Lo shopping online diventa meno conveniente per i cittadini europei. Scatta oggi, 1° luglio, il dazio Ue di 3 euro sui “mini-pacchi” (prezzo di acquisto inferiore ai 150 euro) che provengono da Paesi extra-Ue. Nel concreto, l’aliquota approvata da Bruxelles è una misura contro la sovraproduzione di Pechino, in particolare contro i colossi cinesi dell’e-commerce Temu e Shein.
Dazi sui mini-pacchi, fin quando?
Si tratta di una misura forfettaria temporanea, che resterà in vigore fino al 1°luglio 2028. Da quella data, infatti, le società che operano nell’e-commerce dovranno passare dall’Eu Customs Data Hub, la piattaforma digitale unica e centralizzata dell’Ue nata per raccogliere, analizzare e gestire i dati doganali delle merci in entrata e in uscita dalla frontiere, che andrà a sostituire progressivamente i sistemi informatici nazionali. Dal 2032, l’utilizzo della piattaforma sarà esteso a tutti gli altri importatori su base volontaria e dal 1° gennaio 2038 diventerà obbligatorio per tutte le aziende che commerciano con l’Ue.
Le somme incassate dalla “tassa sui mini-pacchi” vanno nelle casse dell’Unione europea, ma gli Stati membri ne trattengono parte degli importi a titolo di spese di riscossione.
3 euro per ogni mini pacco? Non proprio
In una nota la Commissione europea spiega che il nuovo dazio si applica in base alla classificazione tariffaria e non alla quantità, sempre per acquisti al di sotto dei 150 euro. In pratica, se nello stesso ordine si acquistano tanti prodotti della stessa categoria (rectius: con la stessa classificazione tariffaria), si applica una sola volta il dazio di 3 euro. È il tipico esempio di chi fa incesta di indumenti fast fashion da rivenditori extra-Ue. Se invece, si acquistano due prodotti con una classificazione diversa (per esempio un pantalone e un caricatore per smartphone), viene applicato un dazio doganale di 6 euro. Se le categorie merceologiche sono tre, il consumatore deve pagare 9 euro in più, e così via. “Se acquisti tre magliette e un orologio, verrà applicato un dazio doganale di €6 (poiché le magliette e l’orologio rientrano in due diverse classificazioni tariffarie)”, spiega l’esecutivo nella nota.
A questa aliquota va poi aggiunto il costo dell’Iva, che dipende dal prodotto acquistato e dal Paese europeo di importazione. Il venditore o l’importatore sarà responsabile della dichiarazione e del pagamento dei dazi doganali nell’ambito della procedura doganale.
Come sempre quando si parla di dazi, anche se formalmente la tariffa deve essere pagata dal venditore, il costo potrà gravare sul consumatore finale perché il commerciante può incorporarlo nel prezzo o nelle spese di spedizione. Dal punto di vista di Bruxelles, cambia poco: l’obiettivo della Commissione è quello di diminuire l’importazione di prodotti cinesi, che minano la solidità dell’economia europea.
Von der Leyen: “Sovraproduzione cinese è diventata insostenibile”
Il punto è stato ribadito chiaramente dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen in occasione del G7: “Il 2025 sarà ricordato come l’anno in cui, per la prima volta, tutti gli Stati membri hanno registrato un deficit commerciale nei confronti della Cina. L’Unione europea ha registrato il più elevato deficit commerciale della sua storia, pari a 360 miliardi di euro. Evidentemente questa situazione non è sostenibile“, ha detto Vdl durante durante la conferenza stampa di apertura lavori ad Evian.
Non solo economia
L’esecutivo europeo specifica che non si tratta solo di competitività economica, ma anche di salute: “Ogni giorno – si legge ancora nella nota – milioni di pacchi di basso valore entrano nell’Ue. Molti contengono prodotti che non soddisfano gli standard di sicurezza dell’Ue, oppure sono sottovalutati o dichiarati falsamente per eludere i dazi doganali. Allo stesso tempo, l’attuale esenzione dai dazi doganali conferisce ai venditori extra-Ue un vantaggio sleale rispetto alle imprese che producono o vendono prodotti nell’Ue”.
Rinviata la tassa nazionale
A luglio sarebbe dovuta scattare anche una tassa nazionale sui pacchi da Paesi terzi di valore non superiore a 150 euro, ma il Consiglio ne ha prorogato l’entrata in vigore a ottobre 2026.
L’intenzione di Bruxelles è quella di eliminare le varianti nazionali perché, come spiega il portavoce della Commissione europea Olof Gill, “quando si ha un sistema a macchia di leopardo, in cui diversi Stati membri applicano forme o aliquote diverse di dazi, si apre la possibilità del cosiddetto ‘border shopping‘, dove le spedizioni possono essere dirottate”.

