Nel mese di maggio 2026 l’Italia è stato il Paese dell’Unione europea che ha ricevuto il maggior numero di prime richieste di asilo, con 10.660 domande. Il dato, diffuso da Eurostat il 14 agosto nell’ambito dell’aggiornamento mensile sulle statistiche di asilo, si inserisce in un contesto di tensione diplomatica tra Italia e Spagna, nata dalla crisi di Ceuta e sfociata nella sospensione di Schengen da parte del governo italiano.
Negli ultimi giorni, anche Berlino è entrata in contrasto con Palazzo Chigi e il Viminale: la Germania vuole rimandare in Italia tre dublinanti, ma l’Italia sostiene che la richiesta possa essere respinta perché i tre migranti sono arrivati in Germania prima del 12 giugno, data dell’entrata in vigore ufficiale del Nuovo Patto Ue sulla Migrazione e l’Asilo.
Il quadro generale: le domande di asilo nell’Ue
Secondo dati Eurostat, a maggio 2026 sono stati 42.525 i cittadini di Paesi terzi che hanno presentato per la prima volta una richiesta di protezione internazionale in uno Stato membro dell’Unione europea. Il dato rappresenta un calo del 22% rispetto a maggio 2025, quando le domande erano state 54.765, e una diminuzione del 2% rispetto ad aprile 2026 (43.360).
Nello stesso mese si sono registrate anche 8.050 domande di seconda istanza, presentate da persone che avevano già avanzato una precedente richiesta: un numero sostanzialmente stabile rispetto alle 8.075 di maggio 2025, ma in calo del 12% rispetto ad aprile 2026 (9.150).
Il Venezuela si conferma il principale Paese di origine dei richiedenti asilo nell’Unione, con 4.465 prime domande a maggio, in calo rispetto alle 4.875 di aprile. Seguono l’Afghanistan (3.425 domande, anch’esse in diminuzione dalle 3.830 di aprile), il Bangladesh (2.860 domande, in aumento dalle 2.630 precedenti) e il Sudan (1.690).
Classifica dei Paesi Ue per richieste d’asilo, maggio 2026
Quattro Stati membri hanno concentrato circa tre quarti di tutte le prime richieste d’asilo presentate nell’Unione europea nel mese di maggio:
- Italia: 10.660 richieste (in aumento rispetto alle 9.710 di aprile)
- Spagna: 7.945 richieste (in calo rispetto alle 8.350 di aprile)
- Francia: 7.180 richieste (in calo rispetto alle 8.645 di aprile)
- Germania: 5.965 richieste (in calo rispetto alle 6.140 di aprile)
La composizione dei primi quattro Paesi resta invariata rispetto ad aprile, ma con dinamiche divergenti: mentre l‘Italia registra un incremento mensile, gli altri tre Paesi vedono le proprie richieste diminuire. Considerando il rapporto tra domande e popolazione residente al primo gennaio 2026, nell’Unione europea si sono registrate 9,4 prime richieste ogni 100.000 abitanti, in lieve calo rispetto alle 9,5 di aprile. Il tasso più elevato si registra in Grecia (34,8 ogni 100.000 abitanti), seguita dall’Italia (18,1) e dall’Irlanda (17,8). L’Italia, quindi, oltre a guidare la classifica per valori assoluti, si colloca anche al secondo posto per incidenza sulla popolazione residente.
I minori non accompagnati
Una categoria specificamente monitorata da Eurostat è quella dei minori non accompagnati. A maggio 2026 sono stati 945 quelli che hanno presentato per la prima volta una richiesta di asilo nell’Unione europea, in lieve aumento rispetto ai 930 di aprile. I Paesi di provenienza più rappresentati sono Somalia (205), Sudan (110), Afghanistan (95), Egitto (85) e Venezuela (40).
Sul fronte dei Paesi di destinazione, la Germania ha ricevuto il maggior numero di domande presentate da minori non accompagnati (220), seguita da Paesi Bassi (195), Grecia (135), Francia (80) e Spagna (75).
Sbarchi e rimpatri in Italia
Sul fronte degli sbarchi via mare, i dati italiani indicano una riduzione significativa nel 2026: dal 1° gennaio al 3 agosto sono arrivate 16.666 persone, meno della metà rispetto alle 36.935 registrate nello stesso periodo del 2025. Il confronto con gli anni precedenti conferma la tendenza alla diminuzione: gli sbarchi complessivi erano stati 66.316 nel 2025, un dato sostanzialmente in linea con il 2024 (66.617), mentre nel 2023 avevano superato quota 157.000. Parallelamente, i rimpatri sono aumentati: dal 1° gennaio al 30 luglio 2026 ne sono stati eseguiti 5.081, di cui 4.386 forzati e 695 volontari assistiti, contro i 3.837 registrati nello stesso periodo del 2025.
Il confronto strutturale tra Italia e Spagna
I dati ufficiali consolidati relativi al 2025, certificati da Eurostat e dai rispettivi ministeri dell’Interno, mostrano differenze rilevanti tra i due Paesi nella gestione dei flussi migratori irregolari.
Sul fronte degli ingressi, l’Italia risulta il primo punto di accesso irregolare dell’Unione europea, con 478.600 arrivi complessivi registrati, a fronte dei 234.760 della Spagna, dove la pressione migratoria si è concentrata soprattutto sulla rotta delle Isole Canarie e sull’enclave di Ceuta.
Sul fronte dei rimpatri, la Spagna ha effettuato circa 5.500 rimpatri nel corso dell’anno (con un dato aggregato di 17.805 nel triennio recente), contro i 4.780 rimpatri italiani calcolati secondo i parametri di allontanamento verso Paesi terzi. Il Viminale dichiara un dato più alto, pari a circa 7.000 rimpatri, che include tuttavia anche i respingimenti immediati alla frontiera e i transiti interni all’Unione europea.
Emerge inoltre una differenza qualitativa tra i due approcci: a livello europeo, Spagna inclusa, la maggioranza dei rimpatri avviene attraverso programmi di rimpatrio volontario assistito, che rappresentano circa il 59% del totale, mentre l’Italia costituisce un’eccezione in questo panorama, avendo eseguito quasi esclusivamente rimpatri forzati.

