Quote senza dazi dimezzate e tariffe al 50%: come l’Ue vuole proteggere il suo acciaio

Entra in vigore il regolamento attuativo per proteggere il settore siderurgico dalla sovraccapacità produttiva globale (ovvero cinese): il contingente esente da tariffe scende a 18,3 milioni di tonnellate all'anno
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Industria siderurgica
(Canva)

Quote di import esenti da dazi, obblighi di tracciabilità e nuove regole per blindare il mercato europeo dell’acciaio. Entra in vigore oggi, primo luglio, il regolamento attuativo che rende concreto il regolamento sull’acciaio per proteggere il settore siderurgico dalla sovraccapacità produttiva globale (ovvero cinese). Un settore che la Commissione europea definisce “strategico” ma messo a dura prova, come d’altronde molti altri, dall’eccesso di produzione e di importazioni.

“La sovraccapacità produttiva globale nel settore siderurgico rimane un grave problema a livello mondiale e continua a distorcere i mercati internazionali”, ha dichiarato la Commissione, sottolineando che il nuovo sistema basato su dazi e quote servirà a “ripristinare la concorrenza leale”.

5 volte il consumo annuo di acciaio dell’Ue

La sovraccapacità produttiva globale, spesso causata da politiche e pratiche non di mercato, continua a crescere inesorabilmente, avvisa la Commissione, e ha già raggiunto livelli insostenibili: attualmente supera i 620 milioni di tonnellate, con una stima di 721 milioni di tonnellate entro il 2027. In pratica, più di 5 volte il consumo annuo di acciaio dell’Ue.

Parallelamente, continua l’organo esecutivo del blocco, “un numero crescente di Paesi terzi sta chiudendo i propri mercati alle importazioni, spesso sotto forma di dazi. Ciò crea un rischio molto elevato di deviazione degli scambi commerciali verso il mercato europeo”.

Secondo Eurofer, l’organizzazione che rappresenta l’industria siderurgica europea, nel 2025 i licenziamenti nel comparto sono stati 7mila, 115mila dal 2008. Con le nuove misure, la Commissione punta a portare l’industria europea a livelli di utilizzo della capacità produttiva “più sani (80%)”, dall’attuale 67% circa.

Cosa prevedono le nuove norme

Il regolamento attuativo prevede innanzitutto una riduzione del 47% del volume complessivo dell’import ammesso senza dazi, che passa dai circa 39 milioni di tonnellate previsti dal meccanismo di salvaguardia Ue per l’acciaio – scaduto ieri – a 18,3 milioni di tonnellate all’anno. Sui volumi di import eccedenti tale quota, viene introdotto un dazio del 50% per 26 categorie di prodotti siderurgici.

La divisione delle quote

La quota esente da dazi viene divisa tra i vari Paesi partner dell’Unione. La metà viene distribuita tra quelli che hanno stipulato accordi di libero scambio (Als) con Bruxelles (gli Fta partner (Free trade agreement), che poi sono quelli da cui proviene l’80% delle importazioni di acciaio nel blocco. La restante metà viene divisa tra tutti i partner commerciali “senza discriminazioni”, compresi quelli con cui sono in essere intese.

Della quota disponibile esclusivamente per gli accordi di libero scambio, la parte maggiore è costituita da allocazioni specifiche per i Paesi che soddisfano la soglia di almeno il 5% dei volumi di importazione dell’Ue (sulla base del periodo di riferimento 2022-2024), effettuate “in proporzione ai volumi commerciali storici”. I volumi rimanenti sono disponibili per le esportazioni di tutti i partner degli accordi di libero scambio in base a una procedura di gara competitiva, secondo il principio “primo arrivato, primo servito”, fa sapere la Commissione.

Palazzo Berlaymont sottolinea che i partner degli accordi di libero scambio manterranno una quota di accesso al mercato dell’Unione “significativamente più elevata rispetto alla riduzione media del 47% prevista dal regolamento sull’acciaio”.

Secondo il Financial Times, i Paesi che hanno accordi commerciali manterranno mediamente il 66% delle loro quote storiche di esportazione. Gli altri, tra i quali la Cina, scenderanno a circa il 31% della loro quota storica.

I Paesi See (Spazio economico europeo, Islanda, Lichtenstein e Norvegia) non sono soggetti a quote tariffarie o dazi doganali nell’ambito della misura sull’acciaio, per il loro livello di integrazione, molto elevato e unico, nel mercato interno dell’Ue.

Tracciabilità

In virtù di questa esenzione, il regolamento introduce un requisito di tracciabilità: le imprese dovranno fornire informazioni sul luogo in cui è avvenuta la fase di fusione e colata dell’acciaio importato, il cosiddetto ‘melt & pour’. La misura riguarda anche i Paesi dello Spazio economico europeo, che “dovranno soddisfare i requisiti relativi alle prove di fusione e colata, proprio come tutti gli altri soggetti interessati”.

L’obiettivo è evitare che Paesi terzi, come la Cina, possano utilizzare i Paesi See come una scappatoia per far arrivare l’acciaio in Europa aggirando le nuove regole e dunque i dazi-

Un problema peraltro che riguarda allo stesso modo la nuova tassa da 3 euro sui mini-pacchi, anch’essa in vigore da oggi e pensata per mettere un freno agli acquisti di merce low-cost essenzialmente cinese che stanno inondando il Vecchio Continente.

Stiamo offrendo agli operatori di mercato prevedibilità attraverso regole chiare e trasparenti per la distribuzione delle quote, applicando al contempo una metodologia equa e oggettiva”, ha commentato il commissario al Commercio Maroš Šefčovič.

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