Da questo momento in poi, gli Stati Uniti saranno conosciuti come “IL GUARDIANO DELLO STRETTO DI HORMUZ”, ma, in quanto tali e per una questione di EQUITÀ, saranno rimborsati, nella misura del 20% su tutte le merci trasportate“. Parola del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che si è espresso così (maiuscole sue), oggi 13 luglio sul suo social Truth con riferimento al futuro immediato del passaggio marittimo da mesi al centro del conflitto tra Usa e Iran, e che è una rotta energetica mondiale vitale.
Nello stesso post, il capo della Casa Bianca ha avvertito anche che gli Stati Uniti ripristineranno il blocco navale contro l’Iran, imposto ad aprile e revocato a giugno dopo l’accordo provvisorio sul cessate il fuoco con Teheran. Trump lo definisce “il BLOCCO IRANIANO, così chiamato perché impedisce soltanto alle navi iraniane o ai clienti dell’Iran di entrare o uscire. Tutti gli altri Paesi potranno utilizzare lo Stretto in modo equo e libero”.
E per equo, come abbiamo visto, intende che gli Stati Uniti ricevano un rimborso del 20% su tutte le merci trasportate attraverso il braccio di mare. “Prenderemo il controllo dello Stretto di Hormuz. Lo proteggeremo, e verremo pagati un sacco di soldi per farlo. Vogliamo essere risarciti per aver messo a rischio la nostra gente”, aveva avvisato già oggi in mattinata parlando a Fox News.
Teheran: “Reagiremo con fermezza”
“Non consentiremo agli Stati Uniti di interferire, in nessun modo, nella gestione dello Stretto di Hormuz“, ha replicato alle dichiarazioni rilasciate a Fox News il portavoce del comando militare iraniano Khatam al-Anbiya, secondo quanto riporta l’iraniana Press Tv.
Il portavoce ha aggiunto che le forze iraniane “reagiranno con fermezza a disordini o insicurezza” al di fuori delle “rotte indicate” da Teheran, e che “qualsiasi forma di supporto logistico e cooperazione con gli Usa” sarà “considerata al pari di una guerra contro la sovranità e la sicurezza nazionale dell’Iran”, ha detto il portavoce, Ebrahim Zolfaghari, aggiungendo che il conflitto potrebbe “coinvolgere l’intera regione”.
Per Trump invece gli iraniani “non hanno né marina né aviazione, hanno perso tutto. La loro difesa antiaerea è andata distrutta, i loro leader sono stati tutti uccisi, i loro migliori leader sono stati uccisi”. “Khamenei è andato, suo figlio (la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, ndr) è andato al 90%”, ha aggiunto stamattina.
Tregua in bilico
Le parole del tycoon su Hormuz arrivano come benzina sul fuoco che si è riacceso la scorsa settimana, con Trump che aveva dichiarato di ritenere “concluso” il cessate il fuoco con Teheran e con la ripresa degli attacchi reciproci, in un’escalation che non rende ottimisti sulla tenuta della tregua. Pesanti attacchi aerei sono ripresi da entrambe le parti e sono proseguiti ieri e oggi su larga scala da entrambe le parti, coinvolgendo anche Bahrein e l’Oman. “Oltre a colpire installazioni e infrastrutture militari statunitensi a Juffair, in Bahrein, dove imperversano gli incendi, la marina delle Guardie Rivoluzionarie ha colpito e distrutto il radar aviotrasportato a lungo raggio Fps e il radar di rilevamento navale nel Sultanato dell’Oman”, si legge in un comunicato delle Guardie diffuso dal loro organo di stampa di Sepah.
Ieri il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha svolto il ruolo di capo negoziatore del Paese con gli Stati Uniti, ha dichiarato che l’era degli “accordi unilaterali è finita”.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, stamattina ha fatto comunque sapere di proseguire i colloqui con i mediatori di Qatar, Pakistan e Oman nel tentativo di prevenire un’ulteriore escalation nella guerra con gli Stati Uniti, ma ha anche precisato che l’Iran non rispetterà l’accordo provvisorio con gli Usa, secondo lui palesemente entrato in crisi, finché Washington non adempirà ai propri impegni.
Chi passa nello Stretto?
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane in un comunicato oggi hanno dichiarato anche che “le continue interferenze potrebbero portare a incidenti più gravi nel settore globale del petrolio e del gas”, e che l’unico modo per ripristinare il regolare traffico marittimo attraverso lo Stretto è porre fine agli interventi militari degli Stati Uniti.
Intanto, secondo quanto riporta Reuters, tra il 10 e il 12 luglio l’attività navale nello Stretto è dimezzata (circa il 52% in meno). Come risultato, e per il timore di nuovi blocchi, il petrolio Brent è salito di oltre il 3%, e sono ricominciate anche le preoccupazioni sulle scorte di carburante per gli arerei.
Ue: “Libertà di navigazione senza pedaggi”
L’Unione europea continua a guardare gli eventi. Regno Unito, Francia e Germania hanno rilasciato una dichiarazione comune in cui condannato gli “attacchi sconsiderati” dell’Iran contro le navi nello Stretto di Hormuz e nelle acque del Bahrein, dell’Oman e della Giordania e chiesto la ripresa “rapida e completa” della navigazione nello stretto.
Mentre l’Alta Rappresentante dell’Ue, Kaja Kallas, a margine del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles, ha sottolineato che il cessate il fuoco nel Golfo Persico “non regge davvero” e ha ribadito che “la libertà di navigazione (nello Stretto) deve essere mantenuta”, senza pedaggi.
Non esattamente quello che ha in mente il presidente degli Stati Uniti.

