Accordo Ue-Usa sui dazi: le cinque S che salveranno le imprese da Trump

Il voto finale sul regolamento è previsto tra il 15 e il 18 giugno
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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (Afp)
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (Afp)

All’alba di mercoledì 20 maggio, l’Europa ha siglato una tregua con Washington, alzando uno scudo normativo per proteggere l’industria italiana e continentale dai dazi punitivi promessi dal presidente statunitense Donald Trump. Il Parlamento e il Consiglio dell’Ue hanno raggiunto l’accordo definitivo sulle cosiddette “cinque S” – Steel solution, Sunset clause, Standstill, Safeguard e Suspension – un pacchetto di garanzie che permette a Bruxelles di onorare il patto commerciale siglato quasi un anno fa nei campi di golf di Turnberry, ma senza firmare un assegno in bianco. Con questa mossa, l’Unione europea mette in sicurezza le esportazioni di auto e macchinari, garantendo stabilità alle imprese ma riservandosi il diritto di rispondere colpo su colpo se gli Stati Uniti dovessero infrangere gli impegni tariffari concordati.

L’intesa dà finalmente attuazione ai due regolamenti tariffari che costituiscono il cuore della cooperazione commerciale con gli Stati Uniti, un asse che solo nel 2025 ha generato scambi per l’astronomica cifra di 1.800 miliardi di euro.

La reazione politica: tra sollievo e “affidabilità”

I primi commenti riflettono un mix di sollievo pragmatico e orgoglio istituzionale. Il commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, lasciando la sala negoziale dopo oltre cinque ore di trattative, ha rivendicato con forza il ruolo di Bruxelles dichiarando che l’Ue ha dimostrato ancora una volta di essere un partner commerciale affidabile che onora i propri impegni, pur rimanendo ferma nel difendere gli interessi degli stakeholder europei.

Dello stesso avviso la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che ha affidato a X il suo plauso: “Questo significa che presto rispetteremo la nostra parte dell’impegno preso”, ha scritto, aggiungendo che lavorando insieme è possibile garantire un commercio transatlantico che sia finalmente stabile, prevedibile e reciprocamente vantaggioso. In Italia, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha accolto con favore la notizia definendola un passo fondamentale per dare stabilità economica e certezza alle imprese italiane che esportano negli Stati Uniti.

Il fantasma di Turnberry

L’intesa raggiunta oggi arriva a distanza di quasi un anno da quel torrido luglio del 2025, quando von der Leyen e Trump si incontrarono nel resort scozzese di Turnberry. Fu in quel campo di golf che vennero gettate le basi della Dichiarazione congiunta del 21 agosto 2025: un patto che prevedeva l’azzeramento dei dazi europei sui beni industriali americani in cambio di un tetto massimo del 15% sulle tariffe statunitensi per le merci Ue, auto incluse.

Tuttavia, come rivelato da alcune indiscrezioni di Politico, quel patto non è stato esente da ombre: la direttrice generale al Commercio Sabine Weyand avrebbe espresso critiche sulla natura “inequale” dell’accordo, suggerendo che Bruxelles sia stata costretta ad accettare condizioni meno vantaggiose a causa della pressione di Washington sui temi della difesa europea e del futuro dell’Ucraina.

Un “viaggio accidentato”: dai ghiacci della Groenlandia alla Corte Suprema

Il percorso per arrivare alla firma di mercoledì è stato quello che Bernd Lange, presidente della Commissione Commercio internazionale dell’Eurocamera ed eurodeputato dei socialisti, ha descritto senza mezzi termini come un “viaggio accidentato”. Il Parlamento europeo aveva infatti congelato il voto per ben due volte all’inizio del 2026: la prima a gennaio, in risposta alle minacce di Trump di colpire i partner europei a seguito delle tensioni sulla sovranità della Groenlandia, e la seconda a febbraio, dopo una sentenza della Corte Suprema statunitense che metteva in dubbio la tenuta legale di alcune concessioni tariffarie americane.

Lange ha tenuto a precisare che l’Europa non si è piegata ai diktat: “Non abbiamo ceduto agli Stati Uniti”, ha dichiarato in conferenza stampa, sottolineando come la legislazione europea sia “a prova di tribunale”, a differenza di alcune misure adottate oltreoceano.

Le “5 S” di Lange: le clausole per proteggere l’economia reale

Per evitare che l’apertura del mercato si trasformasse in un boomerang, il Parlamento ha preteso l’inserimento di quelle che Lange ha chiamato le “cinque S”: una serie di garanzie rigide per proteggere le imprese.

  1. Sunset Clause (Clausola di scadenza): il regolamento scadrà il 31 dicembre 2029, circa un anno dopo la fine del mandato di Trump, obbligando Bruxelles a valutare l’impatto su agricoltura e piccole e medie imprese prima di ogni rinnovo.
  2. Steel Solution (Acciaio e alluminio): poiché gli Stati Uniti hanno mantenuto dazi elevati su oltre 400 categorie di prodotti derivati, l’Ue si riserva il diritto di sospendere le proprie concessioni se entro la fine del 2026 Washington non abbasserà le tariffe sotto il 15%.
  3. Safeguard Mechanism (Meccanismo di salvaguardia): se l’aumento delle importazioni americane dovesse minacciare l’industria o l’agricoltura europea, la Commissione potrà avviare indagini immediate e ripristinare i dazi.
  4. Standstill e Suspension: strumenti legali per congelare l’accordo nel caso in cui gli Stati Uniti non rispettino la parola data o minaccino gli interessi strategici dell’Unione.

In questo scacchiere si inserisce anche il settore ittico: l’accordo proroga fino al 2030 l’importazione senza dazi degli astici americani, una misura retroattiva dal 2025 che ora include anche i prodotti lavorati.

Cosa succede ora?

Nonostante l’ottimismo, la partita non è del tutto chiusa. Il testo dovrà affrontare un voto cruciale in plenaria tra il 15 e il 18 giugno. E anche se l’ala dei popolari sembra convinta che l’accordo darà “spazio per respirare” alle aziende, parte della sinistra e dei liberali rimane ostile a un compromesso giudicato troppo generoso verso la Casa Bianca. Se approvato, il regolamento entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione ufficiale.