Dubai apre un nuovo porto per “saltare” Hormuz (e Trump): perché è una buona notizia per l’Ue

Se Fujairah riuscirà a diventare il nuovo polmone logistico del Golfo, l'Unione europea potrà contare su una rotta più sicura
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Fujairah dubai canva
Fujairah, Emirati Arabi (Canva)

Mentre i venti di guerra tra Stati Uniti e Iran continuano a soffiare con forza nel Golfo Persico, emerge un’esclusiva del Financial Times destinata a riscrivere le rotte del commercio internazionale: DP World, il gigante portuale di Dubai, ha avviato i piani per la costruzione di un nuovo porto e di un terminal container a Fujairah, sulla costa orientale degli Emirati Arabi Uniti.

Non si tratta di una semplice espansione commerciale, ma di una manovra di sopravvivenza geopolitica progettata per bypassare completamente lo Stretto di Hormuz. Per l’Unione europea, spettatrice interessata e partner commerciale vitale della regione, questa mossa potrebbe rappresentare la chiave per una stabilità finora minacciata da missili, droni e “pedaggi” improvvisati.

Il declino di Jebel Ali e l’assedio di Hormuz

Per decenni, il porto di Jebel Ali è stato il simbolo della potenza economica di Dubai. Ha trasformato l’emirato in un hub globale per le riesportazioni, specialmente lungo l’asse strategico Cina-Africa. Ma la geografia che lo ha reso grande è diventata improvvisamente il suo punto debole: la sua posizione lo rende totalmente dipendente dal transito attraverso lo stretto di Hormuz, quel lembo di mare tra Iran e Oman che oggi è diventato una trappola infernale.

Dall’inizio delle ostilità a fine febbraio, l’Iran ha lanciato quasi 3.000 droni o missili contro gli Emirati Arabi Uniti. Proprio nelle ultime ore, due petroliere degli Emirati Arabi sono state colpite da altrettanti missili da crociera iraniani nella parte meridionale dello Stretto di Hormuz, nelle acque territoriali dell’Oman, causando la morte di un membro dell’equipaggio indiano e il ferimento di altri otto, di cui quattro in modo grave. Lo ha reso noto il Ministero della Difesa di Abu Dhabi, aggiungendo che si sono sviluppati incendi su entrambe le petroliere, ma che sono stati domati. Gli Emirati Arabi hanno condannato l’attacco definendolo una grave violazione del diritto internazionale e hanno dichiarato che manterranno il pieno diritto di rispondere e di adottare tutte le misure necessarie per proteggere la propria sovranità e sicurezza.

Intanto, la risposta di Teheran agli attacchi Usa-Israele è stata drastica: la chiusura dello stretto ha causato un crollo dell’attività a Jebel Ali tra il 90% e il 95%. Prima della guerra, transitavano circa 135 navi al giorno; oggi la cifra fatica a superare le 40 unità. Moody’s stima che le perdite di DP World ammontano a 6,6 miliardi di dollari nel 2025 e 5,9 miliardi quest’anno.

Il piano di Fujairah: 18 mesi per cambiare la storia

La soluzione rivelata dal Financial Times prevede lo spostamento della capacità logistica sulla costa orientale degli Emirati, affacciata direttamente sul Golfo di Oman. Sviluppando un nuovo porto polivalente a Fujairah, DP World permetterebbe ai container di entrare e uscire dal Paese senza mai varcare la soglia di Hormuz. Le merci verrebbero poi trasferite via terra su camion verso Dubai, Abu Dhabi e gli altri Paesi del Golfo.

Secondo un alto funzionario della compagnia, l’opera potrebbe essere completata in soli 18 mesi. L’investimento iniziale pare sia stimato in centinaia di milioni di dollari e DP World avrebbe chiarito che si tratta di una mossa “difensiva”. Jebel Ali non verrà smantellato, ma non potrà più essere l’unica porta d’accesso per il commercio di Dubai.

L’ombra di Trump e la tassa del 20%

A complicare un quadro già teso è intervenuto Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato che gli Usa diventeranno i “Guardiani dello Stretto di Hormuz”, ripristinando il blocco navale contro l’Iran. Tuttavia, la protezione ha un prezzo: Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti dovranno essere rimborsati con una commissione del 20% su tutto il valore del carico spedito attraverso lo stretto, definendolo un atto di “equità” per i costi della sicurezza.

Proprio questa proposta ha scatenato l’ira di Teheran, che ha ribadito che non permetterà mai agli Stati Uniti di interferire nella gestione della via d’acqua, minacciando risposte forzose contro qualsiasi nave non autorizzata dalle forze armate iraniane. In questo stallo, il porto di Fujairah appare come l’unica alternativa per evitare non solo i missili iraniani, ma anche i pedaggi di Washington.

La sponda europea: navigazione libera e diplomazia

In questo scenario, la posizione dell’Unione europea è ferma. Il memorandum d’intesa tra Usa e Iran per un cessate il fuoco nel Golfo Persico “non regge davvero” e l’Ue sostiene che “la libertà di navigazione deve essere mantenuta”, senza pedaggi per il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo dice l’Alta Rappresentante dell’Ue Kaja Kallas, a Bruxelles a margine del Consiglio Affari Esteri, nell’ambito del quale si è tenuto un pranzo di lavoro con i Paesi del Golfo sulla sicurezza della regione. Ue e Paesi del Golfo “hanno idee molto simili” sulla materia, ha concluso.

L’obiettivo europeo è chiaro: stabilizzare le rotte commerciali che alimentano il continente e prevenire che l’escalation nel Golfo si traduca in una crisi energetica e logistica permanente.

Un futuro oltre la crisi

Il successo del piano di Fujairah non è solo una vittoria per Dubai, ma un precedente per l’intera regione. Anche altre realtà, come Gulftainer a Khor Fakkan, stanno investendo miliardi per potenziare la costa orientale.

Tuttavia, restano delle ombre. Il colosso DP World ha dovuto affrontare una crisi di leadership proprio alla vigilia del conflitto, con la rimozione del Ceo storico Sultan Ahmed bin Sulayem a causa dei suoi legami con Jeffrey Epstein. Inoltre, il Fondo di Investimento Pubblico dell’Arabia Saudita ha recentemente avvertito che le regolamentazioni europee stanno “danneggiando” gli investitori stranieri, segnale di una tensione normativa che Bruxelles dovrà gestire con cura.

Nonostante le sfide, il messaggio è inequivocabile: il mondo sta cercando modi per “saltare” le aree di conflitto. Se Fujairah riuscirà a diventare il nuovo polmone logistico del Golfo, l’Unione europea potrà contare su una rotta più sicura, libera dai capricci dei “guardiani” e dalle minacce degli stretti.