“L’abbiamo ottenuta, abbiamo ottenuto la Groenlandia. (Gli alleati, ndr) sono stati abbastanza gentili da cedercela, nonostante tutte le polemiche”. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, intervenendo ieri alla Casa Bianca, durante la presentazione di un’iniziativa contro le frodi, ha spazzato via qualsiasi eventuale dubbio residuo su come consideri l’isola artica, oggetto dei suoi desideri fin dal suo primo mandato. Per Trump, la regione è “fondamentale” per la sicurezza degli Usa e dunque deve essere americana, acquistandola oppure, ha lasciato intendere, usando la forza.
Oppure ancora, attraverso l’accordo firmato il mese scorso con la Groenlandia e la Danimarca (cui l’isola appartiene come territorio autonomo), che potrebbe fungere da ‘cavallo di troia’ per controllare de facto il territorio.
Il rafforzamento militare americano sull’isola
L’intesa prevede per gli Usa un ampio accesso allo spazio aereo e al territorio dell’isola, il rafforzamento della loro attuale base militare a Pituffik – che supporta le operazioni di allerta missilistica, difesa missilistica e sorveglianza spaziale per gli Stati Uniti e la Nato – e la realizzazione di altre due basi, a Narsarsuaq e Mestersvig. Ciascuna delle tre parti può inoltre proporre ulteriori “aree di difesa”, con l’approvazione delle altre due.
“Qualsiasi futuro attacco agli Stati Uniti dovrà necessariamente passare attraverso la Groenlandia, dove la nostra Difesa abbatterà regolarmente droni, missili o qualsiasi altra forma di arma non ancora nemmeno concepita. Ci offre tempo, posizione e visuale come nessun altro luogo al mondo“, ha scritto Trump sul suo social Truth.
“Imminente avvio di esplorazioni” Usa per sfruttare le risorse dell’isola
Ma l’accordo a tre ribadisce la sovranità e l’integrità territoriale dell’isola, senza prevedere alcuna cessione in tal senso, sebbene il tycoon non sembri tenere molto in considerazione questa parte, che è stata invece ben sottolineata da Copenaghen e Nuuk.
Lo ha dimostrato anche la scorsa settimana, quando ha annunciato sul suo social Truth l’imminente avvio di “un’imponente esplorazione di petrolio, gas e minerali nella nostra nuova e splendida Groenlandia”.
Trump ha aggiunto, pur senza scendere nei dettagli, che “ci sono esperti che affermano che la quantità di petrolio facilmente accessibile è di gran lunga superiore a quella di quasi qualsiasi altra terra, in qualsiasi parte del mondo”.
La Groenlandia ha messo al bando nuove concessioni per estrarre petrolio
Non è così semplice: l’accordo di settembre, come ha prontamente sottolineato il ministero degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen, non prevede “per gli investitori statunitensi alcun trattamento preferenziale rispetto agli investitori di altri Paesi Nato, paesi dell’Ue e partner della Nato per quanto riguarda l’accesso alle risorse naturali della Groenlandia”.
L’intesa prevede solo una “cooperazione mineraria” con Washington, senza specificarne i dettagli, e restrizioni ad alcune attività di Paesi non Nato. Difficile però immaginare come possa avvenire una tale cooperazione, dato che la Groenlandia mantiene dal 2021 una politica di blocco delle nuove autorizzazioni per l’estrazione di petrolio e gas, motivata da ragioni ambientali.
Fino ad oggi nessun progetto è andato oltre la fase esplorativa, anche perché la mancanza di infrastrutture e i ghiacci rendono molto complesso e anti-economico lo sfruttamento delle risorse del territorio. Finora, perché con lo scioglimento dei ghiacci dovuto al riscaldamento climatico, questa situazione potrebbe presto cambiare.
Nuuk ha fatto sapere di stare valutando se una società texana, la Greenland Energy, possa utilizzare permessi anteriori a tale divieto. La scorsa estate la società ha annunciato che nel 2027 intende trivellare un bacino inesplorato sulla costa orientale dell’isola, in ricerca di petrolio, pur non avendo il permesso per farlo.
“Non ci sono barili di petrolio groenlandesi in un futuro prossimo”
Naaja H. Nathanielsen, che rappresenta la Groenlandia nel parlamento danese, ha dichiarato all’Associated Press che che qualsiasi progetto in corso relativo all’estrazione di risorse è ancora lontano anni dal poter raggiungere un potenziale successo. E ha collegato le uscite trumpiane con il crollo della popolarità del presidente in patria, con le elezioni di midterm ormai a un passo e un’inflazione a livelli molto alti, sottolineando che comunque la soluzione ai suoi problemi non è sull’isola: “Non ci sono barili di petrolio groenlandese sul terreno in un futuro prossimo”.
Per Nathanielsen, comunque, nessuna sorpresa per le parole del presidente Usa, che ci ha abituato alla sua comunicazione estrema, iperbolica, ondivaga e poco empatica: “Penso che ormai tutti ci aspettiamo qualcosa del genere”.

