Ceuta, l’Ue evita la crisi interna: solidarietà alla Spagna e più controlli alle frontiere

Nessun movimento verso il resto d’Europa, mentre i ministri chiedono più intelligence, rimpatri e cooperazione. L'Italia rilancia i centri per migranti fuori dall’Ue
2 ore fa
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Polizia controlla migranti a Ceuta
Migranti e polizia a Ceuta (Ipa)

Solidarietà alla Spagna e una linea comune per rafforzare la gestione delle frontiere esterne dell’Unione. È questo il risultato della videoconferenza straordinaria dei ministri dell’Interno europei, convocata il 4 agosto dalla presidenza irlandese del Consiglio Ue su richiesta di 22 capitali, Roma e Copenaghen in testa, dopo l’ingresso di oltre 70mila migranti a Ceuta, l’enclave spagnola in territorio marocchino.

Dopo giorni di tensioni, culminate nella sospensione di Schengen da parte dell’Italia e di altri Stati e in uno scambio di accuse reciproche con Madrid per mezzo di lettere pubbliche indirizzate ai vertici dell’Unione, i Paesi europei hanno elogiato la risposta “rapida ed efficace” delle autorità spagnole e ricordato che la protezione delle frontiere esterne costituisce una responsabilità condivisa. I ministri hanno inoltre espresso le proprie condoglianze per le vittime della crisi: secondo le informazioni comunicate durante la riunione, almeno 75 persone sarebbero morte tentando di raggiungere Ceuta, in molti casi annegate o travolte nel caos degli attraversamenti.

La crisi non ha compromesso lo spazio Schengen

Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha riferito che circa 70 mila persone entrate nell’enclave sono già tornate in Marocco. Madrid sta esaminando la posizione delle persone rimaste, mentre chi non avrà diritto a restare dovrebbe essere rimpatriato. Grande-Marlaska ha insistito sul fatto che la crisi non ha compromesso lo spazio Schengen: non sarebbero stati registrati movimenti verso la Spagna continentale o altri Stati dell’Unione. Ceuta, pur facendo parte del territorio spagnolo, è infatti situata in Nord Africa, ed è normalmente sottoposta a controlli specifici per gli spostamenti verso il resto della Spagna e dell’Ue. In sostanza, pur essendo spagnola non fa parte dell’area di libera circolazione Schengen.

Cosa hanno deciso i ministri

La riunione non ha prodotto nulla di vincolante, ma ha fissato alcune priorità politiche che dovranno essere sviluppate nei prossimi incontri dei ministri e in vista del Consiglio europeo di ottobre.

I governi hanno concordato sulla necessità di intensificare il contrasto alle reti dei trafficanti, rendere più efficaci i rimpatri, rafforzare le frontiere esterne e approfondire la cooperazione con i Paesi di origine e di transito. L’obiettivo è impedire che crisi improvvise come quella di Ceuta si trasformino in emergenze capaci di coinvolgere l’intero spazio europeo.

Un altro punto riguarda la capacità di prevedere gli arrivi. I ministri hanno chiesto di sviluppare sistemi comuni di allerta precoce, potenziando lo scambio di informazioni tra servizi nazionali, la cosiddetta intelligence pre-frontiera e il monitoraggio dei social network. Secondo il commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner, la mobilitazione verso Ceuta sarebbe stata favorita anche dalla disinformazione online e dall’attività delle organizzazioni criminali.

L’Unione punta inoltre a coordinare meglio la comunicazione durante le crisi migratorie. Una risposta più tempestiva e coerente dovrebbe servire a contrastare le campagne di disinformazione, le manipolazioni provenienti dall’estero e l’eventuale uso politico dei flussi migratori da parte di attori terzi. Bruxelles sta parallelamente negoziando un partenariato strategico complessivo con il Marocco, considerato decisivo per la gestione degli arrivi e dei rimpatri lungo questa rotta.

La proposta italiana degli hub fuori dall’Ue

Durante la videoconferenza l’Italia ha rilanciato la proposta di creare nuovi hub esterni per l’esame delle domande di asilo e per il rimpatrio delle persone prive del diritto di soggiorno. Il ministro dell’interno Matteo Piantedosi ha chiesto di sviluppare modelli che consentano di svolgere alcune procedure in Paesi terzi considerati sicuri, seguendo un’impostazione simile a quella sperimentata dall’Italia con i centri in Albania.

La proposta prevede un maggiore coinvolgimento finanziario e operativo dell’Unione europea, ma non è stata formalmente approvata durante la riunione di oggi: nelle conclusioni ufficiali non compare infatti un impegno specifico ma viene indicata più genericamente la necessità di rafforzare i rimpatri, collaborare con i Paesi terzi e valutare nuovi strumenti per la gestione delle frontiere.

Anche altri governi hanno avanzato richieste più restrittive. La Danimarca ha chiesto maggiori finanziamenti europei per la sicurezza delle frontiere, mentre la Grecia ha proposto un meccanismo europeo di emergenza che permetta di accelerare le procedure e, in circostanze eccezionali, sospendere temporaneamente la registrazione delle domande d’asilo in presenza di arrivi improvvisi e su larga scala. Si tratta, anche in questi casi, di proposte che dovranno essere discusse nei successivi appuntamenti europei.

Resta lo scontro tra Spagna e Italia

Per il commissario Brunner, la crisi di Ceuta è stata una sorta di ‘test’ per la sicurezza delle frontiere dell’Unione, test da lui definito “ampiamente superato”. Ma il clima di (ritrovata) solidarietà non ha eliminato le tensioni tra Madrid e Roma. Piantedosi ha smussato i toni, affermando che “nonostante le recenti uscite polemiche, va comunque espressa piena solidarietà alla Spagna” e che “l’Italia ha già detto di essere pronta a offrire il proprio supporto”.

Il governo Sanchez continua tuttavia a considerare “inutile e sproporzionata” la decisione italiana di ripristinare temporaneamente i controlli alle frontiere aeree e marittime tra i due Paesi. Grande-Marlaska ha chiesto che la misura venga ritirata, sostenendo che non esiste alcun rischio di movimenti secondari.

Piantedosi ha invece difeso la necessità di adottare misure preventive e ha chiesto all’Ue di smettere di “rincorrere le emergenze”, concentrandosi sul blocco delle partenze, sui rimpatri e sulla condizionalità nei rapporti con i Paesi che non collaborano. La Commissione verificherà che i controlli italiani restino proporzionati e limitati nel tempo.

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