Droni stranieri sui cieli europei, attacchi hacker alle infrastrutture e un clima di tensione che non si consuma più sul campo di battaglia. La guerra oggi è cambiata e ha imposto a tutti, Unione europea inclusa, a fare i conti con un’impreparazione che rischia di mettere a repentaglio la tenuta della sovranità degli Stati membri e delle democrazie occidentali. In altre parole, di fronte all’escalation delle ingerenze esterne e degli attacchi ibridi, cosa abbiamo imparato, come ci siamo preparando e di quali strumenti avrà bisogno Bruxelles per salvare i suoi cittadini? A parlarne negli studi del Parlamento europeo a Strasburgo con Otto Lanzavecchia, corrispondente Adnkronos presso le istituzioni europee, sono stati gli europarlamentari Lucia Annunziata (Pd/S&D) e Salvatore De Meo (Fi/Ppe), nella nuova puntata di “Lavori in corso”.
Ma partiamo da Lipsia.
“Tutta colpa della Russia”
Commentando il recente attacco all’aeroporto di Lipsia da parte di un drone esplosivo attribuito alle strutture russe, l’eurodeputato Salvatore De Meo (Fi/Ppe) ha spiegato che “Lipsia non è un episodio isolato, ne avremo altri che metteranno in evidenza le nostre debolezze”. Secondo l’europarlamentare, la nostra difesa non va vista solo in ottica militare, “sarebbe riduttivo”. Quella evidenziata da De Meo è una vulnerabilità che impone una preparazione tempestiva sui fronti della “cybersicurezza, dell’intelligenza artificiale e del contenimento della disinformazione”.
Dal canto suo, Lucia Annunziata (Pd/S&D) ha rilevato come la guerra ibrida si insedi in uno spazio ambiguo compreso “tra la pace, le trattative diplomatiche e il conflitto aperto”. L’eurodeputata ha evidenziato il forte impatto psicologico ed eversivo di azioni non sempre direttamente attribuibili o apparentemente minori, citando dati emblematici: “Tra settembre 2025 e gennaio 2026 – ha spiegato Annunziata -, a Bruxelles sono stati registrati ben 558 sospetti sorvoli di droni su una centrale nucleare che ospita ordigni strategici statunitensi. A questo si aggiungono le azioni di disturbo ad alta intensità, come l’attacco sferrato al convoglio diplomatico lungo la rotta Varsavia-Kiev, a dimostrazione di una strategia volta a saggiare la determinazione delle istituzioni europee”.
“C’è un passaggio – ha spiegato Annunziata – in cui la guerra sarà più cattiva, perché con i droni si arriverà a casa tua mentre mangi. Ciò che dovremmo forse spiegare meglio ai cittadini e che non dovremmo riarmarci in senso tradizionale, ma imparare a difenderci e reagire. Se prima era importante che le persone scappassero, oggi l’Ucraina ci ha insegnato l’importanza di rimane. Loro hanno fatto fare un giro alla Storia, dimostrando che Davide vince sempre contro Golia. La scelta di investire nella sicurezza è una soluzione difficile e complicata, ma il diritto alla difesa della vita da parte dei cittadini è un elemento costituzionale”.
Un “muro di droni”, l’Articolo 42.7 e la guerra satellitare
Se l’attacco a Lipsia ha reso più palpabile l’urgenza del tema, non resta che chiedersi quali strumenti possiamo migliorare e implementare per contrastare la “zona grigia” del conflitto moderno. De Meo ha insistito sulla necessità di costruire una reale cultura della sicurezza, sottolineando come un drone dal costo di poche centinaia di euro sia ormai in grado di paralizzare uno spazio aereo e richieda strategie difensive dedicate, come un “muro di droni”.
Sul piano normativo e istituzionale, l’eurodeputato del Ppe ha proposto una revisione dell’Articolo 42.7 del Trattato Ue, affinché la clausola di difesa reciproca venga estesa anche agli attacchi ibridi, definendo gli investimenti in sicurezza non come un costo, ma come una necessaria polizza assicurativa per la stabilità democratica. L’obiettivo dichiarato non è sostituire la Nato, ma sviluppare un’autonomia strategica e industriale che renda l’Europa un suo pilastro credibile.
Lucia Annunziata ha proposto, invece, una prospettiva focalizzata sulla trasformazione tecnologica del conflitto: la difesa del futuro non si baserà su carri armati più grandi o sul riarmo tradizionale, ma sul controllo dello spazio, sui satelliti, sulla gestione avanzata dei dati e sugli hub tecnologici. Per l’eurodeputata socialista, la risposta dell’Unione deve concentrarsi sulla reattività e sulla protezione della vita dei cittadini e delle istituzioni come imperativo costituzionale.
Il ruolo dell’ascesa in campo degli estremismi
A peggiorare la situazione c’è l’ascesa in campo politico di estremismi di destra o di sinistra che sembrerebbero minacciare la tenuta politica dei governi democratici dell’Ue. Entrambi gli europarlamentari hanno collegato questo fenomeno alla tenuta sociale dei Paesi.
Da un lato De Meo ha richiamato la politica al pragmatismo per rispondere all’avanzata delle forze estremiste, come quanto accaduto in Sassonia-Anhalt con la vittoria del partito di destra Afd. “È un dato che deve preoccupare l’Italia e tutti quei Paesi che nel 2027 andranno al voto”, ha spiegato De Meo, sottolineando che i populismi in generale mancano di concretezza perché “se la protesta è semplice, la proposta è difficile. Dobbiamo uscire dai palazzi e focalizzare l’attenzione sui problemi e le vere priorità dei cittadini”.
Dall’altro lato, Lucia Annunziata ha individuato un gap: “Badiamo bene a considerare tutte le destre come un unico calderone, Marine Le Pen (la leader francese del Rassemblement National, nr) non ha nulla a che vedere con Alice Weidel (la leader dell’Afd, ndr)”. Il vero tema, per l’eurodeputata, va ritracciato nella deindustrializzazione e nella perdita della grande manifattura: “La causa strutturale dell’instabilità politica europea”, ha concluso.
La risposta istituzionale: il rapporto sullo Scudo Europeo per la Democrazia
Le riflessioni dei due eurodeputati si inseriscono nel quadro delineato oggi 15 settembre dal Parlamento europeo, che ha approvato il rapporto finale sullo Scudo Europeo per la Democrazia. Frutto del lavoro della commissione speciale istituita nel dicembre 2024, il documento identifica la Russia come la principale minaccia esterna alla sicurezza continentale, affiancata dalle attività ostili condotte da Bielorussia, Cina, Iran e Corea del Nord.
Durante il dibattito in aula plenaria, il relatore Tomas Tobé ha ribadito la fermezza della posizione parlamentare contro la manipolazione delle informazioni, dichiarando che i bot russi, le ingerenze straniere e il condizionamento delle elezioni non possono in alcun modo essere fatti rientrare nel principio della libertà di parola.
Il Centro per la resilienza democratica e le nuove regole digitali
Per superare l’attuale frammentazione delle difese nazionali, la proposta dell’Eurocamera guarda alla crescita del Centro europeo per la resilienza democratica, un’entità autonoma e permanente concepita come centro di eccellenza per rilevare, analizzare e contrastare le operazioni di manipolazione dell’informazione e la disinformazione coordinata. La strategia approvata dal Parlamento si articola su diverse direttrici operative:
- Regolamentazione digitale: piena attuazione del Digital Services Act (Dsa) e dell’Ai Act, chiedendo alla Commissione di applicare sanzioni severe verso le grandi piattaforme online e di contrastare gli algoritmi basati sull’engagement che amplificano contenuti divisivi.
- Protezione dei processi elettorali: classificazione delle infrastrutture elettorali come servizi pubblici essenziali e adozione del principio “know your donor” per le donazioni politiche in criptovalute.
- Media e sovranità tecnologica: attuazione delle direttive a tutela dei giornalisti d’inchiesta e promozione di una strategia “buy European” per ridurre le dipendenze da tecnologie ed equipaggiamenti extra-Ue.
Il punto di incontro tra le analisi di Salvatore De Meo e Lucia Annunziata evidenzia come l’Europa debba evolvere da una postura puramente difensiva a una reale capacità di deterrenza e resilienza. La salvaguardia delle istituzioni democratiche richiede un’azione integrata che unisca l’autonomia tecnologica, la protezione dell’informazione indipendente, la sicurezza delle infrastrutture fisiche e digitali e un forte rafforzamento della coesione sociale ed economica tra i cittadini dell’Unione.

