Sviluppo dei data center in Europa: normative, energia e il ruolo dell’Italia

Dalle evoluzioni normative e tavoli di discussione aperti emerge una ambizione europea di sviluppo strategico
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Data center limiti canva

Riceviamo e pubblichiamo a cura di Andrea Grappelli, Partner di Morri Rossetti & Franzosi

Il settore dei data center a livello europeo sta crescendo con una spiccata diversificazione geografica, tecnologica, ma soprattutto autorizzativa. Tale aspetto si riscontra nella presenza di grandi concentrazioni di data center in determinate aree. Dalle evoluzioni normative e tavoli di discussione aperti emerge una ambizione europea di sviluppo strategico, volto a recuperare il gap infrastrutturale presente rispetto ai paesi oltreoceano. Dalla panoramica delle principali normative e direttive europee emerge che il settore è in pieno fermento, ma ancora caratterizzato da una regolamentazione fortemente frammentaria.

L’Europa sta guidando una trasformazione normativa del settore data center tramite l’applicazione di principi cardine di matrice ambientale (es. direttiva CNDCP), energetica (es direttiva EED) ma anche di rafforzamento della sicurezza digitale (NIS2), sviluppo di strumenti finanziari per AI, sostenibilità energetica dei progetti, nonché un coordinamento delle variegate normative nazionali (tramite le audizioni e consultazioni pubbliche); tuttavia non esiste ancora una specifica normativa europea sui data center. L’Europa attualmente punta all’armonizzazione dei meccanismi di monitoraggio sui consumi energetici, idrici e metriche di sostenibilità, così come anche a rafforzare la sovranità digitale; tuttavia, questa frammentazione, a livello operativo applicativo, accentua la differente velocità di crescita tra i vari Paesi europei. 

Tale velocità di sviluppo del settore sui territori europei dipende da tematiche in ambito ambientale e autorizzativo, ma soprattutto dal rischio di congestione delle reti elettriche e conseguente controlli sull’allocazione di nuova potenza elettrica ai data center. Aspetti che possono portare i Paesi membri ad adottare meccanismi di protezione e prevenzione che in qualche modo rallentano lo sviluppo del settore sul territorio nazionale.

La Danimarca, ad esempio, ha deciso di introdurre moratorie temporanee e restrizioni sulle nuove connessioni di rete elettrica per data center. La scelta di sospendere la sottoscrizione di nuovi accordi di connessione alla rete elettrica scaturisce dalla necessità di superare la saturazione del sistema dovuto ad una incontrollata richiesta di connessione. Ciò determinerà un rallentamento dei relativi investimenti nel Paese.

L’eventuale introduzione di misure di tutela restrittive, seppur ritenute necessarie, regionali e temporanee, ridefiniscono l’equilibrio di sviluppo del settore e impattano sia sulla digitalizzazione del Paese stesso che dell’Europa.

La preoccupazione del sovraccarico energetico, infatti, è uno dei temi principali in discussione nell’ambito delle audizioni avviate su sollecitazione dell’Unione Europea che negli ultimi mesi, anche in Italia, sono sempre più frequenti, al fine di acquisire elementi da tutti i Paesi membri, così da portare ad una potenziale prossima regolamentazione comune del settore. Ad oggi, a livello europeo, si sta svolgendo una attenta attività di monitoraggio, acquisizione dati e report che potrebbe portare alla imposizione di determinati standard, i quali, tuttavia, piuttosto che contribuire ad armonizzare la crescita europea – se non correttamente calibrati sulle tipicità e differenti caratteristiche territoriali dei Paesi – potrebbero compromettere il piano strategico di sviluppo digitale dell’Europa e del suo obiettivo di ricollocarsi in modo rilevante nel panorama mondiale del settore. 

A livello infrastrutturale, l’Italia, nonostante sia la terza economia europea, è fortemente indietro rispetto ai progetti di sviluppo di data center avviati in questi anni dagli altri paesi Ue. Tuttavia, a livello europeo è vista come una delle nazioni, in particolare grazie al nord, a forte capacità attrattiva di grandi investimenti. Si può dire che l’Italia stia recuperando e questo si percepisce anche dalle novità normative introdotte dal 2024 ad oggi (linee guida MASE, decreto bollette, legge regionale della Lombardia) volte a superare anche la naturale frammentazione determinata dal coinvolgimento dei tanti enti pubblici protagonisti in un percorso di realizzazione, ampliamento ed esercizio di data center.

L’introduzione di una semplificazione autorizzativa mediante una procedura unica autorizzativa si ritiene che possa essere uno dei fattori che potrà rafforzare ulteriormente l’espansione digitale italiana.

L’Italia non è l’unico Paese che punta su un sistema di semplificazione autorizzativa rispetto alla evidente frammentarietà amministrativa: difatti, anche Spagna e Portogallo sono intervenute in tale senso portando avanti una politica di collaborazione tra settore pubblico e privato. A proposito di quest’ultimo aspetto, merita una menzione particolare il mercato greco che grazie a tale collaborazione sta avviando un interessante percorso strategico di sviluppo del settore data center sul suo territorio, potendo diventare – superate alcune tematiche energetiche – il prossimo rilevante competitor a livello europeo, data anche la sua strategica posizione geografica.

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