“Non è il momento per l’Europa di ridimensionare le proprie ambizioni”. Diciassette Paesi chiedono che le nuove priorità dell’Ue, dalla difesa alla competitività, non vengano finanziate riducendo le risorse destinate alla Politica agricola comune e alla Politica di coesione, ma che entrambe trovino spazio nel nuovo bilancio pluriennale del blocco. È la richiesta ribadita nella lettera inviata il 2 ottobre dagli ‘Amici della Coesione’ al primo ministro irlandese Micheál Martin, presidente di turno del Consiglio dell’Ue, e per conoscenza al presidente del Consiglio europeo António Costa.
L’iniziativa, coordinata da Italia e Romania, arriva in una fase complessa – e decisiva – del negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, con le capitali divise tra ‘Amici della Coesione’, appunto, e ‘Frugali’. E tra pochi giorni la presidenza irlandese dovrà presentare una nuova ‘nego-box’, che rivisita e aggiorna quella cipriota. Si tratta del documento attorno al quale i governi dovranno cercare il compromesso politico sul prossimo budget comune. Ottimista la premier italiana Giorgia Meloni, che su X ha scritto: “Siamo fortemente convinti che ciò (finanziare ‘vecchie’ e ‘nuove’ priorità, ndr) sia realizzabile.
A firmare la lettera sono Italia, Romania, Bulgaria, Cipro, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Spagna. Rispetto alla dichiarazione degli Amici della Coesione dello scorso maggio, l’adesione di Cipro porta il fronte a 17 Paesi.
Difesa e competitività sì, ma non a spese di Pac e Coesione
Il punto centrale della lettera è proprio la richiesta di equilibrio tra le nuove esigenze dell’Unione e le sue politiche tradizionali. Le capitali riconoscono che il contesto strategico europeo è cambiato e che il prossimo bilancio dovrà finanziare maggiormente sicurezza e difesa, competitività, connettività, sicurezza energetica e resilienza. Ma sostengono che queste priorità non possano essere finanziate sacrificando politiche previste dai Trattati come la Coesione e la Pac, che devono rimanere “priorità centrali”.
Di parere del tutto opposto i Paesi ‘Frugali’, o ‘modernizzatori realisti’ come preferiscono essere chiamati (Germania, Austria, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Svezia), che chiedono tagli consistenti, dell’ordine di centinaia di miliardi di euro, al bilancio da circa 2000 miliardi proposto dalla Commissione e ulteriormente aumentato dall’Europarlamento. Questi tagli andrebbero applicati a tutte le voci di spesa, mentre andrebbero favoriti ambiti come difesa e competitività. Ovvero, sostengono, le nuove priorità.
Per gli Amici della Coesione, invece, Pac e fondi di Coesione non rappresentano una spesa legata al passato, perché contribuiscono alla convergenza economica tra Stati e regioni, sostengono le aree rurali e quelle meno sviluppate, rafforzano il mercato unico e incidono direttamente sulla sicurezza alimentare e sulla competitività europea.
La richiesta dei 17 è quindi di mantenere intatto nel QFP 2028-2034 il finanziamento complessivo della Politica di coesione e della PAC. Perché, notano i firmatari della lettera, Pac e Coesione subiscono già nella proposta della Commissione una riduzione in termini reali, nonostante l’aumento delle dimensioni complessive del bilancio europeo. Ulteriori tagli, sostengono, non rappresenterebbero una modernizzazione della spesa europea ma rischierebbero di indebolire il sostegno dei cittadini al progetto europeo. Bruxelles infatti ha sì proposto un budget ambizioso ma anche, parallelamente, una profonda riorganizzazione della struttura della spesa, accorpando Coesione, agricoltura e altri programmi all’interno dei nuovi Piani di partenariato nazionali e regionali.
Dove trovare le risorse: debito comune mirato e nuove tasse
Gli Amici della Coesione non si limitano comunque a chiedere più spesa, ma indicano quattro possibili strade per finanziare contemporaneamente vecchie e nuove priorità.
La prima è quella delle nuove risorse proprie (ovvero tasse) dell’Unione europea. I 17 si dichiarano “pronti a collaborare in modo costruttivo sul fronte delle entrate”, a condizione che queste siano “reali, eque, semplici e non regressive”, e che contribuiscano effettivamente a ridurre la pressione esercitata dai contributi europei sui bilanci nazionali.
La seconda riguarda il rimborso del debito contratto per NextGenerationEU. La Commissione ha incorporato nella proposta di bilancio circa 168 miliardi di euro per tale rimborso nel periodo coperto del nuovo budget. I firmatari propongono di valutare un rimborso più graduale, in modo da liberare maggiore spazio fiscale nel prossimo QFP, purché venga prima valutato l’eventuale aumento del costo complessivo del debito.
Terzo punto: la possibilità di ricorrere nuovamente a strumenti europei di debito comune, ma in forma “limitata e mirata” e destinata a priorità strategiche chiaramente identificate. La formulazione è prudente e non equivale alla richiesta di replicare NextGenerationEU su larga scala. Segnala però che una parte consistente degli Stati membri considera ancora il finanziamento comune europeo uno strumento utilizzabile per esigenze eccezionali o investimenti strategici.
Infine, c’è il tema dei rebates, le correzioni che riducono il contributo di alcuni Stati membri al bilancio Ue. Su questo punto la posizione dei 17 è chiara: il sistema attuale “non dovrebbe avere posto” nel prossimo quadro finanziario, perché sono cambiate le condizioni che in passato lo avevano giustificato. Il peso dei contributi nazionali dovrebbe essere valutato anche sulla base dei differenti livelli di prosperità economica e dello sforzo relativo richiesto ai singoli Stati.
Ma dato che i ‘Frugali’ sono i principali beneficiari dei rebates, è facile immaginare che anche su questo non siano d’accordo con la posizione degli ‘Amici’.
Il tema bilancio sarà al centro del prossimo Consiglio europeo del 15-16 ottobre, che si preannuncia dunque incandescente, considerando l’apparente inconciliabilità delle proposte. Tuttavia, potrebbe aiutare a trovare un compromesso l’intenzione, questa condivisa, di arrivare ad un accordo prima delle elezioni francesi di aprile 2027, che vedono l’estrema destra di Marine Le Pen a un passo dall’Eliseo.

