Il Premio Sacharov 2026 per la libertà di pensiero, il massimo riconoscimento dell’Unione europea per i diritti umani, è stato assegnato alla Corte penale internazionale (Cpi) e ai suoi funzionari. Lo ha annunciato oggi 22 ottobre a Strasburgo la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. Una decisione dal forte significato politico, che arriva mentre l’istituzione con sede all’Aia è bersaglio di attacchi e sanzioni da parte degli Stati Uniti – che ne contestano la giurisdizione e le decisioni contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant -, e più in generale mentre il diritto internazionale è in crisi.
“L’Ue si fonda sul rispetto del diritto internazionale”
Il riconoscimento rappresenta dunque un segnale di sostegno dell’Eurocamera alla giustizia internazionale e al multilateralismo. Metsola lo ha detto chiaramente, di fronte alla Plenaria: “L’Unione europea si fonda sul rispetto del diritto internazionale. Con questo premio conferito alla Corte penale internazionale e ai suoi funzionari, il Parlamento europeo riconosce l’operato di coloro che rendono giustizia alle vittime, anche attraverso indagini, azioni penali e processi. Questi devono poter svolgere il proprio lavoro in modo indipendente. Continueremo a difendere questo principio”.
“Una sola occasione per usare lo Statuto di blocco”
Gli eurodeputati avevano già espresso preoccupazione per le minacce e le varie ondate di sanzioni imposte alla Cpi e ai suoi procuratori, giudici, membri del personale e partner a partire dal 2025, e la scorsa settimana in 58 hanno chiesto alla Commissione di utilizzare “tutti gli strumenti a nostra disposizione per proteggere la Corte penale internazionale” dalle nuove sanzioni annunciate da Trump. Il riferimento è allo Statuto di blocco, un meccanismo che annulla all’interno dell’Ue l’efficacia di qualsiasi decisione giudiziaria straniera basata su leggi straniere.
A tal proposito, parlando proprio alla Plenaria, ieri l’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha sottolineato che “tutte le opzioni (per proteggere la Corte, ndr) sono sul tavolo”, ma che “se utilizziamo lo Statuto di blocco, avremo una sola possibilità, un’unica possibilità, per fare le cose per bene”. Dunque, occorre prepararsi con molta attenzione. Bruxelles è al lavoro “per analizzare appieno le implicazioni legali, avviare un dialogo e cercare soluzioni”, ha aggiunto Kallas.
Dal Nobel per la Pace al Sacharov: due riconoscimenti alla giustizia internazionale
Il Premio Sacharov arriva tredici giorni dopo l’assegnazione del Nobel per la Pace 2026 a Navanethem ‘Navi’ Pillay, giurista sudafricana, ex giudice della Corte penale internazionale ed ex Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani. Il Comitato norvegese per il Nobel ha premiato Pillay per il suo impegno a favore della pace e del diritto internazionale, riconoscendone il contributo alla lotta contro l’impunità per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.
Per molti, si è trattato di un riconoscimento che indirettamente sostiene la Corte e il suo operato, e dunque un segnale di difesa della giustizia internazionale in una fase in cui è tornata in auge la politica di potenza e le istituzioni multilaterali sono sempre più messe in discussione.
Il Premio Sacharov
La candidatura della Cpi era stata avanzata dal gruppo dei Socialisti e Democratici. Tra gli altri finalisti figuravano l’oppositore tanzaniano Tundu Lissu e le sorelle iraniane Taraneh e Romina Rahimi.
Istituito nel 1988 e intitolato al fisico e dissidente sovietico Andrei Sacharov, il premio è stato istituito nel 1988. Il Parlamento lo assegna ogni anno a persone o organizzazioni che si sono distinte per il loro impegno nella difesa dei diritti umani e dei diritti fondamentali, in particolare la libertà di espressione, nella tutela dei diritti delle minoranze, nel rispetto del diritto internazionale e nella difesa dello Stato di diritto.
La cerimonia di consegna è prevista per il 16 dicembre a Strasburgo.

