“Una rivoluzione come lo smartphone”: Nvidia presenta il nuovo superchip, mentre l’Ue insegue

Presentato (non a caso) al Computex di Taiwan, il nuovo chip sviluppato con Microsoft promette di portare gli agenti di intelligenza artificiale direttamente nei computer personali. L'Ue si affida a un nuovo 'Chips Act'
2 ore fa
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Microchip rivoluzione canva
(Canva)

Una rivoluzione come quella dello smartphone”. Jensen Huang, co-fondatore e ceo di Nvidia, definisce così il nuovo chip dell’azienda, presentato oggi al Computex di Taiwan, una delle fiere di elettronica di consumo più importanti del mondo asiatico. Un annuncio che promette di portare l’intelligenza artificiale direttamente nei personal computer e di imprimere un’ulteriore accelerazione alla trasformazione avviata dall’AI, dando vita a una completa “reinvenzione del computer“.

La nuova tecnologia si chiama RTX Spark ed è stata sviluppata insieme a Microsoft. Non è casuale che Nvidia abbia scelto Taiwan per presentarla: Taipei è il principale produttore ed esportatore al mondo di semiconduttori, i componenti alla base della costruzione dei chip più avanzati. È proprio intorno ai semiconduttori che si sta giocando una parte decisiva della competizione tecnologica globale, tra Stati Uniti, Asia e, fanalino di coda, l’Europa.

RTX Spark rappresenta per Nvidia un passaggio di grande rilevanza strategica. L’azienda, già dominante nei data center e diventata uno dei protagonisti assoluti della corsa all’intelligenza artificiale, punta ora a entrare con maggiore forza nel mercato dei desktop e dei notebook – almeno finora dominato da altri Big -, dove finora era presente soprattutto attraverso le schede grafiche, in particolare per il gaming e per le applicazioni professionali ad alte prestazioni.

Perché sarà “una rivoluzione”

Il nuovo chip è infatti il primo dell’azienda statunitense pensato per controllare un personal computer ed è, a detta di Huang, “il più efficiente chip per pc mai costruito”. Oggi il ceo di Nvidia ha parlato a lungo di RTX Spark dal palco del Computex, insieme alla CPU Vera, altro ‘indizio’ di una crescente attenzione della società verso prodotti pc e CPU.

Superprocessore e Cpu guardano infatti nella stessa direzione: quella dell’era agentica. Entrambi sono progettati per pc diversi da quelli che ormai possiamo definire ‘tradizionali’, ovvero per computer basati sul funzionamento degli agenti di intelligenza artificiale in locale. Assistenti capaci non solo di rispondere a una domanda, ma anche di svolgere compiti in autonomia. Per esempio organizzando informazioni, usando strumenti, prendendo decisioni semplici e completando azioni per conto dell’utente, seguendo un obiettivo indicato.

“L’RTX Spark mira a trasformare il tradizionale pc incentrato sulle app in un vero e proprio utile computer personale per l’IA Agentica, che sarà infine presente in ogni casa nei prossimi anni, man mano che gli agenti AI private edge diventeranno fondamentali”, ha commentato Neil Shah, cofondatore di Counterpoint Research sottolineando: “Questo sarà il momento ‘RTX Spark’ per il segmento del personal computing, come sono stati iPhone, ChatGPT o DeepSeek.”

Chi userà RTX Spark

Il nuovo chip sarà inserito in notebook e in desktop da Dell, Asus, Hp, Lenovo, Microsoft, Acer e Msi: gran parte dell’ecosistema Windows. “Si tratta della prima linea di pc completamente riprogettata e reinventata degli ultimi 40 anni“, ha spiegato Huang. La linea in questione dovrebbe comprendere più di 30 laptop e 10 computer desktop, in arrivo a partire dal prossimo ottobre per il segmento professionisti, sviluppatori e utenti con alta capacità di spesa. In seguito, l’azienda allargherà man mano al resto del mercato. Tra i primi utilizzatori della CPU Vera ci sono invece OpenAI, Anthropic e SpaceX.

Nel concreto, RTX Spark lavora con una unità grafica Blackwell e con il nuovo processore N1X basato su architettura Arm, realizzato insieme a Microsoft. L’obiettivo è creare macchine capaci di gestire carichi di lavoro AI direttamente sul dispositivo, riducendo la dipendenza dal cloud e aprendo la strada a forme più avanzate di assistenza personale digitale. Nella visione di Huang, il Pc diventa il luogo in cui l’intelligenza artificiale non viene solo usata, ma sviluppata, addestrata e gestita.

Sfida ai Big storici

La mossa di Nvidia apre una sfida diretta ai protagonisti storici del settore, da Intel ad Amd fino a Qualcomm. Ma riguarda anche Apple, che negli ultimi anni ha rafforzato la propria posizione grazie ai chip sviluppati internamente e basati su architettura Arm. I MacBook Pro sono oggi tra i dispositivi più utilizzati dagli sviluppatori e Apple punta a integrare sempre più funzioni di intelligenza artificiale nei propri sistemi.

Anche Qualcomm legge il 2026 come un passaggio decisivo. “Due anni fa abbiamo parlato di come l’IA cambierà l’interfaccia uomo-computer e, di conseguenza, cambierà l’architettura di tutti i nostri dispositivi personali. E questo sta iniziando a diventare realtà nel 2026. Ecco perché chiamiamo il 2026 l’anno degli agenti,” ha spiegato nelle scorse settimane il ceo di Qualcomm Cristiano Amon.

Chips Act 2.0

E mentre Nvidia annuncia rivoluzioni, la Cina corre nel campo dell’AI e vieta alcuni chip dell’azienda americana, l’ultimo dei quali, destinato ai videogiochi, proprio mentre Huang era a Pechino ad accompagnare il presidente americano Donald Trump nella sua visita al suo omologo XI Jinping a metà maggio. L’obiettivo del Dragone è rafforzare l’industria nazionale.

L’Europa, intanto, cerca di capire come non restare ai margini e come ridurre la propria dipendenza tecnologica da Usa e Cina. Una dipendenza che si traduce in vulnerabilità, soprattutto alla luce delle crisi aperte da Trump, l’ultima delle quali in Iran, e della sempre maggiore bellicosità di Pechino su Taiwan. Bruxelles sta dunque lavorando a una nuova strategia per rilanciare l’industria europea dei semiconduttori, il cosiddetto ‘Chips Act 2.0‘, che la Commissione presenterà il 3 giugno.

Da quanto trapelato finora, le nuove misure puntano soprattutto a creare una maggiore domanda interna di chip progettati e realizzati nell’Unione. Si tratterebbe di un cambio di approccio rispetto al primo Chips Act, nato nel 2023 durante la carenza globale di semiconduttori e concentrato soprattutto sull’aumento della capacità produttiva fino al 20% (in pratica, un raddoppio). L’iniziativa però non ha raggiunto i suoi obiettivi, perché molti progetti non si sono concretizzati: ad esempio, Intel ha messo in pausa gli investimenti previsti in Polonia e in Germania, mentre l’impianto previsto a Dresda resta incerto.

Per questo Bruxelles punta ora a un approccio più concreto: aumento della domanda industriale, maggiore collegamento tra produttori di chip e settori strategici come telecomunicazioni, difesa e automotive in modo da realizzare soluzioni personalizzate sulle reali esigenze industriali, procedure accelerate per i progetti considerati critici per l’ecosistema tecnologico europeo.

Tra le ipotesi allo studio, una nuova fonderia da circa 30 miliardi di euro dedicata alla produzione di semiconduttori avanzati per applicazioni AI e chip a 3 nanometri. Il finanziamento coinvolgerebbe Commissione europea, singole capitali e privati. Il processo tecnologico a 3 nanometri è oggi uno dei segmenti più strategici del settore, ma la leadership resta concentrata soprattutto in Asia, con player come TSMC, che non a caso produrrà RTX Spark, e Samsung.

Infine, le indiscrezioni parlano di 120 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati entro il 2035, provenienti da risorse già disponibili nei programmi Horizon Europe e Digital Europe fino al 2028, e poi da finanziamenti da stabilire nel prossimo bilancio pluriennale dell’Ue, al momento in fase di (faticoso) negoziato tra gli Stati membri.

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