Ue e stop auto 2035: c’è l’accordo per salvare i motori termici. Cosa cambia

Accordo tra i partiti del Parlamento Ue per allentare lo stop alle auto termiche nel 2035: il target di emissioni scende all'87,5%. Ecco cosa cambia.
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Auto Elettrica

La retromarcia sul bando ai motori termici dal 2035 procede spedita: dopo l’intesa raggiunta la scorsa settimana tra Francia e Germania, anche i tre principali gruppi del Parlamento europeo hanno trovato un accordo per allentare i limiti alle emissioni delle automobili. Leader di altri Paesi (tra cui l’Italia con Giorgia Meloni e la Polonia con Donald Tusk) avevano già inviato richieste formali alla Commissione Europea per salvare i motori termici e i modelli ibridi. L’obiettivo è prediligere il principio della neutralità tecnologica, a lungo invocata da Roma e Berlino.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, il Partito Popolare Europeo (PPE), i Socialisti e Democratici (S&D) e Renew Europe hanno definito una proposta che prevede, entro il 2035, una riduzione delle emissioni di CO₂ dell’87,5% (e non più del 100%) rispetto ai livelli di riferimento stabiliti dalla normativa europea. L’obiettivo combinato è arrivare all’80% di riduzione diretta, con un ulteriore 7,5% compensato dall’impiego di acciaio green prodotto in Ue nella produzione delle vetture. L’accordo dei tre partiti al Parlamento Europeo serve quindi a creare una sponda politica comune con le crescenti pressioni dei governi nazionali.

Cosa cambia concretamente per il mercato dell’auto?

Già lo scorso dicembre la Commissione aveva annunciato l’intenzione di abbassare il taglio di emissioni al 90%, compensando il restante 10% attraverso l’impiego di acciaio a basse emissioni e carburanti sostenibili (e-fuels). Ciò non significa che ogni singola auto venduta dovrà emettere l’87,5% o il 90% in meno, ma che la media delle auto vendute da ogni casa automobilistica dovrà rispettare questo calo di emissioni complessivo.

Questo meccanismo crea uno “spazio residuale” che sembra piccolo e invece è vitale. Gli analisti spiegano che, con questo nuovo parametro, un costruttore potrà continuare a vendere un certo numero di auto con motore termico o ibrido, a patto di “compensarle” con una massiccia quota di veicoli elettrici di flotta.

Il confronto tra le proposte sul tavolo

L’accordo parlamentare trovato dai tre principali partiti dell’emiciclo rappresenta un ulteriore sviluppo rispetto all’obiettivo annunciato dalla Commissione a dicembre. A differenza di quell’intesa originaria, l’accordo politico tra Parigi e Berlino propone una riduzione netta del 90% senza l’obbligo di compensare il restante 10%. Ad ogni modo, entrambe le formule condividono l’obiettivo di concedere maggiore flessibilità all’industria automobilistica europea.

L’iter legislativo: quando diventerà legge?

Manfred Weber, presidente del gruppo PPE, ha accolto l’intesa come un successo, sostenendo che il divieto assoluto dei motori termici sia ormai superato. In realtà, sotto il profilo puramente formale, le norme del 2035 restano temporaneamente in vigore: potranno cambiare soltanto dopo il trilogo istituzionale tra Commissione, Parlamento e Consiglio dell’UE.

La proposta comprende anche:

  • Un ampliamento delle possibilità di utilizzare i cosiddetti supercrediti per i veicoli elettrici.
  • Requisiti meno stringenti per i veicoli commerciali leggeri.

Restano ancora da definire i dettagli tecnici dei meccanismi di compensazione e le condizioni alle quali i costruttori potranno continuare a vendere modelli termici nei concessionari.

La direzione appare sempre più orientata verso una revisione dei piani per il 2035, ma la concreta portata delle concessioni all’automotive europeo dipenderà dalle prossime negoziazioni politiche. Il prossimo passaggio è previsto per la fine di novembre, quando il Parlamento europeo dovrebbe votare ufficialmente la propria posizione. Il successivo confronto con gli Stati membri in sede di Consiglio decreterà il testo finale della legge.

Chi sostiene e chi critica l’accordo nel Parlamento Europeo

I favorevoli: PPE, S&D e Renew Europe

Il PPE è il principale promotore della revisione. I popolari rivendicano il successo di aver scardinato il “dogma” dell’auto elettrica obbligatoria, difendendo l’approccio della neutralità tecnologica. Da tempo figure chiave del partito per le politiche ambientali (come l’eurodeputato Peter Liese) esprimono la necessità di introdurre flessibilità e sistemi di “crediti” flessibili per risparmiare multe miliardarie alle case automobilistiche europee.

Socialisti e Democratici (S&D) e Renew Europe hanno accettato l’accordo di compromesso per evitare che l’intero pacchetto climatico venisse rigettato a causa della crisi dell’automotive europeo. La sponda di sinistra e centrista ha ceduto sull’allentamento del target (sceso all’87,5%) in cambio del vincolo stringente sull’acciaio verde europeo, interpretato come una misura per tutelare i posti di lavoro della filiera industriale del continente.

I contrari: Verdi ed Euroscettici (Ecr e Patrioti)

I Verdi, a sinistra, e i gruppi Patrioti per l’Europa ed Ecr, a destra, sono contrari all’intesa, anche se per motivazioni opposte:

  • I Verdi: sostengono che l’introduzione di crediti legati all’acciaio rischi di “annacquare” gli sforzi di decarbonizzazione, rallentando gli investimenti necessari per la transizione alla mobilità elettrica pura;
  • Ecr e Patrioti: considerano la proposta dei tre partiti ancora insufficiente e continuano a chiedere una cancellazione totale, immediata e senza condizioni del bando ai motori termici dal 2035.

Il voto di fine novembre rappresenterà quindi il vero spartiacque per il futuro dell’automotive. La sensazione diffusa nei corridoi di Bruxelles è che il dogma del passaggio radicale all’elettrico puro sia ormai tramontato, sostituito da una realpolitik industriale che cerca di mediare tra scadenze climatiche e la tenuta economica del continente. Resta da capire se questa ritrovata flessibilità basterà a rilanciare i costruttori europei o se finirà per rallentare una transizione ormai globale.