“L’Italia dipende dal gas e deve correre sulle rinnovabili”. Sono queste le parole di Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea e “zarina” della Concorrenza, le quali risuonano come un monito e, insieme, una bussola per il futuro del nostro Paese. Parlando ai microfoni de La Stampa, dal PoliTo Foresight and Innovation International Award, a Torino, Ribera ha tracciato un perimetro chiaro: la sicurezza economica e la competitività dell’industria italiana passano inevitabilmente per un’accelerazione della transizione ecologica.
La “trappola del gas” e il divario italiano
Il punto di partenza dell’analisi di Ribera è un dato strutturale che penalizza il sistema Italia rispetto ai partner europei: l’eccessiva dipendenza dal gas naturale per la determinazione dei prezzi elettrici. Mentre in Spagna il gas fissa il prezzo dell’elettricità solo per il 15% delle ore, in Italia questa quota supera l’80%. Questa disparità non è solo un numero statistico, ma si traduce in bollette più alte e in una cronica vulnerabilità alle turbolenze internazionali.
“Pensare di poter essere competitivi se si dipende da qualcosa che non si produce non ha molto senso”, ha avvertito Ribera, sottolineando come la resilienza dell’economia dipenda dalla capacità di produrre energia pulita “in casa”.
L’inflazione energetica e la stretta della Bce
Il consiglio di Ribera arriva in un giorno simbolico per i mercati: la Banca centrale europea ha infatti appena annunciato un rialzo dei tassi d’interesse di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,25%. Una mossa dettata dal timore di un nuovo choc inflazionistico alimentato proprio dal rincaro dell’energia. Il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz pesano come macigni sui costi di petrolio e gas, spingendo l’inflazione dell’Eurozona sopra l’obiettivo del 2%. In questo scenario, la transizione verso il cleantech non è più solo una scelta ambientale, ma una necessità macroeconomica per difendere il potere d’acquisto delle famiglie e i margini delle imprese.
Sussidi, debito e la sfida della “flessibilità”
Il dibattito si sposta poi su come finanziare questa trasformazione. L’Unione europea ha concesso una maggiore flessibilità sulle regole del debito, ma Ribera è stata categorica: questi fondi non possono servire a sussidiare i combustibili fossili. Mentre il governo italiano ha fatto ricorso al taglio delle accise sui carburanti per mitigare i prezzi alla pompa – una misura che il ministro Giorgetti ha recentemente prorogato, pur tra dubbi sulla tenuta dei conti pubblici – Bruxelles spinge perché gli aiuti siano mirati solo ai settori più colpiti e non generalizzati. L’obiettivo deve essere l’investimento a lungo termine: elettrificazione, pompe di calore e isolamento termico degli edifici.
Il duello sull’Ets: tra burocrazia e innovazione
Un altro fronte caldo è la riforma del sistema Ets (Emission Trading System), il mercato europeo dei “permessi di inquinare” che obbliga le aziende a pagare per le proprie emissioni di Co2. Se da un lato la premier Giorgia Meloni critica quella che definisce una “interpretazione surreale dei burocrati” che rischia di bloccare la crescita, Ribera difende lo strumento come essenziale per guidare l’innovazione. “Non possiamo uccidere i pionieri”, afferma la vicepresidente, ricordando che l’Ets ha fornito un segnale chiaro agli investitori per modernizzare l’industria. Nel frattempo, l’Ue ha raggiunto un accordo per un nuovo sistema (Ets 2) dedicato a edilizia e trasporti, con meccanismi di riserva per evitare aumenti eccessivi dei prezzi che ricadrebbero sui cittadini.
Un’Unione dei Capitali per sfidare i giganti
Infine, la sfida della competitività si gioca sulla capacità dell’Europa di agire come un unico attore globale di fronte ai massicci sussidi cinesi e al dinamismo tecnologico degli Stati Uniti. Ribera evidenzia come la frammentazione dei mercati finanziari europei porti spesso le nostre eccellenze, come accaduto a Skype o Booking, a finire in mani americane per mancanza di capitali per crescere. La soluzione risiede nel completamento dell’Unione dei mercati dei capitali e in una posizione più rigorosa nei confronti della Cina per evitare che la sua sovrapproduzione danneggi l’industria europea. Per l’Italia, dunque, la strada è tracciata: meno gas, più unità europea e una corsa decisa verso le tecnologie del futuro.

