Una “pia illusione“, “incompleto”, un “imbroglio intellettuale”, “magia matematica“. Economisti, industriali, politici criticano il piano di bilancio presentato il 6 ottobre da Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra Rassemblement Nazional (Rn) e favorita alla vittoria alle presidenziali del prossimo aprile. I numeri non tornano, sottolineano i detrattori, qualcuno ricordando che in matematica Le Pen non è mai stata ferrata.
Francia sull’orlo di una crisi del debito
Il piano della politica populista parte da un dato di fatto, su cui tutti concordano: le finanze pubbliche francesi devono essere risanate. La novità è che Le Pen sta provando ad accreditarsi come colei che può riuscire nell’intento e rassicurare i mercati, al momento parecchio nervosi. A causa dello stato delle finanze del Paese e dell’incertezza politica – seguita alle elezioni lampo indette dal presidente Emmanuel Macron nel 2024 -, i rendimenti dei titoli decennali francesi sono a livelli che non si vedevano dai primi anni 2000, collocandosi intorno al 5%. Mentre lo spread tra gli Oat e i bund tedeschi (considerati il benchmark) ha superato 150 punti base, ai livelli più elevati dalla crisi dell’eurozona del 2011.
Ecco perché in questi giorni si parla di una possibile crisi del debito francese, e di un possibile effetto contagio con il resto dell’Unione europea. Certo è che proprio l’ascesa della destra radicale e di Le Pen è una delle cause principali del nervosismo dei mercati, che, come è ben noto, non amano l’incertezza.
E il piano di Le Pen questa incertezza non la toglie, anzi forse la aumenta, per i tanti punti oggetto di critiche più o meno nette. In effetti, dopo l’iniziale reazione positiva dei bond francesi all’annuncio delle proposte, i rendimenti sono presto tornati a salire.
Cosa prevede il piano di Le Pen
Quello presentato dalla leader di Rn è un piano di risanamento dei conti pubblici molto più aggressivo rispetto alle precedenti posizioni del partito, prevedendo risparmi netti per 140 miliardi di euro entro il 2032 (a fronte dei precedenti 125 miliardi, ora giudicati insufficienti), ovvero nel quinquennio presidenziale.
Molti gli obiettivi: riportare il saldo primario in equilibrio entro 18 mesi e il deficit sotto il 3% del Pil (limite europeo) entro il 2030 (e sotto al 2,5% entro il 2032); portare il debito intorno al 112% del Pil nel 2032 (dal 121% circa del 2027); realizzare circa 30 miliardi di riduzioni nette delle imposte.
Ad accompagnare percorso di progressiva riduzione del debito, l’inserimento di una ‘regola d’oro‘ nella Costituzione – da approvare tramite referendum – che stabilisca un limite annuale al deficit di almeno mezzo punto percentuale, con un tetto progressivamente più severo finché il rapporto debito/Pil non torni, nel lunghissimo periodo, verso il 60% (oggi è al 119%).
Come arrivare a tale ambiziosi traguardi? Rn punta su:
- riorganizzazione dello Stato, con l’abolizione o incorporazione di numerose agenzie pubbliche e la riduzione degli organici di oltre 200mila posti;
- riduzione della spesa legata all’immigrazione e introduzione della ‘priorité nationale‘, da cui Rn stima risparmi fino a circa 29 miliardi;
- forte riduzione del contributo francese al bilancio Ue, portando il contributo netto a circa 5 miliardi;
- recupero dell’evasione e soprattutto della frode Iva (26 mld stimati);
- interventi su pensioni e previdenza che dovrebbero produrre 15-20 miliardi di risparmi;
- eliminazione dei sussidi (definiti da Le Pen “in perdita”) per l’energia eolica e solare;
- riduzione delle spese sanitarie, compresi circa 36 miliardi di riduzioni dei ‘costi ospedalieri’ nel quinquennio;
- tagli ad aiuti allo sviluppo, associazioni, politiche urbane e alcune prestazioni;
- eliminazione di oltre 120 piccole imposte, riduzione da 20 miliardi di euro delle imposte sulla produzione e nuova imposta al 30% sulla ricchezza finanziaria in sostituzione di quella sui grandi patrimoni immobiliari.
“Questa riforma della finanza pubblica affronta tutti i tabù, tutte le codardie, tutte le lobby“, ha affermato Le Pen. Ma in molti non sono convinti.
Le critiche al piano di Le Pen
“Quindi Rn punta a riportare il deficit al 3% nel 2032 senza toccare le pensioni, riducendo le tasse (soprattutto l’Iva) e persino creando un credito d’imposta per i proprietari di gatti, grazie alla lotta contro le frodi e alla riduzione dell’immigrazione. È pura magia matematica!“, ha affermato su X Erwann Tison, economista e direttore della ricerca presso il think tank L’Institut de l’Entreprise, sintetizzando le critiche che gli esperti stanno muovendo al piano presentato da Le Pen.
In primis, secondo gli economisti, una quota molto grande dei 140 miliardi dipende da entrate o risparmi considerati incerti o molto sovrastimati, in particolare i 28 miliardi dati dalla riorganizzazione del settore pubblico e i circa 26 miliardi attribuiti al recupero della frode Iva.
Secondo problema, Rn ipotizza una crescita intorno all’1,8% dal 2028, tutt’altro che scontata. Lo stesso rapido taglio delle spese per decine di miliardi potrebbe ridurre una parte della domanda interna e rendere più difficile raggiungere proprio quelle entrate fiscali sulle quali si basa il piano.
Altro punto dolente, i risparmi sull’immigrazione. A tal proposito i critici non solo sono scettici sul calcolo della cifra, ma sottolineano anche che il piano non quantifica gli effetti negativi della riduzione dell’immigrazione: anche ammettendo un risparmio su alcune prestazioni, bisogna sottrarre eventuali minori contributi previdenziali, minori imposte e problemi di disponibilità di manodopera.
La prevista forte riduzione del contributo all’Ue, portandolo ai livelli dei primi anni 2000, è un altro punto particolarmente problematico: gli impegni francesi nel bilancio pluriennale europeo sono giuridicamente vincolanti, perciò la Commissione potrebbe recuperare le somme non pagate trattenendole dai fondi destinati a Parigi, e sarebbe anche probabile un contenzioso davanti alla Corte di giustizia europea.
C’è poi da considerare un probabile ‘effetto boomerang’: una riduzione unilaterale delle dimensioni proposte da Rn potrebbe comportare una revisione dei fondi europei di cui beneficia la stessa Francia, compresi quelli, fondamentali, della Polica agricola comune.
Last but not least, ovvero ultimo ma non certo per importanza, l’’affaire’ pensioni: Rn promette contemporaneamente risparmi pensionistici e la revisione della (avversata) riforma Macron. Ma le pensioni francesi valgono circa 436 miliardi l’anno, il 14% del Pil; dunque, ogni piano credibile deve esserlo soprattutto su questa questione, a partire dall’età del ritiro. I dettagli della riforma pensata dal partito saranno presentati nelle prossime settimane.
Gli imprenditori: “Pie aspirazioni”
Per Patrick Martin, capo del Medef (la federazione francese degli imprenditori), il piano è “incompleto” e costruito su “pie aspirazioni”. “Alcune cifre sono frutto di pura illusione” e “ci sono molte approssimazioni, soprattutto per quanto riguarda le pensioni; lavorare di più è la pietra angolare della ripresa del Paese”.
Martin d’altronde è categorico anche riguardo all’ascesa al potere del leader del partito di estrema sinistra La France insoumise, Jean-Luc Mélenchon, attualmente favorito per giocarsi la presidenza al ballottaggio con Le Pen: “Se Lfi vincerà nel 2027, i dirigenti saranno costretti a fuggire, e questo sarebbe il mio caso”. Una fuga di imprese e capitali, ha precisato.
Mélenchon: “Recessione per 120 anni”
Mélenchon intanto ha commentato il piano di Le Pen da par suo, affermando che “potrebbe condannare la Francia alla recessione per 120 anni”. Anche per lui che la traiettoria attuale del debito francese non può proseguire, ma mentre Le Pen vuole dimostrare ai mercati che la Francia può ridurre rapidamente deficit e spesa, il leader di sinistra contesta la necessità stessa di sottoporre la politica economica alla disciplina dei mercati e della Banca centrale europea.
In queste settimane Mélenchon si è fatto infatti promotore di altra proposta che ha a sua volta allarmato Ue e mercati: quella di trasformare o congelare circa 600 miliardi di debito pubblico francese detenuto nell’Eurosistema/Bce, convertendolo sostanzialmente in debito perpetuo a tasso zero. È circa un quinto del debito pubblico francese. L’idea è molto controversa sul piano giuridico ed economico, ed è oggetto di un acceso dibattito.
Per Gabriel Attal – uomo dell’attuale inquilino dell’Eliseo e altro candidato alla presidenza, per quanto ben indietro ai favoriti – circa tre quarti dei 140 miliardi calcolati da Rn sarebbero “false economie”, mentre il candidato di centro-destra Édouard Philippe ha definito il progetto un'”escroquerie intellectuelle“, un imbroglio intellettuale. Entrambi contestano la provenienza dei risparmi e la credibilità del calcolo.
Governo Lecornu in ambasce
Intanto il premier Sébastien Lecornu ha appena presentato un bilancio 2027 con tagli per 43 miliardi. Il destino di tale piano, e di conseguenza dell’esecutivo, è però nelle mani delle opposizioni, in primis proprio di Rn. Le Pen lo ha già criticato, definendolo “inefficiente e ingiusto“, mentre il suo delfino Jordan Bardella, presidente del partito, ha chiarito che non può essere votato “nella sua forma attuale”. Bardella ha delineato un bilancio ‘ombra’ per il 2027, chiedendo misure di risparmio per 71,6 miliardi di euro, tra cui 28 miliardi derivanti dalla razionalizzazione della spesa pubblica, 15 miliardi da tagli alla spesa destinata agli immigrati e 9 miliardi di euro per il contributo all’Ue.
Il giovane politico ha ventilato l’appoggio a una eventuale mozione di sfiducia al governo sul tema bilancio, ma anche fatto capire che potrebbe astenersi. Ricordiamo che dal 2024 sono caduti già due esecutivi (Michel Barnier e François Bayrou) proprio per il bilancio, e che Lecornu ha guidato un esecutivo durato sole 14 ore dal giuramento, prima di ottenere a fatica la fiducia per la squadra attuale.
“E se le misure venissero poi bocciate”?
“Se i francesi non scelgono una rottura politica, la Francia si avvia verso il default“, ha avvertito Le Pen martedì presentando il suo piano economico.
Ma Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo monetario internazionale e ricercatore senior presso il Peterson Institute for International Economics, su X riflette: “Marine Le Pen si è messa in una situazione interessante. Da un lato: promessa di realizzare un programma di aggiustamento budgetario, con aggiustamento del deficit primario di almeno lo 0,5% del Pil all’anno. Verifica delle ipotesi da parte dell’Alto Consiglio delle Finanze Pubbliche, Hcfp. Vincoli che potrebbe imporsi un governo tedesco… Dall’altro: un programma di aggiustamento basato su ipotesi e misure quasi tutte illusorie, che verrebbero sicuramente respinte dall’Hcfp se fossero presentate oggi, e respinte domani dall’Hcfp se lei fosse eletta. Che cosa succederebbe allora in quel momento“?

