Apple perde il ricorso al Tribunale Ue: è un gatekeeper, confermata la linea di Bruxelles

I giudici danno ragione alla Commissione per App Store, Safari e iOS. Inammissibile il ricorso su iMessage
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(Ipa)

Ricorso Apple respinto. Il Tribunale generale dell’Ue oggi (8 luglio) ha dato ragione alla Commissione europea, confermando la designazione del gruppo di Cupertino come gatekeeper nell’ambito del Digital Markets Act. I giudici hanno inoltre dichiarato inammissibili le azioni presentate dall’azienda su iMessage. Per Apple si tratta di un passaggio rilevante, perché riguarda uno dei pilastri del suo modello: il controllo della distribuzione delle app.

Cosa sosteneva Apple

La questione ruota attorno al ruolo che Apple occupa nell’ecosistema digitale. Per il regolamento europeo sui mercati digitali (il Dma, appunto), un gatekeeper è una grande piattaforma che controlla un punto di accesso rilevante tra imprese e utenti: nel caso di Apple, il sistema operativo iOS, il navigatore Safari e l’App Store, cioè tre strumenti attraverso cui sviluppatori e consumatori entrano in contatto.

Apple contestava la decisione della Commissione su più fronti. Da un lato sosteneva che alcuni obblighi di interoperabilità previsti dal Dma potessero incidere sui suoi diritti fondamentali e sulla sicurezza del proprio ecosistema. Dall’altro chiedeva che i suoi cinque app store – per iPhone, iPad, Apple Watch, Mac e Apple TV – venissero valutati separatamente.

Apple come gatekeeper

Il Tribunale non ha accolto questa impostazione. Secondo i giudici, le diverse versioni dell’App Store svolgono la stessa funzione: permettere agli sviluppatori di distribuire le proprie applicazioni e agli utenti di scaricarle. Le differenze tra i dispositivi, quindi, non bastano a trasformare ogni store in un servizio autonomo. In questo modo viene confermata la lettura della Commissione, che aveva considerato l’App Store come un unico servizio di piattaforma di base.

La società sosteneva invece che solo l’App Store per iPhone potesse eventualmente superare le soglie previste dal Dma per la designazione come gatekeeper, designazione che comporta una serie di obblighi. Il Tribunale ha invece stabilito che il criterio decisivo non è il dispositivo utilizzato, ma la funzione comune svolta dagli store.

Apple non è gatekeeper per il servizio iMessage

Diverso il discorso su iMessage. Il Tribunale ha dichiarato inammissibili le azioni di Apple contro la classificazione del servizio come comunicazione interpersonale indipendente dal numero e come servizio di piattaforma di base. Secondo i giudici, quella classificazione non produce da sola effetti giuridici vincolanti sulla posizione della società. In concreto, gli obblighi del Dma non si applicano a iMessage, perché Bruxelles non ha designato quel servizio come punto di accesso importante, né Apple come gatekeeper in questo ambito.

La sentenza non obbliga quindi l’azienda ad aprire iMessage all’interoperabilità con servizi come WhatsApp, Telegram o altre piattaforme di messaggistica. Conferma però la presa di Bruxelles su iOS e App Store, due aree considerate centrali per garantire maggiore concorrenza e più scelta agli utenti europei.

Rapporti tesi

Il caso si inserisce in un confronto sempre più teso tra Apple e Unione europea sul Dma (e in generale tea le Big Teche e Bruxelles). A giugno l’azienda ha annunciato che la nuova versione di Siri AI non sarebbe stata lanciata nell’Ue con iOS 27 e iPadOS 27, attribuendo l’esclusione alle difficoltà di conformità con la normativa europea. Il primo luglio, l’amministratore delegato Tim Cook e la commissaria europea per la Sovranità digitale Henna Virkkunen hanno avuto un confronto definito “costruttivo” dalla Commissione.

Apple ha ancora controversie pendenti legate all’applicazione del DmaA, tra cui il ricorso contro la multa da 500 milioni di euro inflitta dalla Commissione per la violazione degli obblighi anti-steering, cioè le regole che dovrebbero consentire agli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso offerte alternative fuori dall’App Store, e un ricorso contro la decisione di Palazzo Berlaymont del marzo 2025 che impone ad Apple di aprire iOS agli sviluppatori di terze parti.

La risposta di Apple

Da Cupertino è arrivata una replica netta, tramite un portavoce: “Riteniamo fermamente che il mandato del Dma vada oltre quanto sia legale e proporzionato, minacciando di erodere decenni di protezioni della privacy e della sicurezza che abbiamo costruito e lasciando i nostri utenti vulnerabili a nuovi rischi. Continueremo a sostenere l’innovazione e la privacy che i nostri clienti europei meritano.”

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