Nasce la rete europea per i pagamenti: l’Eurozona (ri)prova a fare a meno di Visa e Mastercard

Dall’Italia alla Spagna fino ai Paesi nordici: il progetto collega infrastrutture già esistenti, senza sostituirle, e prepara pagamenti europei senza dipendere dai circuiti globali
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Pos pagamento con carta
Pagamento con carta (Canva)

Raggiungere l’indipendenza e l’autonomia da Visa e Mastercard (ma anche da American Express e PayPal). Con questo obiettivo è appena nato lo European Network for Payments (Enp), una nuova società costituita da Bancomat, Bizum, EPI/Wero, SIBS-MB WAY e Vipps MobilePay per collegare e rende interoperabili tra loro alcune delle principali reti di pagamento europee.

Addirittura, secondo l’amministratore delegato di Bancomat Fabrizio Burlando, “la prospettiva andrebbe ribaltata: non dovrebbe essere il nostro progetto a essere una alternativa ai circuiti internazionali, ma questi ultimi a diventare un’alternativa alle reti di pagamento domestiche”, come la stessa Bancomat.

Ma intanto Enp, affermano le parti coinvolte, è un “un passo fondamentale e concreto verso una maggiore sovranità europea nei pagamenti digitali”.

Il problema europeo: dipendere dai circuiti internazionali

La questione d’altronde è ormai un tema rilevante – e urgente. Secondo i dati della Banca Centrale Europea, circa il 61% dei pagamenti con carta nell’area euro viene fatto attraverso i circuiti internazionali (americani) e ben 13 dei 21 Paesi dell’eurozona non dispongono nemmeno di un proprio circuito domestico. Anche dove le reti nazionali esistono, per effettuare pagamenti transfrontalieri devono spesso appoggiarsi ai circuiti internazionali, con Visa e Mastercard che insieme gestiscono circa il 90% delle transazioni globali con carta (Cina esclusa).

In sostanza, in Europa un cittadino può utilizzare Bancomat in Italia, Bizum in Spagna o MB WAY in Portogallo, ma manca ancora una rete capace di far dialogare queste infrastrutture con la stessa semplicità con cui Visa e Mastercard funzionano oltre i confini nazionali. Questo significa che se per qualche ragione i sistemi internazionali non fossero più disponibili, per un tempo più o meno lungo, l’eurozona si ritroverebbe di fatto nella condizione di non poter operare digitalmente.

Martina Weimert, ceo di Epi Company (European Payments Initiative, un’iniziativa fondata nel 2020 da un gruppo di importanti banche e fornitori di servizi europei per creare un sistema di pagamento digitale unificato), ha spiegato che la frammentazione è il “maggiore ostacolo” per i sistemi di pagamento del Continente.

Un hub comune di interoperabilità

La nuova società Enp, con sede a Madrid, nasce quindi con il preciso scopo di superare tale frammentazione, costruendo (e poi gestendo) un hub comune di interoperabilità, quello previsto dal Memorandum of understanding sottoscritto dai partner a febbraio 2026.

Burlando spiega l’idea di fondo: “Vogliamo costruire per i pagamenti l’equivalente di quello che è stato il roaming per la telefonia cellulare: come oggi i clienti possono utilizzare i dati in Europa con la sim italiana senza dover fare nulla né cambiare dispositivo, così domani vorremmo che potessero fare con la carta, l’app e gli altri strumenti di pagamento offerti da Bancomat”, e dai vari sistemi nazionali.

Nel 2027 pagamenti e trasferimenti peer-to-peer transfrontalieri

La prima applicazione, prevista per il 2027, riguarda i pagamenti e i trasferimenti peer-to-peer transfrontalieri. Successivamente, ma al momento non c’è una data indicata, la rete dovrebbe estendersi all’e-commerce e ai pagamenti nei punti vendita (Pos). Allo studio anche la creazione di un’app per le carte virtuali, alternativa ad Apple Pay, Google Pay e Samsung Pay.

La differenza rispetto a Visa e Mastercard resta sostanziale: Enp non vuole costruire un nuovo grande circuito di carte. Punta invece a collegare sistemi europei già esistenti attraverso un’infrastruttura comune basata su standard europei e su pagamenti account-to-account e trasferimenti istantanei.

I tentativi precedenti e cosa cambia questa volta

E questo può essere un vantaggio rispetto ad altri tentativi di costruire un sistema capace di competere con i grandi circuiti internazionali, falliti a loro tempo: Enp parte da infrastrutture che già esistono e sono utilizzate ogni giorno da milioni di persone. I sistemi che partecipano all’iniziativa dichiarano infatti circa 130 milioni di utenti in 13 Paesi, corrispondenti a oltre il 70% della popolazione dell’Unione europea e della Norvegia.

Alla fine degli anni Duemila erano nati progetti come EAPS, PayFair e Monnet. Quest’ultimo, promosso inizialmente da banche francesi e tedesche, puntava alla creazione di un nuovo circuito europeo, ma non riuscì a raggiungere una dimensione sufficiente. Nel 2020 arrivò poi la European Payments Initiative (EPI), sostenuta inizialmente da 16 grandi banche europee e accolta favorevolmente dalla Bce. Il progetto originario prevedeva una carta paneuropea, un wallet e pagamenti tra privati. Dopo l’uscita di numerosi partecipanti, l’idea della carta concorrente di Visa e Mastercard venne però abbandonata e il progetto si concentrò sui pagamenti istantanei e sul wallet Wero, oggi operativo in diversi mercati europei.

Enp nasce quindi da una lezione importante: non sostituire le reti nazionali, ma collegarle: le soluzioni partecipanti manterranno il proprio marchio e la propria esperienza utente, mentre un’infrastruttura comune ne gestirà l’interoperabilità.

È un approccio meno spettacolare rispetto alla nascita di una nuova ‘Visa europea’, ma probabilmente più pragmatico.

La strada verso una vera indipendenza, tuttavia, è ancora lunga. Enp dovrà trasformare sistemi che oggi funzionano principalmente nei rispettivi mercati nazionali in una rete effettivamente interoperabile, convincere banche, esercenti e altri operatori ad aderire e arrivare progressivamente dai trasferimenti tra persone ai pagamenti online e nei negozi. E dovrà ottenere sostegno politico dai Paesi coinvolti.

Enp e euro digitale

Infine, i rapporti con l’euro digitale della Banca Centrale Europea: gli aderenti a Enp hanno chiarito che l’euro digitale potrebbe eventualmente integrare il loro progetto. Le due iniziative rispondono alla stessa esigenza di rafforzare l’autonomia europea nei pagamenti, su piani diversi. Enp, come abbiamo visto, punta a collegare infrastrutture private già esistenti, creando una rete interoperabile continentale. L’euro digitale sarebbe invece una moneta pubblica emessa dalla Bce, complementare al contante. Non si tratta, dunque, di alternative: le due attività potrebbero convivere e rafforzarsi, con Enp sul fronte dell’infrastruttura e l’euro digitale su quello della sovranità monetaria.

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