Quando la rottura arriva dall’interno, le crepe sono più visibili. E a Vladimir Putin non piace che il proprio Paese sembri un edificio traballante. Per questo, il presidente russo ha rimosso Andrei Klepach dal ruolo di capo economista di Veb (la banca pubblica per lo sviluppo strategico di Mosca), reo di aver contraddetto la narrazione del Cremlino. Per Klepach, la Russia “non è capace di sostenere una guerra d’attrito a tempo indeterminato” a causa delle gravi difficoltà economiche.
La cacciata del banchiere segna uno spartiacque: è la prima volta che un alto dirigente finanziario, per dieci anni al ministero dell’Economia e dal 2014 alla guida delle analisi di Veb, ha ammesso pubblicamente che la Russia sta perdendo la competizione economica e tecnologica contro l’Occidente e la Cina e sta pagando il prezzo di un progressivo e strutturale isolamento.
L’illusione della tenuta e il divario con Usa e Cina
Le dichiarazioni di Klepach, pronunciate a un forum del Nikitsky Club e filtrate con ritardo sulla stampa russa, hanno colpito direttamente il dogma della resilienza economica sbandierato dal Cremlino. “Stiamo perdendo“, ha avvertito l’economista, spiegando che l’idea di logorare l’avversario fino al collasso è un errore di calcolo: “Abbiamo l’illusione che lì tutto crollerà. Non è crollato e non crollerà”.
Il problema evidenziato non è un crollo improvviso del Pil, ma un deterioramento cumulativo: l’economia di guerra, spinta dalla spesa militare che secondo i dati Sipri e di bilancio è arrivata a superare il 6-7% del Pil assorbendo circa un terzo dell’intera spesa pubblica federale, ha cannibalizzato gli investimenti civili e l’innovazione.
Il divario tecnologico della Russia con Stati Uniti e Cina continua ad allargarsi, aggravato dalla totale dipendenza commerciale e tecnologica da Pechino, mentre la qualità della governance interna e il coordinamento tra politica industriale, fiscale e monetaria stanno vistosamente peggiorando.
A poche ore dalla cacciata di Klepach, l’Ue ha annunciato di voler aumentare drasticamente la blacklist contro la Russia. In autunno l’Alta rappresentante per gli Affari esteri Kaja Kallas presenterà quella che ha definito la più ampia lista di sanzioni dall’inizio della guerra in Ucraina, con l’obiettivo di aumentare di circa un terzo il numero complessivo dei soggetti russi colpiti.
Inflazione e tassi alti: i limiti dell’economia di guerra
L’analisi di Klepach trova riscontro nei dati macroeconomici ufficiali. Nonostante il massiccio stimolo statale alla produzione bellica, la Banca centrale russa (Cbr) ha dovuto mantenere condizioni monetarie durissime per contrastare le pressioni inflazionistiche generate dalla carenza di manodopera, dalla saturazione produttiva e dai continui attacchi ucraini contro raffinerie, hub logistici e reti energetiche. Le difficoltà dei cittadini di Mosca (e non solo) ai distributori di carburante e i radi ucraini sul territorio russo hanno fatto svanire la narrazione del Cremlino, secondo cui la i civili russi avrebbero continuato ad avere una vita normale, senza avvertire sulla propria pelle le conseguenze della guerra.
Il tasso al 14% della Banca centrale russa
A luglio la Banca centrale russa ha mantenuto il tasso di riferimento a un proibitivo 14%, dopo aver superato il 19% nella media del 2025 per raffreddare i prezzi. Nelle sue ultime stime la stessa banca centrale ha rivisto l’inflazione annuale per il 2026 al rialzo verso il 6-7% a causa dei rincari del carburante e dei trasporti, prospettando per l’anno in corso una crescita economica quasi azzerata.
Il costo del denaro a due cifre soffoca l’accesso al credito per le imprese non legate alla difesa, bloccando la modernizzazione industriale e alimentando il rischio di una crisi sociale nel medio-lungo termine.
Dalla finanza alle carceri: la morsa del dissenso
Il siluramento di Klepach è coinciso con una nuova stretta giudiziaria contro ogni forma di dissenso politico sulla guerra. Lev Schlosberg, vicepresidente dello storico partito liberale e pacifista Yabloko, è stato condannato a 11 anni e un mese di colonia penale da un tribunale di Pskov con l’accusa di aver “screditato” le forze armate per contenuti e dibattiti diffusi su Telegram all’inizio del conflitto.
La sentenza contro Schlosberg segue la decisione della Corte Suprema di estromettere Yabloko dalle prossime elezioni parlamentari, chiudendo l’ultimo canale di opposizione legale nel Paese. Lo scorso 10 agosto, infatti, la Corte Suprema russa ha annullato la registrazione di Yabloko, l’unico partito pacifista in lista, per le elezioni parlamentari di settembre, accogliendo il ricorso del partito nazionalista Rodina, vicino al Cremlino.
L’incrocio tra la rimozione di un tecnocrate governativo come Klepach e la reclusione dura inflitta a un leader politico conferma la crescente vulnerabilità del regime: a Mosca, ammettere il costo reale della guerra in Ucraina — sia sul piano dei diritti sia su quello dei conti pubblici — è diventato incompatibile con la sopravvivenza all’interno delle istituzioni.

