“Per un accordo di cessate il fuoco, per la diplomazia e per la pace!” Questa frase riassume il programma elettorale di Yabloko, l’unico partito contrario alla guerra tra quelli ufficialmente registrati in Russia. Almeno fino a ieri, 10 agosto 2026, quando la Corte Suprema russa ha annullato la registrazione di Yabloko per le elezioni parlamentari di settembre, accogliendo il ricorso del partito nazionalista Rodina, vicino al Cremlino.
È la prima volta nella storia russa moderna che un partito viene escluso dalle elezioni parlamentari dopo essere stato ufficialmente registrato dalla Commissione Elettorale Centrale.
Dopo la sentenza della Corte Suprema, il leader del partito, Nikolai Rybakov, ha dichiarato: “Non ci sono affatto motivi per escludere il partito dalle elezioni. Tutti i documenti erano stati controllati dalla Commissione Elettorale Centrale, e la decisione di permetterci di correre era stata presa all’unanimità”.
La sentenza della Corte Suprema russa
Accogliendo il ricorso del partito guidato dal deputato Alexei Zhuravlyov, la Corte ha annullato la registrazione della lista federale di Yabloko per le elezioni legislative previste dal 18 al 20 settembre 2026. Dal 1999, nessun partito è mai stato rimosso da un’elezione della Duma, e Yabloko era addirittura seconda nell’ordine di apparizione sulla scheda elettorale, subito dopo il partito di governo Russia Unita di Vladimir Putin.
La Corte, presieduta dal giudice Vyacheslav Kirillov, ha deciso il caso in appena tre giorni: il ricorso era stato presentato da Rodina il 7 agosto, quando la Commissione Elettorale Centrale aveva approvato all’unanimità la registrazione della lista di Yabloko.
Proprio la rapidità con cui l’approvazione iniziale è stata ribaltata ha fatto sospettare a diversi osservatori che il primo via libera fosse già parte di una messa in scena istituzionale. Il 7 agosto, Yabloko denunciava su Telegram: “Vogliono rimuoverci dalle elezioni perché noi stiamo per la pace, mentre loro vogliono prolungare la tragedia (della guerra) all’infinito”.
Chi è Yabloko e perché conta per l’Ucraina e per l’Ue
Yabloko, il cui nome significa “mela” in russo, è il più antico partito liberale della Russia post-sovietica, fondato nel 1993 da Grigory Yavlinsky. Alla guida del partito c’è oggi Nikolai Rybakov, 47 anni, mentre Yavlinsky resta la figura storica di riferimento.
Fin dall’inizio della guerra in Ucraina (24 febbraio 2022), Yabloko ha mantenuto una linea costante: condanna dell’invasione, richiesta di un cessate il fuoco immediato, apertura di negoziati con mediazione internazionale, opposizione alla mobilitazione militare e avvertimenti ripetuti sul rischio di un’escalation nucleare.
Da allora, è rimasto l’unico partito ufficialmente registrato a opporsi all’invasione russa dell’Ucraina. Questa anomalia lo ha reso una presenza scomoda nel panorama politico russo, tollerata fino a oggi solo perché priva di una reale capacità di incidere sui rapporti di forza parlamentare. Ma le cose sarebbero potute cambiare a settembre.
Secondo il Washington Post, recenti sondaggi indicavano che Yabloko avrebbe potuto effettivamente conquistare seggi in queste elezioni, un dettaglio che aiuta a spiegare perché è cambiato l’atteggiamento istituzionale nei suoi confronti.
Le dichiarazioni dei leader
Il leader di Yabloko ha aggiunto che il Ministero della Giustizia aveva già ispezionato ripetutamente il partito senza trovare alcuna irregolarità, e ha definito le accuse di Rodina infondate e prive di fondamento giuridico. Per Rybakov “non ci sono motivi” che giustifichino l’estromissione del partito.
Durante l’udienza, durata otto ore, Rybakov aveva definito il procedimento un attacco incostituzionale alla libertà di pensiero, orchestrato da avversari politici che cercano di eliminare ogni concorrenza dal campo elettorale.
Riguardo alle accuse di utilizzare finanziamenti presi da Paesi esteri nemici della Russia, il leader del partito ha dichiarato: “I giovani che fanno video in nostro sostegno, che sono venuti oggi alla Corte Suprema — non li paghiamo. Ci sostengono semplicemente perché vogliono vivere in Russia e non vogliono essere uccisi”.
Il 19 febbraio 2026, al Parlamento regionale di Tver, Rybakov ha messo in primo piano la volontà dei cittadini russi: “Le persone sono stanche. Vogliono la pace. Le persone non vogliono avere paura costantemente per il proprio futuro, per la propria vita, per i propri figli. Vogliono vivere normalmente. Perché vivano normalmente loro, i loro genitori e i figli. E io credo che il nostro Paese se lo meriti. Merita di pensare ai vivi, rispettando la memoria del passato”.
Il fondatore, Grigory Yavlinsky, ha condannato pubblicamente la decisione, annunciando che il partito avrebbe presentato appello entro i cinque giorni previsti dalla legge.
RUSSIA'S SUPREME COURT HAS BARRED YABLOKO, THE COUNTRY'S ONLY REGISTERED PARTY OPENLY OPPOSING THE UKRAINE WAR, FROM NEXT MONTH'S PARLIAMENTARY ELECTION, OVERTURNING AN EARLIER CENTRAL ELECTION COMMISSION RULING THAT HAD ALLOWED IT TO RUN. PARTY LEADER GRIGORY YAVLINSKY CONDEMNED…
— First Squawk (@FirstSquawk) August 10, 2026
Il programma elettorale finito sotto accusa
Yabloko si è candidato con un programma elettorale di 43 parole, quasi un manifesto: chiede pace e libertà, una vita senza paura, un accordo di cessate il fuoco raggiunto attraverso la diplomazia, l’obiettivo dichiarato di prevenire una guerra nucleare, una Russia libera da paura e repressione politica, il rispetto della dignità e del benessere delle persone, e infine una Russia prospera e democratica. Per le autorità russe, queste parole rappresentano una minaccia al Paese, non una legittima proposta politica.
Dopo l’inizio dell’invasione, la piattaforma aveva dichiarato pubblicamente: “Questa guerra è la guerra della Russia contro il corso della storia, una guerra contro il tempo, una tragica caduta dalla realtà del mondo moderno”.
Il ricorso di Rodina e il ruolo delle istituzioni
Rodina ha accusato Yabloko di aver ricevuto finanziamenti non dichiarati, anche da fonti occidentali, violando la legge sugli agenti stranieri, inasprita dal presidente Putin nel 2022. In passato, il leader di Rodina, Zhuravlyov, aveva definito i membri di Yabloko “traditori della Nazione”.
Il partito è stato accusato anche di violazioni del copyright nella campagna elettorale e di promuovere posizioni riconducibili all’estremismo, incluso un presunto sostegno a movimenti internazionali per i diritti Llgbtq+. Le accuse relative al finanziamento estero e alle violazioni del copyright erano state sostenute anche dalla Commissione Elettorale Centrale, dalla Procura Generale e da Rosfinmonitoring, l’agenzia russa che monitora i flussi finanziari.
Il rappresentante della Procura Generale ha sostenuto in aula che vi fossero elementi sufficienti per ritenere violata la legge sul diritto d’autore e ha chiesto l’annullamento della registrazione, incontrando il parere favorevole della Corte.
Come spiegano gli analisti, Rodina è un piccolo partito nazionalista, storicamente vicino al Cremlino, che ha fatto da “grimaldello legale” per estromettere Yabloko.
Nessuna alternativa politica alla linea del Cremlino
Con l’esclusione di Yabloko, non esiste più alcun partito registrato in grado di chiedere ufficialmente la pace all’interno delle istituzioni russe.
È un fatto che va oltre la sorte di una singola formazione politica: significa che qualsiasi cittadino russo che cerchi una rappresentanza legale contraria alla guerra non ha più alcuna casella da spuntare sulla scheda elettorale.
Per l’Ucraina, questo si traduce in un dato concreto: non esiste più, all’interno del sistema politico russo formalmente riconosciuto, alcuna voce istituzionale con cui un’eventuale trattativa diplomatica potrebbe in teoria dialogare al di fuori del governo Putin.
Yavlinsky aveva definito proprio questo il senso della piattaforma elettorale del partito: la richiesta incondizionata di porre fine alla perdita di vite umane attraverso un accordo di cessate il fuoco raggiunto nel più breve tempo possibile.
Che cosa cambia per l’Unione europea
Per Bruxelles, la vicenda tocca un nervo scoperto della propria strategia verso Mosca.
L’Unione europea ha spesso distinto, nella propria retorica pubblica, tra il regime di Putin e una società civile russa che potrebbe, in futuro, esprimere forze democratiche alternative. La cancellazione dell’unico partito legale che incarnava questa possibilità rende quella distinzione più difficile da sostenere nei fatti, e sposta l’orizzonte della politica europea verso un confronto di lungo periodo con un sistema che ha eliminato ogni contrappeso interno.
Che futuro ha una Russia senza opposizione legale
La domanda che resta aperta dopo il 10 agosto 2026 non riguarda solo il destino elettorale di un singolo partito, ma la natura stessa del sistema politico russo alla vigilia del voto di settembre.
Con l’unica forza registrata contraria alla guerra fuori dai giochi, la Russia entra nelle elezioni parlamentari senza alcuna alternativa legale alla linea del Cremlino sul conflitto in Ucraina.
Per Kiev significa l’assenza di un interlocutore politico russo riconosciuto al di fuori del governo. Per l’Europa, significa prepararsi a confrontarsi, ancora più a lungo, con un regime che ha scelto di non lasciare margini a chi chiedeva la pace.

