello delle norme approvate dal legislatore Ue, non quello delle successive decisioni tecniche con cui la Commissione traduce quegli obiettivi in quote annuali nazionali.