Le gang europee sono diventate una filiera: così il crimine si compra “a servizio”

Dal riciclaggio alle chat cifrate: il nuovo rapporto Europol racconta reti criminali sempre più flessibili, capaci di comprare servizi e sostituire chi cade
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Auto della polizia con lampeggiante blu acceso
Immagine di archivio (Canva)

Un boss può essere arrestato, una chat cifrata smantellata, una società di comodo finire sotto sequestro. Ma il servizio che quella rete offriva o acquistava può restare sul mercato, pronto a essere usato da qualcun altro: chi sa riciclare denaro continua a venderlo, chi controlla una rotta può metterla a disposizione di altri gruppi, chi produce documenti falsi, recluta corrieri, apre società, gestisce conti o muove criptovalute non lavora più necessariamente per una sola organizzazione. Lavora per chi paga.

È questa la parte più interessante del nuovo rapporto Europol sulle reti criminali più minacciose in Europa: la criminalità organizzata non assomiglia più soltanto a una piramide, con un capo in alto e gli affiliati sotto, ma sempre più a una filiera, un mercato parallelo in cui le competenze criminali si comprano, si affittano, si scambiano.

Non significa che le strutture tradizionali siano scomparse. Europol segnala che il 64% delle reti oggi mappate è ancora organizzato in modo gerarchico, con leader e ruoli definiti. La novità è che anche molte reti verticali si appoggiano a cellule operative e competenze esterne – logistica, finanza, reclutamento, intimidazione – trasformando la piramide in qualcosa di più flessibile.

Nel 2024 Europol aveva identificato 821 reti considerate tra le principali minacce alla sicurezza interna dell’Unione. Oggi la mappa ne conta 731, ma il numero non racconta una semplice diminuzione. Delle reti individuate due anni fa, il 76% non compare più tra le più minacciose: molte sono state colpite, indebolite, smantellate o costrette a cambiare forma. Nello stesso tempo, però, 198 reti resistono e 533 reti nuove o appena individuate entrano nella fotografia aggiornata.

Il punto è che quando una rete cade non sempre cade il mercato che la teneva in vita. Restano la domanda, i clienti, i profitti, le rotte, le vulnerabilità. E allora qualcun altro si inserisce, oppure una rete compra pezzi di servizio da soggetti specializzati. La criminalità organizzata non si limita a sopravvivere alla repressione: impara a funzionare anche senza strutture troppo rigide.

Europol lo chiama “schema dell’opportunismo criminale”: cercare le falle del sistema e trasformarle in business. Imprese legali, porti, logistica, finanza opaca, criptovalute, piattaforme digitali, guerre e crisi geopolitiche diventano occasioni da sfruttare. Non serve controllare tutto direttamente, basta sapere a chi rivolgersi.

Il crimine organizzato si compra a pezzi

Una rete che traffica droga può appoggiarsi a specialisti del riciclaggio. Una rete che organizza frodi online può usare conti aperti da prestanome, identità false fornite da altri gruppi, chat cifrate gestite da tecnici esterni. Molte competenze criminali circolano ormai così: non appartengono più necessariamente a una sola organizzazione, ma passano da una rete all’altra, seguendo domanda e profitti.

È una logica moderna, quasi aziendale: non serve possedere l’intera catena, basta avere accesso ai fornitori giusti. Questo abbassa le barriere d’ingresso, perché gruppi più piccoli, meno strutturati o meno esperti possono entrare in mercati criminali complessi trovando fuori ciò che non sanno fare da soli.

Il rapporto Europol mostra quanto questo sistema sia esteso. Le reti oggi mappate coinvolgono oltre 400mila persone e rappresentano 118 nazionalità. Non è un’unica super-organizzazione, ma un ambiente criminale transnazionale in cui gruppi diversi possono collaborare, competere, sostituirsi o condividere servizi. Più della metà delle reti opera sia dentro sia fuori dall’Unione europea; i confini nazionali restano decisivi per le indagini, molto meno per chi organizza traffici, frodi e riciclaggio.

Anche le attività principali raccontano questa trasformazione. La droga resta il mercato più forte: il 36% delle reti è specializzato nel traffico di stupefacenti e, considerando anche quelle attive in più settori, oltre metà delle reti è coinvolta nella droga. Le frodi sono la seconda area, con il 16% delle reti, spesso in forme online o ibride. Attorno si muovono cybercrime, favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, tratta di esseri umani, reati predatori e riciclaggio.

Il dato più rivelatore, però, riguarda il rapporto con l’economia legale: l’85% delle reti più minacciose usa strutture economiche lecite. Società, attività commerciali, logistica, import-export, immobili, costruzioni, ospitalità diventano copertura, canale di movimento, luogo in cui nascondere profitti e, in alcuni casi, investimento. Il crimine organizzato non resta fuori dal mercato: prova a entrarci, a usarlo, a confondersi con esso.

Un caso citato dal rapporto mostra quanto sottile possa diventare il confine tra impresa e crimine. Nell’operazione Admiral 2, una rete avrebbe creato società in 15 Stati membri per vendere dispositivi elettronici su marketplace online per oltre 1,48 miliardi di euro, eludendo il versamento dell’Iva. La perdita stimata è di 297 milioni di euro. Secondo Europol, quella rete societaria sarebbe stata usata anche per riciclare proventi legati al traffico di droga e a diverse forme di cybercrime.

È anche per questo che il mercato unico europeo diventa un terreno appetibile. La libertà di movimento di merci, capitali e persone è una conquista per cittadini e imprese, ma offre spazi anche a chi sa muoversi tra controlli disomogenei e giurisdizioni diverse. Denaro in un Paese, società in un altro, merci in un terzo, prestanome altrove: una rete può costruire la propria catena operativa sfruttando proprio ciò che rende l’Europa aperta e connessa.

Il vero potere è nei soldi

Se il crimine diventa una filiera, il punto più sensibile è il denaro. Secondo Europol, oltre il 90% delle reti più minacciose ricicla direttamente i propri proventi. Quando le operazioni diventano più sofisticate, però, entrano in gioco reti specializzate nel “riciclaggio su richiesta”: non gestiscono direttamente droga, frodi o tratta, ma offrono ad altri criminali il servizio più importante, cioè trasformare profitti illeciti in denaro apparentemente pulito.

È il servizio che tiene insieme tutto il resto. Senza riciclaggio, il profitto resta esposto; con il riciclaggio può diventare investimento, influenza, nuova capacità criminale. Può entrare in società, immobili, attività commerciali, asset digitali. Può pagare corruzione, comprare logistica, finanziare nuovi traffici.

Le criptovalute hanno allargato questo spazio. Non sono più soltanto uno strumento del cybercrime, ma una componente stabile della cassetta degli attrezzi criminale, utile a spostare valore, frammentare transazioni e rendere più difficile seguire il percorso del denaro. Non cancellano la traccia, ma la complicano; e in un sistema che vive di velocità, anche complicare il lavoro degli investigatori è un vantaggio.

Lo stesso vale per il digitale. Le reti usano piattaforme online, chat cifrate e strumenti tecnologici non solo per reati informatici, ma per attività molto concrete: reclutare, coordinare consegne, trovare vittime, intimidire rivali, spostare denaro, evitare controlli. L’intelligenza artificiale aggiunge un ulteriore salto, perché può rendere più economiche e credibili frodi, messaggi, immagini, identità e campagne di manipolazione.

Nel rapporto c’è anche il caso Matrix, servizio di messaggistica cifrata smantellato a fine 2024 da autorità francesi e olandesi con il supporto di Europol ed Eurojust. L’infrastruttura contava più di 40 server in diversi Paesi; gli investigatori hanno monitorato il servizio per tre mesi e intercettato oltre 2,3 milioni di messaggi in 33 lingue.

Nel 2024 e 2025 Europol ha sostenuto circa 7mila operazioni, contribuito alla creazione di circa 80 task force operative e supportato circa 500 giornate operative. Il bilancio collegato a queste attività parla di oltre mille arresti, inclusi più di cento obiettivi criminali di alto profilo. Sono numeri importanti, ma nel rapporto Europol l’arresto dei capi è solo una parte della storia. L’altra è nei magazzini, nei conti correnti, nelle società di copertura, nelle chat cifrate, nei porti, nei server. Finché questi pezzi restano disponibili, una rete può cadere e un’altra può comprarne i servizi.