Cresce l’uso delle rinnovabili per la produzione di energia nel primo trimetre del 2026. Gli ultimi dati pubblicati da Eurostat rivelano che, tra gennaio e marzo, ben il 45,5% dell’elettricità prodotta nell’Ue è derivata da fonti rinnovabili. Si tratta di un balzo in avanti significativo rispetto allo stesso periodo del 2025, quando la quota si era fermata al 42,7%, a dimostrazione di un’accelerazione costante verso un sistema energetico sempre più pulito.
Il mix energetico: il vento traina la rivoluzione
A dominare la scena della produzione elettrica “green” è il vento. L’energia eolica ha rappresentato quasi la metà della produzione rinnovabile totale, attestandosi al 44,9%. Segue l’energia idroelettrica con il 28% e il solare con il 17,3%. Quest’ultimo, in particolare, continua la sua ascesa verticale: basti pensare che, nel 2008, il solare pesava per appena l’1% del mix rinnovabile europeo.
Il resto della produzione elettrica pulita è stato garantito dai combustibili rinnovabili (9,4%), mentre la geotermia e altre fonti minori hanno contribuito per lo 0,4%.
Un’Europa a diverse velocità: il primato della Danimarca
Questa crescita delle rinnovabili, però, non sembra essere omogenea tra i 27 Stati membri. Alcuni Paesi si confermano veri e propri laboratori della transizione. La Danimarca, nello specifico, guida la classifica con uno sbalorditivo 90% di elettricità da rinnovabili, grazie soprattutto alla massiccia presenza di parchi eolici. Segue il Portogallo con l’82,9%, trainato principalmente dall’idroelettrico. E la Lituania che raggiunge il 75,7%, puntando forte sul vento.
Sul fronte opposto, la strada appare ancora in salita per Stati come la Repubblica Ceca (12,7%), Malta (13%) e la Slovacchia (17,2%), che registrano le quote più basse di produzione rinnovabile.
Verso il 2030: la sfida dei nuovi obiettivi
Il successo registrato nel settore elettrico è solo un tassello di un mosaico più ampio. Se guardiamo al consumo finale lordo di energia (che include anche riscaldamento e trasporti), l’Ue ha raggiunto una quota del 25,2% nel 2024, una cifra quasi triplicata rispetto al 9,6% del 2004.
La direttiva Ue 2023/2413 ha alzato l’asticella: l’obiettivo vincolante per il 2030 è del 42,5%, con l’ambizione dichiarata di toccare il 45%. Per raggiungere questo traguardo, i Paesi membri dovranno intensificare gli sforzi in modo monumentale, aumentando la quota di rinnovabili di oltre 17 punti percentuali in pochissimi anni.
Perché la transizione conviene (non solo all’ambiente)
Dietro questi numeri non c’è solo un imperativo ecologico, ma una visione strategica ed economica. La crescita delle fonti rinnovabili è uno dei pilastri dell’European Green Deal e del piano RePowerEu, nato per ridurre drasticamente la dipendenza dai combustibili fossili russi. I benefici, secondo Eurostat, sono molteplici:
- Sicurezza energetica: diversificare le forniture riduce la vulnerabilità rispetto ai mercati internazionali del gas e del petrolio.
- Economia e Lavoro: la transizione è il cuore del nuovo “Clean Industrial Deal” e promette di stimolare l’occupazione attraverso la creazione di posti di lavoro nelle nuove tecnologie “green”.
- Ambiente: una riduzione drastica delle emissioni di gas serra è l’unica via per rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050.
Il cammino è ancora lungo, specialmente nei settori più complessi come i trasporti (dove la quota di rinnovabili è ferma all’11,2%) e il riscaldamento/raffrescamento (26,7%). Ma i dati del primo trimestre 2026 confermano che l’elettricità europea sta già vivendo il suo futuro: un futuro che non può più fare a meno del sole e del vento.

