Google multata dall’Ue, verdetto finale: 4,1 miliardi per il caso Android

Respinto il ricorso di Mountain View contro la sentenza del 2022 del Tribunale Ue. Per Bruxelles è una vittoria in una delle battaglie antitrust più lunghe contro Big Tech
20 ore fa
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(Afp)

Multa confermata per Google: l’azienda dovrà pagare 4,1 miliardi di euro per abuso di posizione dominante nel contesto del sistema operativo Android. Lo ha stabilito oggi la Corte di Giustizia europea rigettando il ricorso del colosso di Mountain View contro la sentenza emessa dal Tribunale dell’Unione a settembre 2022. “Il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto nel valutare gli effetti anti-concorrenziali delle condizioni di pre-installazione previste dagli accordi Android”, affermano i giudici del massimo organo giudiziario europeo.

Cos’era successo

La vicenda parte nel 2018, quando la Commissione accusa il gigante tech di abuso del proprio potere di mercato nell’ambito del sistema operativo Android. Sotto la lente, in particolare, l’obbligo imposto ai produttori di telefoni di preinstallare l’app Google Search e il browser Chrome (di Google) come condizione per poter ottenere il Play Store, ovvero il marketplace delle app sui dispositivi Android.

Bruxelles aveva inflitto a Google una multa da 4,342 miliardi di euro, di cui 1,922 miliardi in solido a carico della società madre Alphabet, per questo e altri tre comportamenti ritenuti illegali e valutati come un’unica infrazione continuata. Nel 2022, il Tribunale dell’Unione europea aveva accolto quasi integralmente la posizione della Commissione europea e ridotto l’ammenda a 4,125 miliardi di euro, 1,521 miliardi in solido a carico di Alphabet.

La sentenza di oggi conferma in via definitiva la pronuncia di quattro anni fa, e dunque le valutazioni di Commissione e Tribunale, ritenendo i comportamenti del colosso del web idonei a rafforzare la propria posizione dominante e a restringere la concorrenza.

Per ragioni analoghe, in Svezia la società tech dovrà pagare altri 1,7 miliardi come risarcimento a PriceRunner, azienda di comparazione prezzi online. Google avrebbe promosso nei risultati di ricerca il proprio strumento di comparazione, a sfavore dei concorrenti, tra cui appunto PriceRunner. Il colosso del web sta valutando un ricorso.

Negli ultimi dieci anni Google si è vista comminare multe per quasi 11 miliardi di euro da parte dell’Unione per varie violazioni delle norme antitrust. La stessa ammenda decisa nel 2018, oggi confermata, arrivava un anno dopo una sanzione da 2,42 miliardi di euro per aver utilizzato il proprio servizio di comparazione prezzi per ottenere un vantaggio ingiusto rispetto ai concorrenti più piccoli. Anche in questo caso il gigante del web fece ricorso, per perderlo nel 2021. Allo stesso tempo, ci sono episodi in cui il Tribunale ha dato ragione al gruppo californiano, ad esempio nel caso Adsense.

Possibili molte altre cause

Ma la pronuncia di oggi potrebbe aprire a molte altre cause, anche ai sensi del Digital Markets Act, la normativa dell’Unione europea sulla concorrenza, entrata in vigore nel 2022 e divenuta applicabile nel 2023. In questo contesto, nel 2024 la Commissione ha aperto un’altra indagine contro Google per aver favorito i propri servizi posizionandoli più in alto nei risultati di ricerca rispetto a quelli dei concorrenti. La decisione è attesa a breve. L’organo esecutivo del blocco ha inoltre chiesto al colosso tecnologico di adeguarsi al Dma, soprattutto per quanto riguarda la rimozione delle barriere tecniche con gli assistenti di ricerca a intelligenza artificiale su Android, e l’accesso a dati chiave ad altri fornitori di motori di ricerca.

C’è poi tutto l’ambito dell’intelligenza artificiale, “dove le condotte anticoncorrenziali rischiano di ripetersi e possono essere contrastate dal diritto e dai regolamenti europei in materia di concorrenza, nati proprio da questo caso Google Android”, ha sottolineato Thomas Vinje, portavoce di FairSearch, il ricorrente originario.

Cos’ha detto Google

Google dal canto suo ha dichiarato tramite un portavoce che la sentenza di oggi non ha riconosciuto i “significativi investimenti fatti per garantire che Android rimanga aperto, interoperabile e gratuito”, e che “Android offre maggiore scelta per tutti e supporta migliaia di imprese”.

“Ad ogni modo, abbiamo adattato i nostri accordi per conformarci alla decisione iniziale del 2018 e restiamo focalizzati sull’innovazione continua e sull’apertura per i nostri utenti, partner e sviluppatori”, ha sottolineato ancora l’azienda

Tensioni transatlantiche

La Commissione oggi ha ottenuto una vittoria rilevante in quella che è stata una delle sue più lunghe battaglie antitrust contro i giganti tech, ma la tensione con le aziende americane e con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è sempre dietro l’angolo.

Già nel settembre 2025, dopo un’altra multa Ue a Google (da 2,95 miliardi di euro) nel caso adtech, il capo della Casa Bianca aveva reagito duramente su Truth Social, definendo la sanzione “unfair” e “discriminatory” e minacciando ritorsioni (tariffe) contro l’Unione.

Lo scorso 26 giugno il tycoon ha minacciato dazi del 100% contro i Paesi, in particolare europei, che introducono o applicano tasse sui servizi digitali contro le big tech americane. La minaccia non riguarda quindi direttamente eventuali sanzioni alle aziende tecnologiche, ma si inserisce nello stesso approccio politico del presidente: esercitare pressione contro le misure europee ritenute ostili alle big tech americane.