Euro digitale, primo sì dell’Europarlamento: sarà online e offline, ma il contante resta

L'ok dalla commissione Econ. Resta il ruolo del contante, previsti limiti alla detenzione e garanzie sui dati personali: “Garantire sovranità, privacy e stabilità finanziaria”
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Euro digitale
(Canva)

La commissione per i Problemi economici e monetari del Parlamento europeo ha approvato la propria posizione sul pacchetto relativo alla moneta unica, che comprende anche il regolamento sull’istituzione dell’euro digitale. Quest’ultimo è stato adottato con 43 voti favorevoli, 14 contrari e un’astensione e dovrà ora essere negoziato con il Consiglio, che lo scorso dicembre ha concordato la propria posizione, che in sintesi prevede: sì all’euro digitale, mantenendo il ruolo del contante.

Sulla permanenza di banconote e monete, la commissione Econ concorda. Lo ha sottolineato il relatore, il popolare Fernando Navarrete Rojas: “Nessuno dovrebbe essere costretto ad abbandonare il contante”, pur specificando che “nessuno dovrebbe essere lasciato senza un’opzione di pagamento digitale sicura, affidabile e autenticamente europea“.

L’euro digitale è infatti pensato come una nuova forma elettronica di moneta che vada ad affiancare i sistemi di pagamenti privati (oggi in mano a soggetti extra-Ue), anche in questo caso senza necessariamente sostituirli. Nella proposta di regolamento si legge infatti: “L’introduzione dell’euro digitale ridurrebbe l’eccessiva dipendenza da fornitori extraeuropei, diventando un mezzo di pagamento paneuropeo, e porterebbe la moneta unica nell’era digitale”.

Ok all’utilizzo online

L’obiettivo indicato dagli eurodeputati è proprio quello di introdurre uno strumento di pagamento elettronico comunitario, emesso dalla Banca Centrale Europea (Bce) al pari del contante, e utilizzabile da cittadini e imprese sia online sia offline. Un ‘dettaglio’, quest’ultimo, importante: lo scorso novembre una proposta di regolamento, a firma di Navarrete Rojas, provava a svuotare di senso l’euro digitale, prevedendo che potesse funzionare solo offline, riducendolo a un mero strumento di pagamento in più e svuotandolo della funzione di pilastro dell’autonomia strategica del blocco insita nel progetto. Funzione che oggi l’Econ ha ribadito.

Nel dettaglio, nel modello sostenuto dalla commissione europarlamentare, i pagamenti online funzionerebbero attraverso un sistema basato su conto, mentre quelli offline avverrebbero direttamente tramite dispositivi di archiviazione locale. Questa seconda modalità avrebbe caratteristiche più vicine all’uso del contante: in caso di perdita del dispositivo, anche il denaro digitale offline andrebbe perso, senza possibilità di rimborso.

Un limite alla detenzione di euro digitali

Un altro tema caldo relativo all’euro digitale è quello della stabilità finanziaria. Econ propone un limite alla quantità di euro digitali detenibile da ciascun individuo, valido a livello europeo, fissato dalla Commissione europea sulla base delle raccomandazioni della Bce, e da rivedere almeno ogni due anni. Gli eurodeputati chiedono inoltre che il Parlamento abbia “pieni poteri decisionali in questo processo”. Per le imprese, invece, non sarebbe consentito detenere euro digitali, salvo la possibilità di accumulare pagamenti in entrata per un massimo di 24 ore. L’euro digitale, inoltre, non produrrebbe né genererebbe interessi.

Privacy ‘by design’ e ‘by default’

Delicato anche l’aspetto della tutela della privacy. Gli eurodeputati chiedono che l’euro digitale sia costruito secondo i principi di ‘privacy by design‘ e ‘privacy by default‘, cioè con garanzie incorporate fin dall’origine e attive per impostazione predefinita. Tecnologie all’avanguardia, come le ‘prove a conoscenza zero’, consentirebbero di verificare le transazioni senza esporre dati personali. La Bce, secondo la posizione approvata, non dovrebbe avere accesso ai dati identificativi personali degli utenti.

Chi distribuirà l’euro digitale?

Quanto al modello di distribuzione, secondo l’Econ a poter offrire l’euro digitale sarebbero tutti i prestatori di servizi di pagamento, comprese banche, istituti di moneta elettronica, uffici postali e fornitori regolamentati di cripto-attività. La maggior parte delle imprese sarebbe tenuta ad accettarlo, con eccezioni per lavoratori autonomi, microimprese e piccole imprese che non accettano già altri pagamenti digitali. Ne potrebbero usufruire anche visitatori, turisti e, in alcuni casi, persone residenti al di fuori dell’area euro. Sarebbero inoltre consentiti rifiuti temporanei in circostanze specifiche, ad esempio durante un’interruzione di corrente.

Servizi di base gratis

Per i servizi di base è prevista la gratuità. Apertura del conto, detenzione e gestione dei fondi e disponibilità di almeno uno strumento di pagamento dovrebbero essere offerti senza costi. I prestatori di servizi di pagamento potrebbero applicare commissioni per servizi aggiuntivi, ma non per penalità legate all’inattività del conto o per pacchetti di servizi. Le commissioni a carico degli esercenti e quelle tra fornitori sarebbero soggette a tetti, mentre i pagamenti offline sarebbero interamente gratuiti.

Cosa serve per il lancio

Prima del lancio, secondo il Parlamento, la Bce dovrebbe completare un regolamento tecnico, costruire l’infrastruttura, realizzare test pilota e chiarire le regole di responsabilità, con particolare attenzione ai rischi legati ai pagamenti offline, come la doppia spesa. Una volta autorizzato, il progetto dovrebbe prevedere un periodo di introduzione di almeno 24 mesi, così da consentire a banche, fornitori e utenti di prepararsi. Governi e operatori dovrebbero inoltre promuovere campagne informative ad hoc.

Gli altri pacchetti: operatori extra-Ue e corso legale di banconote e monete in euro

Il pacchetto approvato dalla commissione Econ comprende anche altri due testi. Il primo di questi è stato adottato con 43 voti favorevoli, 9 contrari e 6 astensioni e riguarda la prestazione di servizi in euro digitale da parte di operatori situati in Stati membri che non adottano l’euro. Questi soggetti potrebbero distribuire la nuova moneta digitale alle stesse condizioni, mentre la Bce manterrebbe il potere di limitarne accesso e uso. Gli Stati membri non appartenenti all’area euro dovrebbero inoltre indicare un’autorità nazionale incaricata di monitorare eventuali effetti sulla propria valuta.

Il terzo pacchetto si occupa del corso legale delle banconote e delle monete in euro ed è stato approvato con 46 voti favorevoli, 4 contrari e 8 astensioni. Il testo obbligherebbe i Paesi dell’area euro a garantire l’accessibilità del contante e a predisporre piani per eventuali interruzioni dei pagamenti digitali. Le imprese non potrebbero vietare l’uso del contante attraverso cartelli ‘no cash’ o clausole contrattuali standard. Le capitali dovrebbero inoltre verificare regolarmente la disponibilità del contante, con particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili, come anziani, persone a basso reddito e cittadini senza conto bancario.

Navarrete: “Euro digitale e soluzioni private collaborino”

Navarrete Rojas ha sottolineato che il pacchetto punta a proteggere “la libertà dei cittadini di scegliere come pagare”, rafforzando il contante e rendendo disponibile la moneta della banca centrale in formato digitale, in modo da garantire un’opzione di pagamento digitale sicura, resiliente e realmente europea. Secondo il popolare, la cui proposta dello scorso novembre puntava a “evitare di escludere soluzioni private scalabili”, l’Europa “non deve scegliere tra l’euro digitale e soluzioni di pagamento private di successo. Abbiamo bisogno che entrambe collaborino”.

I mandati negoziali sui tre testi saranno annunciati all’inizio della sessione plenaria di luglio. La legislazione finale, come anticipato, dovrà poi essere concordata con il Consiglio. L’obiettivo della Bce è di introdurre la nuova moneta nel 2029.