La Francia è sempre più il faro dell’autonomia strategica europea, un pilastro che fatica a decollare tra i Ventisette, ma non a Parigi. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato che il Paese abbonderà la controversa Palantir per affidare la delicatissima Dgsi, il servizio di sicurezza interna, alla francese ChapsVision, fondata dall’imprenditore Olivier Dellenbach.
L’azienda guidata da Peter Thiel e Alex Karp lavora con la Dgsi dal 2016, all’indomani degli attentati del 13 novembre 2015, quando i servizi francesi — travolti dalla mole di dati da analizzare in piena emergenza sicurezza — scelsero la piattaforma Gotham come una delle poche soluzioni in grado di rispondere a esigenze operative di quella portata. All’epoca, secondo quanto dichiarato dall’allora direttore della Dgsi Patrick Calvar, le aziende francesi non erano “ancora capaci di soddisfare” quel tipo di necessità. Da allora il contratto è stato rinnovato tre volte, nel 2019, nel 2022 e ancora a dicembre 2025, fino al 2028.
Ma ora le cose sono cambiate, sia da un punto di vista geopolitico (con Israele responsabile del massacro a Gaza e dei raid in Libano che minano l’accordo Usa-Iran), che da un punto di vista tecnologico: “Non possiamo accettare nuove dipendenze strategiche nella sfera digitale”, ha dichiarato Lecornu, secondo cui “la Francia deve avere i propri strumenti”.
Poco dopo l’annuncio, Palantir ha fatto sapere in un comunicato che il contratto con la Dgsi resta “pienamente in vigore” finché la transizione non sarà completata — un processo che, secondo le stime circolate, richiederà tra i 18 e i 24 mesi, proprio per evitare quello che Matignon aveva definito un rischio di “vuoto di capacità in un ambito sensibile essenziale per la nostra sicurezza nazionale“.
Non solo un cambio di fornitore
Il primo ministro francese ha insistito sul fatto che la Francia non vuole più dipendere dalla disponibilità di partner esterni capaci di bloccare l’accesso a una tecnologia critica in qualsiasi momento, senza preavviso. Il riferimento implicito è alla fragilità di un’epoca in cui Washington — soprattutto sotto l’amministrazione Trump — viene percepita a Parigi come un alleato tecnologico poco affidabile.
A rendere concreto questo timore è stato un episodio molto recente, avvenuto pochi giorni prima dell’annuncio francese. Il 12 giugno 2026, a soli tre giorni dal lancio commerciale, il Dipartimento del Commercio statunitense ha ordinato ad Anthropic di sospendere l’accesso a Claude Fable 5 e Claude Mythos 5 — i suoi due modelli più avanzati — per qualsiasi cittadino non statunitense, sia dentro sia fuori dagli Stati Uniti, inclusi i dipendenti stranieri dell’azienda stessa.
La direttiva, fondata su ragioni di sicurezza nazionale legate a un presunto metodo di “jailbreak” individuato su Fable 5, ha colto Anthropic nell’impossibilità tecnica di filtrare gli utenti per nazionalità: l’azienda ha scelto quindi di disattivare i due modelli ovunque, anche per i clienti americani. Anthropic ha contestato pubblicamente la proporzionalità della misura, parlando di una vulnerabilità “limitata e già nota”, ma il fatto resta: un governo straniero ha potuto interrompere, con un solo ordine, l’accesso a una tecnologia critica per organizzazioni e professionisti europei.
In Europa l’episodio è stato letto come la prova plastica di un rischio sistemico, tanto che pochi giorni dopo l’Austria ha proposto formalmente alla Commissione europea di ospitare la sede legale di un laboratorio Ai di frontiera sotto giurisdizione comunitaria, per evitare che “l’interruttore” di accensione e spegnimento di tecnologie critiche resti fisicamente a Washington.
ChapsVision: scelta tecnica o solo nazionale?
Fondata nel 2019 dal Olivier Dellenbach, formatosi alla prestigiosa École Polytechnique, ChapsVision ha costruito in pochi anni, soprattutto tramite una serie di acquisizioni mirate in traduzione automatica, monitoraggio, Osint (open source intelligence) e trattamento del linguaggio, un gruppo capace di competere su terreni molto sensibili. Diversamente da Palantir, che ha sviluppato Gotham interamente al proprio interno, ChapsVision ha assemblato la propria piattaforma ArgonOS integrando tecnologie diverse acquisite nel tempo. Nel 2025 l’azienda ha generato 200 milioni di euro di fatturato e dichiara oggi oltre 2.000 clienti in più di 40 Paesi, comprese organizzazioni governative.
Per arrivare a queste performance, Dellenbach ha reinvestito gran parte dei proventi delle sue precedenti attività nel settore dei software finanziari per finanziare il progetto, mantenendo un controllo azionario superiore all’80% su ChapsVision.
L’imprenditore ha respinto la lettura puramente identitaria della scelta: “Non siamo stati scelti perché francesi, ma perché eravamo tecnicamente pronti“, ha dichiarato. La selezione è arrivata al termine di un processo competitivo, dopo che ChapsVision aveva già vinto nel 2024 una prima gara DGSI sul trattamento di dati eterogenei, nell’ambito del programma Otdh (Outil de Traitement des Données Hétérogènes), stimato intorno ai 40 milioni di euro.
Anche la Germania sceglie ChapsVision
In effetti non è solo la Francia ad aver scelto l’azienda “autoctona”. Già a maggio l’intelligence interna tedesca (il Bundesamt für Verfassungsschutz) aveva scelto ChapsVision al posto di Palantir, optando per ArgonOS nella lotta al terrorismo e nel controspionaggio dopo aver verificato che la piattaforma fosse già testata e operativa.
Nel Regno Unito, intanto, cresce la pressione parlamentare sul contratto da 330 milioni di sterline tra Palantir e il servizio sanitario nazionale, mentre il sindaco di Londra Sadiq Khan ha bloccato un progetto da 50 milioni di sterline tra l’azienda e la polizia della capitale facendo riferimento al rapporto qualità-prezzo e a motivi tecnici di procedura.
Funziona senza rete pubblica
Un elemento tecnico distintivo, sottolineato dalla stessa azienda, è la possibilità di funzionare in un ambiente completamente isolato dalla rete pubblica internet — un requisito particolarmente rilevante per un servizio di intelligence che tratta dati sensibili. In un comunicato, ChapsVision ha precisato di puntare a diventare “la base tecnologica su cui, oltre al ministero dell’Interno, molte amministrazioni pubbliche faranno affidamento per le proprie esigenze critiche di trattamento dati”.
Mistral e l’ecosistema francese dell’Ai
La sostituzione di Palantir si inserisce in una strategia più ampia annunciata dall’Eliso, che punta su Mistral Ai come campione di riferimento. Il presidente Emmanuel Macron ha presentato un piano da 109 miliardi di euro di investimenti privati nell’Ai francese, descrivendolo come “l’equivalente per la Francia di ciò che gli Stati Uniti hanno annunciato con Stargate”. Lo stesso Lecornu, nell’annunciare il passaggio a ChapsVision, ha collegato la decisione a un pacchetto più ampio: 655 milioni di euro di investimenti pubblici nell’Ai, un chatbot comune a tutte le amministrazioni statali basato su tecnologia Mistral, un assistente digitale dedicato alla sanità pubblica per l’ente Ameli, e una nuova piattaforma per semplificare l’accesso ai dati pubblici.
Mistral lavora intanto a una propria capacità di calcolo sovrana, costruendo data center pensati per ridurre la dipendenza dalle infrastrutture cloud extraeuropee. Il suo fondatore Arthur Mensch ripete da tempo che l’Europa rischia di restare “vassalla” se non controlla l’intera catena tecnologica — chip, energia, cloud — e non solo lo strato applicativo dei modelli: “Se non ci muoviamo abbastanza in fretta, finiremo in una situazione in cui non avremo più scelta”.
Intanto, Parigi procede spedita per sganciarsi dalla dipendenza americana e dal 2027 dirà addio anche a Teams e Zoom nella Pubblica amministrazione.

