“Nessuno Stato membro sarà lasciato solo”: von der Leyen annuncia il nuovo piano Ue contro i ricatti economici

Dalle restrizioni cinesi alle tensioni commerciali con Washington, Bruxelles prepara una risposta comune per evitare che un singolo Paese europeo debba affrontare da solo le ritorsioni economiche
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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (Afp)

Se la Cina bloccasse le esportazioni di un prodotto italiano per costringere il governo a cambiare una decisione politica, gli altri 26 Paesi dell’Unione europea dovrebbero intervenire? E se gli Stati Uniti imponessero misure commerciali contro un singolo Stato membro, Bruxelles potrebbe aiutarne le imprese senza aspettare che la crisi coinvolga tutto il mercato unico?

Sono le situazioni alle quali la Commissione europea vuole rispondere con un nuovo meccanismo di solidarietà economica, annunciato dalla presidente Ursula von der Leyen dopo il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre e rilanciato il 21 ottobre nel suo intervento al Parlamento europeo.

“Le minacce economiche sono concepite per dividerci, per colpire un settore o uno Stato membro”, ha dichiarato von der Leyen, annunciando un pacchetto di solidarietà affinché “nessuno Stato membro sia lasciato ad affrontare da solo la pressione”.

L’iniziativa nasce dalla crescente preoccupazione di Bruxelles per l’utilizzo delle relazioni commerciali come strumento di pressione politica. Dazi, restrizioni alle esportazioni e blocchi delle forniture possono colpire un’economia nazionale senza coinvolgere direttamente gli altri partner europei, mettendo alla prova la capacità dell’Unione di mantenere una posizione comune.

Il progetto si inserisce in una strategia più ampia che prevede anche nuove misure per limitare rapidamente l’accesso al mercato unico e il pacchetto DiversifyEU, atteso a dicembre per ridurre le dipendenze europee da singoli fornitori.

L’Unione dispone già di strumenti per rispondere alle pressioni commerciali esterne. La novità annunciata da von der Leyen riguarda però il sostegno al Paese che subisce il danno, affinché una disputa economica con una potenza straniera non diventi una questione da affrontare individualmente.

Il precedente della Lituania

Nel 2021, dopo l’apertura a Vilnius di un ufficio di rappresentanza taiwanese con il nome di Taiwan, la Cina adottò una serie di restrizioni commerciali che coinvolsero le esportazioni lituane e le imprese europee che utilizzavano componenti prodotti nel Paese baltico.

Le misure contestate dall’Unione comprendevano il blocco di determinate importazioni dalla Lituania, restrizioni sui prodotti europei contenenti componenti lituani e limitazioni alle esportazioni cinesi verso il Paese.

La controversia mostrò quanto una misura indirizzata contro uno Stato relativamente piccolo potesse produrre conseguenze lungo catene industriali internazionali. Un’impresa tedesca o francese che utilizzava componenti lituani poteva incontrare difficoltà nell’esportare i propri prodotti in Cina, pur non essendo direttamente coinvolta nella disputa diplomatica.

Bruxelles reagì avviando nel gennaio 2022 una controversia presso l’Organizzazione mondiale del commercio. Il caso rese evidente quanto la dipendenza da mercati esteri potesse essere utilizzata per esercitare pressione sulle scelte politiche di un singolo Paese europeo.

La risposta normativa dell’Unione arrivò con il regolamento contro la coercizione economica, entrato in applicazione nel dicembre 2023, al termine di un percorso legislativo avviato nel 2021. Lo strumento, soprannominato bazooka commerciale, permette all’Ue di reagire alle misure adottate da Paesi terzi per condizionare le decisioni politiche europee, anche attraverso restrizioni commerciali e limitazioni all’accesso al mercato interno.

Il regolamento europeo contro la coercizione economica prevede che Bruxelles accerti l’esistenza della pressione, cerchi una soluzione attraverso il dialogo e, se necessario, adotti contromisure. L’obiettivo principale è scoraggiare la coercizione prima ancora che si renda necessario ricorrere a sanzioni o restrizioni.

Il nuovo pacchetto annunciato da von der Leyen punta ad aggiungere a questa capacità di reazione una dimensione di solidarietà tra gli Stati membri. Le modalità concrete saranno definite nelle prossime proposte della Commissione, ma l’impegno politico è già stato indicato: una pressione economica contro un Paese europeo dovrà trovare una risposta collettiva.

Il mercato unico diventa uno strumento di deterrenza

Accanto al pacchetto di solidarietà, Bruxelles prepara un nuovo strumento per limitare più rapidamente l’accesso al mercato unico quando gli interessi europei sono minacciati.

“Dobbiamo essere pronti ad agire più velocemente”, ha spiegato von der Leyen, indicando la necessità di rendere credibile la risposta europea nei confronti dei Paesi che utilizzano il commercio come leva geopolitica.

Il mercato unico rappresenta infatti una delle principali risorse negoziali dell’Ue. L’accesso a centinaia di milioni di consumatori europei costituisce un vantaggio per le imprese straniere, ma può diventare anche uno strumento di pressione quando Bruxelles decide di imporre restrizioni.

L’attuale regolamento anti-coercizione consente già di intervenire su diversi fronti, dalle importazioni agli appalti pubblici, fino ai servizi e agli investimenti. Prima di adottare le contromisure, tuttavia, è necessario seguire una procedura che comprende la valutazione della Commissione e il coinvolgimento degli Stati membri.

In una crisi commerciale, i tempi possono incidere quanto l’entità delle misure. Il blocco di un componente indispensabile può rallentare una produzione industriale in poche settimane, mentre una restrizione alle esportazioni può compromettere contratti già conclusi e costringere le aziende a cercare nuovi mercati.

Il nuovo strumento di deterrenza annunciato da von der Leyen punta a rafforzare proprio la rapidità della risposta europea. La proposta si inserisce nel confronto tra i governi dell’Unione, che durante il Consiglio europeo di ottobre hanno sostenuto un approccio più incisivo nei confronti delle pratiche commerciali considerate dannose per l’industria europea.

A rendere delicata la questione sono anche le differenze tra gli interessi economici dei singoli Stati membri. Una misura efficace per proteggere un settore industriale potrebbe provocare conseguenze negative su un altro, soprattutto quando il Paese destinatario delle restrizioni è anche un importante mercato di esportazione.

Le restrizioni cinesi sulle terre rare e il possibile ricorso allo strumento anti-coercizione mostrano quanto sia complesso conciliare la protezione dell’industria europea con la dipendenza da materie prime essenziali per la produzione.

Anche per questo la solidarietà economica assume un rilievo politico. Se il costo di una controversia ricade soprattutto su uno Stato membro, il rischio è che quel Paese sia maggiormente esposto alle pressioni della controparte. Una risposta europea condivisa potrebbe ridurre questa vulnerabilità e rafforzare la posizione negoziale dell’intera Unione.

DiversifyEU, la strategia per ridurre le dipendenze economiche

La terza iniziativa annunciata dalla Commissione si chiama DiversifyEU e dovrebbe essere presentata a dicembre. Il principio indicato da von der Leyen è quello di evitare dipendenze critiche da un singolo fornitore, indipendentemente dal Paese di origine.

La questione riguarda soprattutto i settori nei quali poche economie controllano risorse o componenti indispensabili alla produzione industriale. Terre rare, materiali per batterie e tecnologie strategiche sono diventati elementi centrali della competizione economica internazionale.

Von der Leyen ha citato l’aumento delle restrizioni commerciali nel mondo: secondo i numeri riportati dalla presidente, nell’ultimo anno le nuove misure hanno interessato quasi 3.000 miliardi di dollari di scambi globali, oltre tre volte il valore dell’anno precedente.

Il rapporto con la Cina è uno dei principali terreni di confronto. Nel 2025, ha ricordato von der Leyen, il deficit commerciale dell’Ue nei confronti di Pechino ha raggiunto circa un miliardo di euro al giorno, mentre le imprese europee devono confrontarsi con concorrenti che, secondo la Commissione, beneficiano di sussidi pubblici significativamente più elevati.

Bruxelles ha già ottenuto da Pechino concessioni sui controlli alle esportazioni di terre rare e magneti, oltre a un’intesa per limitare a 350.000 veicoli l’anno le esportazioni di automobili ibride cinesi verso l’Ue. Ma la Commissione considera questi risultati insufficienti a risolvere gli squilibri strutturali nei rapporti commerciali.

DiversifyEU dovrebbe intervenire su un’altra vulnerabilità: la difficoltà di sostituire rapidamente un fornitore quando una materia prima o un componente strategico diventano indisponibili.

Cambiare una catena di approvvigionamento industriale richiede tempo. Individuare produttori alternativi, verificarne gli standard, adattare i processi produttivi e assicurare continuità nelle forniture può comportare investimenti considerevoli. Per alcune materie prime, inoltre, la produzione e soprattutto la raffinazione sono concentrate in un numero ristretto di Paesi.

La ricerca di fornitori alternativi è già al centro delle iniziative europee per i minerali critici e la cooperazione internazionale sulle materie prime strategiche, in un settore nel quale la concorrenza tra grandi economie riguarda anche la sicurezza delle filiere industriali.

A questa strategia si aggiunge il pacchetto di solidarietà annunciato da von der Leyen. Diversificare le forniture significa ridurre l’esposizione alle pressioni esterne; rafforzare la deterrenza significa rendere più costoso per un Paese terzo esercitarle; sostenere gli Stati membri colpiti significa impedire che la pressione economica si trasformi in una frattura politica all’interno dell’Unione.