“Le persone devono poter comprendere chiaramente che qualcuno le sta riprendendo o fotografando“. È il principio al centro della dichiarazione sugli smart glasses adottata ieri 13 ottobre dal Comitato europeo per la protezione dei dati (Edpb), l’organismo che riunisce le autorità nazionali per la privacy dell’Unione europea.
L’obiettivo è impedire che gli occhiali intelligenti diventino strumenti di registrazione e sorveglianza difficili da riconoscere. L’Edbp chiede maggiore trasparenza e richiama produttori e utilizzatori alle rispettive responsabilità previste dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr).
“Questi dispositivi sembrano occhiali normali, ma includono telecamere e microfoni e sono connessi a Internet. Ciò solleva serie preoccupazioni in materia di privacy, poiché le persone potrebbero essere registrate a loro insaputa”, spiega Anu Talus, presidente dell’Edpb, in una nota.
La dichiarazione non è giuridicamente vincolante, ma fornisce orientamenti preliminari sull’applicazione, da parte di utenti e produttori di occhiali intelligenti, delle norme europee sulla privacy.
Luci Led, segnali sonori e notifiche: cosa chiede il Garante
Secondo l’Edpb, gli smart glasses dovrebbero rendere immediatamente riconoscibili le attività di registrazione, anche negli spazi pubblici, attraverso luci Led brillanti, segnali acustici, comandi vocali o notifiche sugli smartphone delle persone vicine.
Gli indicatori luminosi dovrebbero funzionare anche in condizioni di illuminazione differenti e rimanere attivi abbastanza a lungo da consentire agli altri di accorgersi delle riprese. Inoltre, non dovrebbe essere possibile registrare coprendo la spia.
Il Comitato suggerisce anche modifiche al design per distinguere gli occhiali intelligenti da quelli tradizionali. I sistemi di avviso devono essere efficaci e difficili da disattivare o aggirare. Inoltre, devono essere affidabili, difficili da ignorare e sempre aggiornati.
Cosa sono gli smart glasses e come funzionano
Gli smart glasses sono occhiali tecnologici che integrano componenti elettroniche, come fotocamere, microfoni, altoparlanti e sistemi di intelligenza artificiale. Esteriormente possono essere quasi indistinguibili da normali occhiali da vista o da sole.
Tra i modelli più conosciuti ci sono i Ray-Ban Meta, sviluppati da Meta ed EssilorLuxottica. Consentono di scattare fotografie, registrare video, ascoltare musica, effettuare chiamate e interagire con un assistente AI attraverso comandi vocali. Alcuni dispositivi permettono anche traduzioni in tempo reale e il riconoscimento di oggetti.
La possibilità di riprendere ciò che si osserva senza utilizzare uno smartphone è uno degli aspetti che sollevano maggiori interrogativi sulla privacy. Il rapporto “Lo sguardo connesso. Registrazione video, sorveglianza e gestione delle prove nell’era degli occhiali intelligenti”, commissionato dal Consiglio a seguito di una proposta dell’Autorità francese per la protezione dei dati e pubblicato il 1° ottobre, ha rilevato che “gli occhiali intelligenti stanno talvolta diventando strumenti di sorveglianza interpersonale e di manipolazione delle prove“. Inoltre, la capacità degli individui di utilizzare efficacemente questi dispositivi varia notevolmente, creando squilibri di potere tra chi li utilizza e chi viene registrato.
Scuole, ospedali e luoghi di lavoro: dove aumentano i rischi
L’Edpb segnala particolari criticità negli ospedali, nelle scuole, negli spogliatoi, nelle piscine, nei servizi igienici o altre situazioni private o intime. Come anche nei posti di lavoro, dove l’uso degli occhiali smart può creare preoccupazione riguardo al monitoraggio dei dipendenti e alla riservatezza delle informazioni (inclusi segreti commerciali e proprietà intellettuale). In questi contesti, le registrazioni potrebbero essere inappropriate o vietate dalle normative nazionali.
Una particolare attenzione riguarda i minori, potenzialmente meno consapevoli di essere ripresi, mentre la possibilità di utilizzare gli occhiali insieme a sistemi di riconoscimento facciale o vocale “solleva interrogativi senza precedenti riguardo alle scelte sociali e rappresenta un alto rischio per i diritti e le libertà negli spazi pubblici”, spiega il Garante. Inoltre, alcuni occhiali intelligenti possono avere microfoni avanzati, capaci di registrare conversazioni in background a cui l’utente non partecipa.
Chi risponde delle registrazioni e dei dati raccolti
Le responsabilità cambiano in base all’utilizzo. Registrare immagini per attività esclusivamente personali o familiari può rientrare nell’esenzione domestica prevista dal Gdpr. Pubblicare video o foto su un profilo social pubblico, se gli occhiali intelligenti vengono utilizzati nell’ambito di attività ufficiali, professionali o politiche, invece, l’utente sarà considerato titolare del trattamento dei dati.
In ogni caso, specifica la dichiarazione del Garante, anche quando il Gdpr non è applicabile “l’uso degli occhiali intelligenti potrebbe comunque essere soggetto a normative penali, civili o del lavoro, nonché ad altre norme specifiche di settore”.
Anche i produttori e i fornitori di servizi collegati, compresi quelli basati sull’intelligenza artificiale, devono rispettare i propri obblighi e non possono trasferirli agli utenti.
L’Edpb evidenzia inoltre le difficoltà di ottenere un consenso valido dalle persone riprese a loro insaputa. Particolarmente problematico è il successivo utilizzo dei dati per finalità commerciali o per addestrare sistemi di intelligenza artificiale.
Tra le ulteriori misure suggerite figurano la limitazione delle registrazioni continue, l’oscuramento dei volti delle persone riprese e restrizioni tecniche all’utilizzo in ambienti sensibili.

